Gianmarco Mazzi è il nuovo ministro del Turismo: chi è il veronese che prende il posto di Santanchè

Dal palco dell’Arena di Verona e dalle serate di Sanremo a via Arenula: la carriera di un manager culturale che guiderà uno dei settori più strategici dell’economia italiana.

L’Italia ha un nuovo ministro del Turismo. Nella mattinata di venerdì 3 aprile 2026, Gianmarco Mazzi ha prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Deputato di Fratelli d’Italia e fino a quel momento sottosegretario al Ministero della Cultura, Mazzi raccoglie il testimone lasciato da Daniela Santanchè, dimessasi il 25 marzo su esplicita richiesta della premier. Si chiude così in tempi rapidi una delle parentesi di maggiore turbolenza vissute dal governo Meloni.

Il giuramento al Quirinale

La cerimonia si è svolta nella mattinata del 3 aprile, con inizio alle ore 10.30. Mazzi ha giurato davanti al Presidente Mattarella alla presenza, in qualità di testimoni, del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, e del Consigliere Militare del Presidente, il Generale Gianni Candotti. Oltre alla premier Meloni, era presente anche il Sottosegretario Alfredo Mantovano.
Con la nomina di Mazzi, la presidente del Consiglio cessa formalmente dalla carica di ministra del Turismo assunta ad interim nelle settimane successive alle dimissioni di Santanchè.
Subito dopo il giuramento, il neo ministro ha rilasciato le prime dichiarazioni pubbliche: “Il turismo è un mondo ricco di fascino e grandi professionalità che richiede cura attenta perché rappresenta un pilastro dell’economia italiana. Sono onorato di questo incarico e ringrazio il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio per la fiducia accordatami”. Mazzi ha poi voluto rivolgere un saluto al suo predecessore nella delega culturale: “Un ringraziamento anche al Ministro Alessandro Giuli, lavorare insieme alla cultura è stato entusiasmante e continueremo a farlo”.

Chi è Gianmarco Mazzi: dall’Arena di Verona a Palazzo Chigi

Nato a Verona il 1° luglio 1960, Mazzi è una figura atipica nel panorama della politica italiana: prima di sedere tra i banchi del Parlamento, ha costruito per decenni una carriera come manager culturale, produttore e autore televisivo di primo piano nel mondo dello spettacolo nazionale.
Laureato in Giurisprudenza all’Università della sua città con una tesi sull’intervento pubblico nel settore dello spettacolo, ha mosso i primi passi nel mondo della musica nel 1981, quando fu tra i promotori della Nazionale Italiana Cantanti, il celebre progetto di solidarietà nato dall’idea di Mogol, Gianni Morandi e Lele Pecchini, che unisce musica e beneficenza sul campo da calcio. Un’iniziativa destinata a diventare istituzione: nel 1992, con la «Partita del Cuore» organizzata allo Stadio Olimpico di Roma, portò sugli spalti oltre 85.000 spettatori con un ascolto televisivo di 6 milioni di telespettatori, e da allora l’evento è appuntamento fisso di Rai1.
Dagli anni Ottanta in poi, la sua agenda di collaborazioni si è infittita con i nomi più importanti della musica italiana: Gianni Morandi, Lucio Dalla, i Pooh, Caterina Caselli, Adriano Celentano, Vasco Rossi e Andrea Bocelli. Per Morandi ha curato nel 1992 la storica mediazione artistica con Eros Ramazzotti e Michael Jackson a Los Angeles. Dal 1992, ha seguito per un decennio l’intera attività artistica e televisiva di Adriano Celentano, partecipando alla realizzazione dell’album «Mina Celentano» e coordinando alcune delle trasmissioni televisive di maggiore impatto dell’epoca, tra cui «Francamente me ne infischio» (1999) e «125 milioni di ca..te» (2001). Nel 2012 e 2013 ha organizzato due serate evento di Celentano in diretta dall’Arena di Verona, seguite da oltre 9 milioni di telespettatori.

Sei edizioni di Sanremo e il grande spettacolo televisivo

Il nome di Mazzi è indissolubilmente legato anche al Festival di Sanremo, di cui è stato direttore artistico in sei edizioni dal 2003 al 2012, collaborando con conduttori del calibro di Paolo Bonolis, Giorgio Panariello, Antonella Clerici e Gianni Morandi. L’edizione 2011, dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia, è rimasta tra le più significative della sua gestione.
Parallelamente, ha firmato grandi eventi culturali: nel 2007 ha promosso l’opera pop «Giulietta e Romeo» di Riccardo Cocciante; dal 2009 al 2013 ha realizzato per Rai1 e poi per Canale 5 il tradizionale show del 1° giugno dedicato all’opera lirica. Ha inoltre curato per Rai1 due eventi con Dario Fo, rispettivamente dedicati a «San Francesco» nel 2014 e a «Maria Callas» nel 2015, con la partecipazione di Paola Cortellesi. La collaborazione con Fo si è protratta fino alla scomparsa del Premio Nobel nel 2016, e con il figlio Jacopo ha poi lavorato alla serie «Dario Fo e Franca Rame, la nostra storia».
A partire dal 2017 e fino all’elezione in Parlamento, Mazzi ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato della Fondazione Arena di Verona, uno dei templi internazionali della musica lirica e dei grandi concerti, contribuendo in modo determinante alla sua valorizzazione come palcoscenico di respiro mondiale.

Il percorso politico: da FdI al Ministero della Cultura

L’approdo in politica è avvenuto nel 2022, quando Mazzi si è candidato come capolista di Fratelli d’Italia in Veneto, venendo eletto alla Camera dei Deputati. Dopo un primo periodo come membro della Commissione Cultura, è stato nominato Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura nel governo Meloni, affiancando prima il ministro Gennaro Sangiuliano e poi il successore Alessandro Giuli, che ha ampliato le sue deleghe includendo settori strategici come lo spettacolo dal vivo e la tutela del patrimonio Unesco. Tra i suoi impegni più rilevanti in quel ruolo figura la promozione del Codice dello Spettacolo e l’organizzazione della serata all’Arena di Verona per il riconoscimento dell’Opera Italiana come patrimonio dell’umanità Unesco.
Va ricordato che, già nel 2004, Mazzi aveva avuto un primo contatto con le istituzioni come consulente del Ministero delle Comunicazioni.

Il contesto: le dimissioni di Santanchè e il vuoto al dicastero

La nomina di Mazzi arriva al termine di una vicenda politicamente delicata che ha tenuto banco nelle ultime settimane. Il 25 marzo 2026, Daniela Santanchè aveva rassegnato le dimissioni da ministra del Turismo, cedendo all’esplicita richiesta pubblica della presidente Meloni. L’ex ministra era da tempo al centro di numerose inchieste giudiziarie legate alla sua attività imprenditoriale precedente all’incarico di governo.
I procedimenti a suo carico riguardano ambiti distinti: un processo per falso in bilancio relativo ai bilanci di Visibilia Editore, già avviato nel gennaio 2025 dalla Procura di Milano; un procedimento per presunta truffa aggravata ai danni dell’INPS — sospeso in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale — per l’ottenimento ritenuto indebito di oltre 126.000 euro di cassa integrazione Covid; e infine indagini per bancarotta fraudolenta legate ai fallimenti delle società Ki Group e Bioera. La stessa Santanchè ha sempre ribadito di non avere condanne a carico e di considerare il proprio certificato penale «immacolato».
La decisione di Meloni di chiedere le dimissioni è maturata nel contesto più ampio di un momento politicamente complesso per la maggioranza, segnato dalla bocciatura referendaria della riforma della giustizia e dalle contemporanee uscite dal governo del sottosegretario Delmastro e della capogabinetto al Ministero della Giustizia Bartolozzi. Con Santanchè fuori, la premier aveva assunto l’interim del dicastero, in attesa di individuare il successore.
La casella è rimasta vuota per meno di dieci giorni: la scelta su Mazzi si è concretizzata rapidamente, segnale della volontà del governo di chiudere la parentesi senza lasciare esposta a lungo una delle poltrone più visibili dell’esecutivo.

Un settore da 237 miliardi di PIL

Il ministero che Mazzi si trova a guidare non è una delega di secondo piano. Il turismo italiano rappresenta nel 2026 uno dei pilastri dell’economia nazionale, con un valore stimato intorno ai 237 miliardi di euro di PIL, pari al 13,2% dell’occupazione complessiva del Paese e con una spesa turistica estera che supera i 60 miliardi di euro. Le presenze annue si attestano su una stima di oltre 480 milioni.
Il dicastero è chiamato a gestire una serie di scadenze già aperte legate al PNRR e a programmi strutturali come il Tourism Digital Hub, il sistema di classificazione delle strutture ricettive (CIN) e i fondi per i Cammini.
Per il nuovo ministro, la sfida si gioca su più fronti: valorizzare un patrimonio culturale e paesaggistico di straordinaria ricchezza, contrastare i rischi dell’overtourism che affligge molte destinazioni italiane, rafforzare la qualità dell’offerta ricettiva e migliorare le infrastrutture di accoglienza. Mazzi porta con sé un bagaglio professionale orientato alla gestione di grandi eventi e alla valorizzazione culturale — competenze che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero tradursi in una visione più integrata tra patrimonio artistico e strategia turistica.

Le prime reazioni

La nomina ha ricevuto i consensi attesi dalla maggioranza. Dalle file del centrodestra è arrivato l’augurio di buon lavoro al nuovo ministro, con la sottolineatura che il turismo ha registrato “grandi risultati” negli ultimi tre anni di governo e che Mazzi è chiamato a proseguire e consolidare questo percorso.
L’opposizione, pur senza strumentalizzare la nomina in sé, ha continuato a puntare i riflettori sulla gestione dell’intera vicenda Santanchè e sulla tempistica con cui la presidente del Consiglio ha deciso di intervenire, sollevando interrogativi politici più generali sull’operato dell’esecutivo di fronte alle crisi interne.
Intanto, il neo ministro ha già le mani sul timone: con il giuramento di questa mattina, Gianmarco Mazzi è immediatamente operativo e pronto ad affrontare i dossier aperti sul tavolo del dicastero di via Arenula.