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Attualità · Esteri

Il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt ridisegna la politica tedesca e mette l’Europa sotto pressione

Il risultato definitivo è ancora più significativo delle prime proiezioni: l’AfD domina il voto, la CDU subisce un crollo storico e la formazione del governo regionale diventa un rompicapo destinato a pesare anche su Berlino e Bruxelles.

La vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt non è soltanto un terremoto elettorale regionale. Il voto del 6 settembre 2026 certifica un cambiamento profondo nei rapporti di forza della politica tedesca, mette sotto pressione il cancelliere Friedrich Merz e apre una fase di forte incertezza sulla capacità dei partiti tradizionali di contenere l’avanzata dell’estrema destra. Per l’Europa la conseguenza più importante non è tanto ciò che potrà fare direttamente il nuovo governo di Magdeburgo, quanto l’effetto che il risultato potrebbe produrre sulle scelte del governo federale tedesco in materia di immigrazione, economia, sostegno all’Ucraina, rapporti con la Russia e integrazione europea.

Il risultato definitivo corregge le prime proiezioni

Il dato del 44,2% attribuito inizialmente all’AfD nelle proiezioni della serata elettorale è stato successivamente corretto con il completamento dello scrutinio. Il risultato provvisorio ufficiale assegna ad Alternative für Deutschland il 43,8% dei secondi voti, contro il 17,2% della CDU. Nel 2021 l’AfD aveva ottenuto il 20,8%, mentre i cristiano-democratici erano arrivati al 37,1%. In cinque anni, dunque, i due principali protagonisti del voto hanno quasi rovesciato i rispettivi rapporti di forza: l’AfD guadagna 23 punti percentuali, la CDU ne perde 19,9. L’affluenza raggiunge inoltre il 77,8%, contro il 60,3% delle precedenti regionali.

Partito 2026 2021 Variazione Seggi
AfD 43,8% 20,8% +23,0 39
CDU 17,2% 37,1% -19,9 15
SPD 9,3% 8,4% +0,9 8
Verdi 8,9% 5,9% +3,0 8
Die Linke 8,6% 11,0% -2,4 8
BSW 5,3% Nuovo Nuovo 5
FDP 2,6% 6,4% -3,8 0

La fotografia del nuovo Landtag è altrettanto rilevante dei valori percentuali. L’AfD conquista 39 degli 83 seggi: è nettamente il primo gruppo parlamentare, ma resta a tre mandati dalla maggioranza assoluta fissata a quota 42. CDU, SPD, Verdi e Linke insieme arrivano anch’essi a 39 seggi. Il BSW di Sahra Wagenknecht, con cinque deputati, diventa quindi il soggetto potenzialmente decisivo per la costruzione di una maggioranza.

Non è più soltanto un voto di protesta

Uno degli elementi più importanti del risultato è la capacità dell’AfD di espandersi oltre il proprio elettorato storico. Ridurre il 43,8% a un semplice voto di protesta contro Berlino rischierebbe di sottovalutare il fenomeno. Le analisi post-elettorali indicano che il partito è riuscito ad allargare la propria presenza in diversi gruppi sociali e anagrafici, raccogliendo consensi particolarmente elevati tra lavoratori, autonomi e fasce più giovani dell’elettorato.

Ancora più significativa è la mobilitazione degli ex astensionisti. Una quota consistente di persone che nel 2021 non aveva votato ha scelto questa volta l’AfD. A questo flusso si aggiungono numerosi elettori provenienti dalla CDU e, in misura inferiore, da altre formazioni. Significa che l’aumento dell’affluenza non ha penalizzato l’AfD: al contrario, è stato uno dei principali motori della sua crescita.

Il dato suggerisce una trasformazione politica più profonda. L’AfD non appare più soltanto come il partito che raccoglie il malcontento di un nucleo radicalizzato, ma come una forza capace di portare alle urne cittadini precedentemente lontani dalla partecipazione politica e di sottrarre direttamente elettori al principale partito conservatore tedesco. Per la CDU questo rappresenta probabilmente il segnale più pericoloso della consultazione.

Economia, sicurezza e immigrazione dietro il risultato

La Sassonia-Anhalt offre un terreno particolarmente sensibile alle promesse di discontinuità. Il Land deve fare i conti con invecchiamento della popolazione, spopolamento, salari relativamente bassi e una disoccupazione superiore alla media nazionale. A questo si aggiunge una percezione diffusa, nelle regioni orientali, di non aver ancora colmato completamente il divario economico e sociale con l’Ovest a oltre tre decenni dalla riunificazione.

Le motivazioni degli elettori non sono tuttavia riconducibili a un’unica causa. Sicurezza sociale, economia, immigrazione, criminalità e fiducia nelle istituzioni si sono sovrapposte. Per gli elettori dell’AfD, immigrazione e sicurezza interna hanno avuto un peso particolarmente elevato. Il partito ha inoltre saputo collegare questioni locali a temi nazionali: il costo delle politiche federali, il sistema previdenziale, la guerra in Ucraina, il rapporto con Mosca e l’insoddisfazione nei confronti del governo di Berlino.

C’è però un apparente paradosso. La Sassonia-Anhalt, proprio a causa dell’invecchiamento demografico e della riduzione della popolazione in età lavorativa, ha bisogno di nuova forza lavoro. Una politica di forte riduzione dell’immigrazione potrebbe quindi incontrare un limite economico concreto, soprattutto nei comparti che già soffrono carenze di personale. Il successo elettorale dell’AfD nasce dunque anche dalla distanza tra percezione politica dell’immigrazione e fabbisogni economici del territorio.

La CDU davanti alla sconfitta più pesante

Se il 43,8% dell’AfD è il dato politicamente più vistoso, il 17,2% della CDU è quello che potrebbe produrre le conseguenze nazionali più immediate. I cristiano-democratici hanno guidato la Sassonia-Anhalt per gran parte del periodo successivo alla riunificazione e arrivavano dal 37,1% del 2021. Il loro risultato viene praticamente dimezzato. Il colpo investe inevitabilmente anche il cancelliere Friedrich Merz, nonostante una consultazione regionale non possa essere automaticamente trasformata in un referendum sul governo federale.

Il problema per Merz è che il voto arriva in una fase nella quale l’AfD è già molto forte a livello nazionale. Il dato regionale, quindi, non crea da solo la difficoltà del cancelliere: la amplifica e la rende visibile dentro la CDU.

La conseguenza potrebbe essere un aumento della pressione sul governo affinché renda più riconoscibile la propria azione soprattutto su immigrazione, sicurezza, crescita economica e protezione sociale. La scelta strategica sarà delicata: spostarsi ulteriormente sulle posizioni dell’AfD potrebbe legittimarne parte dell’agenda senza necessariamente recuperarne gli elettori; ignorare il segnale, al contrario, rischierebbe di alimentare ulteriormente la percezione di distanza fra governo e cittadini.

Il rompicapo per formare un governo in Sassonia-Anhalt

La vittoria elettorale non significa automaticamente che Ulrich Siegmund diventerà presidente del Land. Nel sistema parlamentare tedesco conta la capacità di ottenere una maggioranza nel Landtag. La sezione regionale dell’AfD è stata classificata dall’ufficio locale per la protezione della Costituzione come formazione estremista di destra, una valutazione contestata dal partito, mentre le principali forze politiche hanno finora escluso una coalizione con essa.

I numeri rendono però il tradizionale Brandmauer, il “muro tagliafuoco” contro l’AfD, molto più difficile da gestire. Le combinazioni possibili sono poche e politicamente problematiche:

  • L’AfD dispone di 39 seggi e ne avrebbe bisogno di almeno altri tre per raggiungere la maggioranza assoluta.
  • CDU, SPD e Verdi arrivano soltanto a 31 seggi; aggiungendo gli otto della Linke raggiungerebbero 39.
  • Il BSW possiede cinque seggi e può quindi modificare l’equilibrio in entrambe le direzioni.
  • La CDU esclude una coalizione sia con l’AfD sia con la Linke, rendendo estremamente complessa la costruzione di una maggioranza tradizionale.

La situazione apre la strada a negoziati complessi, possibili governi di minoranza e accordi parlamentari variabili. Con due blocchi sostanzialmente equivalenti, anche pochi voti possono diventare decisivi. In caso di stallo prolungato, non può essere escluso neppure un nuovo ricorso alle urne.

La prima conseguenza europea è una Germania politicamente più fragile

Per comprendere le conseguenze europee bisogna distinguere tra effetti diretti ed effetti indiretti. La Sassonia-Anhalt non può decidere la politica estera della Germania, non può modificare da sola la posizione di Berlino sull’Ucraina e non può cambiare l’appartenenza tedesca all’Unione europea o all’euro. Il Land dispone però di un proprio peso istituzionale nel sistema federale tedesco e partecipa, attraverso il Bundesrat, al processo legislativo nazionale.

La conseguenza più rilevante per Bruxelles è piuttosto la possibile debolezza politica del governo Merz. La Germania resta la principale economia dell’Unione e una delle capitali indispensabili per costruire compromessi su bilancio europeo, difesa, industria, commercio, migrazione e politica climatica. Un cancelliere impegnato contemporaneamente a gestire tensioni nella propria maggioranza, contestazioni interne alla CDU e una sequenza di elezioni regionali difficili ha inevitabilmente meno spazio politico per assumere iniziative europee ambiziose.

Ucraina e Russia, il punto più delicato per Bruxelles

Uno dei dossier osservati con maggiore attenzione nelle capitali europee è quello dei rapporti con Mosca. L’AfD sostiene da tempo una linea favorevole a ridurre il sostegno militare all’Ucraina, ristabilire rapporti economici più stretti con la Russia e rivedere la politica delle sanzioni. Si tratta di posizioni lontane da quelle seguite dal governo federale tedesco. Anche il BSW ha espresso una linea fortemente critica sull’assistenza militare a Kiev, pur partendo da una cultura politica differente.

Un governo AfD in Sassonia-Anhalt non potrebbe interrompere gli aiuti tedeschi all’Ucraina. Il rischio per l’Europa è di medio periodo: se l’orientamento emerso nell’Est tedesco dovesse consolidarsi sul piano nazionale, aumenterebbe la pressione politica su Berlino per modificare una delle linee strategiche più importanti dell’Unione.

Per Bruxelles, che sulle sanzioni e su molte decisioni di politica estera necessita di un elevato grado di consenso tra gli Stati membri, una Germania più divisa sul rapporto con Mosca sarebbe un fattore di crescente instabilità.

Migrazione, l’effetto potrebbe sentirsi prima delle altre politiche

Il campo nel quale le conseguenze potrebbero emergere più rapidamente è probabilmente l’immigrazione. La crescita dell’AfD può spingere CDU-CSU e, in parte, gli altri partiti a rafforzare ulteriormente le rispettive proposte sui controlli alle frontiere, sui rimpatri e sui trasferimenti dei richiedenti asilo.

È un tema che tocca direttamente anche altri Paesi dell’Unione, compresa l’Italia, perché qualsiasi irrigidimento della Germania ha effetti sul funzionamento del sistema europeo di asilo e sulla gestione dei movimenti secondari dei migranti.

Qui si intravede uno degli effetti più concreti del voto: non è necessario che l’AfD entri nel governo federale perché alcune delle questioni che hanno favorito la sua crescita influenzino l’agenda dei partiti che governano. La pressione elettorale può modificare priorità e linguaggio politico molto prima di modificare formalmente le maggioranze parlamentari.

Il dilemma del PPE e delle destre europee

Il risultato mette inoltre sotto osservazione la strategia del Partito popolare europeo. Da una parte la CDU deve mantenere il cordone sanitario tedesco nei confronti dell’AfD; dall’altra, nel Parlamento europeo, il PPE deve continuamente decidere quanto spingersi verso maggioranze alternative con forze collocate alla propria destra.

La questione per i popolari è quindi strategica: come recuperare elettori conservatori attratti dalle destre radicali senza normalizzarne l’agenda. Il voto tedesco rende il problema particolarmente urgente perché non riguarda più soltanto Paesi nei quali i partiti nazional-conservatori sono tradizionalmente forti, ma il maggiore Paese dell’Unione e il cuore della famiglia politica che per decenni ha rappresentato uno dei pilastri dell’integrazione europea.

Le conseguenze sugli equilibri europei

Il risultato tedesco viene osservato con attenzione anche da Francia, Polonia, Italia e dagli altri partner dell’Unione. La ragione è semplice: qualsiasi indebolimento del governo di Berlino può produrre effetti sull’intera capacità decisionale europea.

La dimensione europea nasce anche dal calendario politico. Se nei prossimi appuntamenti regionali tedeschi l’AfD dovesse confermare percentuali molto elevate, aumenterebbe la pressione sulla CDU e sul governo federale. Una Germania più instabile e una Francia contemporaneamente attraversata da una forte polarizzazione renderebbero più difficile la costruzione di una leadership franco-tedesca efficace, proprio mentre l’Unione deve affrontare difesa comune, competitività industriale, transizione energetica e rapporti con Stati Uniti, Russia e Cina.

Il limite dell’effetto domino

Parlare di effetto domino, tuttavia, richiede prudenza. La Sassonia-Anhalt non è la Germania nel suo complesso. L’AfD è tradizionalmente più forte nei Länder orientali e il contesto economico, demografico e storico dell’ex Germania Est presenta caratteristiche che non possono essere trasferite automaticamente alle grandi regioni occidentali.

Il 43,8% non può quindi essere utilizzato come una previsione del prossimo risultato federale. Allo stesso tempo sarebbe un errore liquidare il voto come una semplice eccezione orientale. La crescita nazionale dell’AfD dimostra che il problema della rappresentanza politica e della fiducia nei partiti tradizionali ha ormai superato i confini dell’Est tedesco.

Il risultato della Sassonia-Anhalt mostra quale livello possa raggiungere questo processo quando crisi economica, insoddisfazione verso il governo, immigrazione e forte mobilitazione elettorale si sommano nello stesso territorio.

La vera partita si gioca ora a Berlino

Il dato politicamente decisivo dei prossimi mesi sarà quindi meno la sorte personale di Ulrich Siegmund che la risposta dei partiti tedeschi. La CDU dovrà decidere se mantenere rigidamente il Brandmauer anche quando ciò comporta governi di minoranza o alleanze parlamentari molto difficili. La SPD dovrà affrontare il problema di una base elettorale ridotta, mentre Verdi e Linke cercheranno di trasformare l’opposizione all’AfD in una proposta politica capace di andare oltre la semplice difesa dello status quo.

Per l’AfD il risultato rappresenta contemporaneamente un successo e un test. Essere il primo partito con quasi il 44% dei voti e restare fuori dal governo consentirebbe alla formazione di continuare a presentarsi come vittima dell’isolamento imposto dagli altri partiti. Entrare invece nell’esecutivo regionale la costringerebbe a confrontare le promesse elettorali con i vincoli costituzionali, economici e amministrativi del governo reale.

In entrambi i casi, la Sassonia-Anhalt diventerà un laboratorio politico osservato dall’intera Germania e dall’Europa.

Per l’Europa è un avvertimento, non ancora un cambio di rotta

Il voto del 6 settembre non cambia oggi la politica europea della Germania, ma modifica il contesto nel quale quella politica viene decisa. È questa la conseguenza principale per Bruxelles. L’AfD non controlla il governo federale e non può imporre a Berlino un cambio di linea su euro, Ucraina o sanzioni alla Russia. Può però condizionare sempre più fortemente il dibattito nazionale e costringere i partiti tradizionali a ridefinire strategie e priorità.

Per l’Unione europea il rischio maggiore sarebbe una progressiva erosione della capacità della Germania di offrire leadership e stabilità. Se il governo Merz riuscirà a recuperare consenso attraverso crescita, sicurezza e maggiore fiducia nelle istituzioni, il voto della Sassonia-Anhalt potrà rimanere un picco regionale all’interno di una tendenza più ampia.

Se invece altre elezioni confermeranno l’avanzata dell’AfD, il problema non sarà più capire se l’estrema destra tedesca possa vincere un Land, ma come l’intero sistema politico della Germania intenda convivere con una forza stabilmente candidata al primo posto a livello nazionale.

È su questo passaggio che la vicenda assume una dimensione realmente europea: una Germania politicamente più frammentata significa un’Europa più difficile da governare. Non è ancora un cambio di rotta dell’Unione, ma è uno dei segnali politici più importanti arrivati dalla Germania negli ultimi anni.