Almeno 21 persone uccise dalle forze israeliane mentre cercavano cibo nella Striscia di Gaza
Un nuovo tragico episodio nella crisi umanitaria di Gaza: nelle prime ore del 2 agosto 2025 le forze israeliane hanno provocato la morte di almeno 21 palestinesi, dodici dei quali cercavano cibo presso centri di distribuzione. Il dramma si inserisce in un contesto già segnato da migliaia di vittime civili e da una fame dilagante.
📍 Contesto attuale
Nuovi attacchi
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I raid israeliani sulla Striscia di Gaza nella giornata del 2 agosto hanno causato 21 vittime tra i civili, comprese almeno 3 donne.
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Dodici persone sono state uccise mentre si trovavano in prossimità di centri di distribuzione per ricevere cibo.
Crisi umanitaria in crescita
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Secondo l’UNICEF, tra ottobre 2023 e agosto 2025 oltre 18.000 bambini sono stati uccisi, con una media di 28 vittime al giorno.
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Le Nazioni Unite indicano che almeno 162 palestinesi – compresi 92 minorenni – sono morti a causa di fame o malnutrizione.
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Da maggio 2025, secondo l’OHCHR, più di 1.300 persone sono state uccise mentre attendevano aiuti.
🚨 Il ruolo della Gaza Humanitarian Foundation (GHF)
Operazioni e criticità
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La GHF, sostenuta dagli Stati Uniti e da Israele, ha creato centri di distribuzione nel sud della Striscia (Tel al‑Sultan, Khan Younis, Netzarim) per bypassare gli ostacoli agli aiuti.
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Tuttavia, da quando le attività sono iniziate il 27 maggio 2025, oltre 1.000 persone sono state uccise mentre cercavano di accedere agli aiuti, secondo fonti ONU.
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Al 13 luglio, l’OHCHR contabilizzava 875 vittime, di cui 674 vicino ai centri GHF e 201 lungo le rotte di convoglio umanitario.
Denunce e accuse legali
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Organizzazioni come Amnesty International, Oxfam e Save the Children hanno chiesto la chiusura immediata del meccanismo GHF, accusandolo di violazioni dei principi umanitari e di complicità in possibili crimini di guerra.
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Il Center for Constitutional Rights ha avanzato ipotesi di responsabilità legale dirette per complicità in crimini contro l’umanità e di genocidio a carico della GHF.
🕊️ Reazioni politiche e diplomatiche
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L’inviato del presidente statunitense Steve Witkoff ha dedicato la sua visita a Gaza alla pianificazione di un nuovo piano di aiuti alimentari e medici, ribadito da Donald Trump come “obiettivo primario”.
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Il presidente israeliano Isaac Herzog, durante un confronto con il capo dello Stato italiano, ha affermato: «Israele non uccide indiscriminatamente», tentando di giustificare le operazioni militari nella Striscia.
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Dal governo italiano, il ministro Guido Crosetto ha annunciato che dal 9 agosto partiranno gli aiuti italiani a Gaza, in coordinamento con l’ONU e altre strutture internazionali.
🔍 Implicazioni più ampie
Crisi alimentare come strumento di guerra
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Esperti legali e attivisti sostengono che l’uso della fame come arma — limitando l’accesso a cibo e beni essenziali — può essere qualificato come crimine di guerra o contro l’umanità.
Il sistema di aiuti internazionali inadeguato
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Il pilastro operativo della GHF è da molti criticato: si tratta di centri situati all’interno di zone militarizzate o evacuate, rendendo letale l’accesso da parte della popolazione.
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Emergency e altre Ong definiscono i lanci aerei di aiuti di fatto inefficaci e spesso pericolosi: alcuni pacchi finiscono in mare o investono i rifugiati nelle tende.
🔚 Conclusione
La morte di almeno 21 civili il 2 agosto 2025, di cui 12 mentre cercavano cibo, rappresenta uno dei tanti tragici capitoli nella crisi umanitaria a Gaza. Il ruolo operativo della Gaza Humanitarian Foundation, dei militari israeliani e dei contractor privati ha suscitato pesanti accuse verso le strutture internazionali, che denunciano un uso strumentale degli aiuti umanitari. Alla luce dell’emergenza in corso e dei numeri in crescita, il dibattito politico e legale internazionale si intensifica, chiedendo trasparenza, responsabilità e un’effettiva azione umanitaria rapida e sicura.
