Governo impugna la legge sul fine vita della Toscana

Scontro istituzionale tra Roma e Firenze: la legge regionale sul suicidio assistito finisce alla Corte Costituzionale

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge sul fine vita approvata dalla Regione Toscana, portando la questione davanti alla Corte Costituzionale. La normativa, che disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito, è al centro di un acceso dibattito politico e giuridico.


La legge toscana sul fine vita

Approvata l’11 febbraio 2025 dal Consiglio regionale della Toscana, la legge sul fine vita è stata promulgata il 14 marzo dal presidente Eugenio Giani. La normativa stabilisce un percorso per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, prevedendo la presentazione di una domanda al direttore della ASL, la valutazione da parte di una commissione medica ed etica entro un mese, e l’individuazione di un medico e del farmaco da utilizzare entro dieci giorni. L’intero processo deve concludersi entro 54 giorni dalla richiesta. I medici coinvolti devono essere volontari, e i fondi utilizzati devono essere al di fuori di quelli destinati ai livelli essenziali di assistenza.


La decisione del governo

Il 9 maggio 2025, il Consiglio dei Ministri ha deliberato l’impugnazione della legge toscana sul fine vita, ritenendola in contrasto con la Costituzione. La decisione è stata motivata dalla necessità di garantire l’uniformità legislativa su un tema così delicato e di competenza statale.


Le reazioni politiche

La decisione del governo ha suscitato immediate reazioni. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha definito “paradossale” l’atteggiamento del governo, accusandolo di ostacolare l’attuazione di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale. Anche il presidente del Consiglio regionale toscano, Antonio Mazzeo, ha criticato la scelta del governo, affermando che “il Governo vuole bloccare la Toscana che riforma”.

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di “scelta ipocrita, cinica e codarda”, accusando il governo di bloccare la legge sul fine vita in Parlamento e di impedire l’esercizio dell’autonomia regionale. L’associazione Luca Coscioni ha definito la decisione del governo come un tentativo di impedire qualsiasi normativa che dia garanzie e diritti sulle scelte di fine vita.


Le posizioni del centrodestra

Dal centrodestra, il capogruppo al Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha sostenuto la decisione del governo, definendo la legge toscana “chiaramente incostituzionale” e accusando la sinistra di avere intenti temerari e speculativi su un tema delicatissimo. Il deputato di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha affermato che è impensabile che ciascuna regione possa decidere di normare su un tema così centrale e importante.


Il contesto nazionale

La legge toscana sul fine vita è la prima normativa regionale in Italia a disciplinare l’accesso al suicidio medicalmente assistito, colmando un vuoto legislativo a livello nazionale. La Corte Costituzionale, con la sentenza 242/2019, aveva riconosciuto in certe condizioni il diritto all’autodeterminazione nel fine vita, sollecitando il Parlamento a intervenire con una legge nazionale. Tuttavia, fino ad oggi, non è stata approvata alcuna normativa in materia, lasciando spazio a iniziative regionali come quella della Toscana.


Prospettive future

La decisione del governo di impugnare la legge toscana sul fine vita apre un nuovo capitolo nel dibattito politico e giuridico italiano su un tema tanto delicato quanto divisivo. La Corte Costituzionale sarà chiamata a esprimersi sulla legittimità della normativa regionale, mentre il Parlamento dovrà affrontare la questione di una legge nazionale che disciplini in modo uniforme l’accesso al suicidio medicalmente assistito.