Garlasco, le intercettazioni di Sempio rivelano un approccio respinto da Chiara Poggi prima del delitto

Il 39enne indagato per l’omicidio della giovane di Garlasco trascorre quasi quattro ore in Procura a Pavia, si avvale della facoltà di non rispondere e ascolta in silenzio le accuse. Dalle intercettazioni emerge che avrebbe tentato un approccio telefonico con Chiara, che lo avrebbe rifiutato. Marco Poggi, sentito come testimone, lo difende.

Una giornata ad alta tensione investigativa quella del 6 maggio 2026 alla Procura di Pavia, con due audizioni decisive per il caso che da quasi vent’anni interroga l’Italia: il delitto di Garlasco. Andrea Sempio, 39enne di Vigevano indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, ha scelto il silenzio davanti ai magistrati, mentre emergevano clamorose intercettazioni in cui — parlando da solo in auto — avrebbe rivelato di aver tentato un approccio con la vittima, che lo aveva respinto al telefono. In contemporanea, Marco Poggi, il fratello di Chiara, è stato sentito come testimone e ha difeso il suo ex amico.


La giornata in Procura: Sempio in silenzio per quasi quattro ore

Andrea Sempio è arrivato in mattinata negli uffici della Procura di Pavia a bordo di un’auto, evitando così la folla di giornalisti, operatori televisivi e curiosi che si erano radunati fuori dal palazzo di giustizia. Con lui, i suoi legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti, che già il giorno prima avevano anticipato la strategia difensiva: nessuna risposta alle domande degli inquirenti.

E così è stato. Come ampiamente preannunciato, Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio condotto dal procuratore aggiunto Stefano Civardi, insieme alle pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano. La scelta è motivata dalla difesa con una ragione precisa: le indagini non sono ancora chiuse, e quindi — sostengono gli avvocati — il quadro probatorio con cui confrontarsi in sede di interrogatorio non è ancora completo. L’intenzione è quella di attendere la chiusura delle indagini, studiare tutti gli atti, e solo allora eventualmente chiedere di essere risentito.

Nonostante il silenzio, la sessione è durata quasi quattro ore: la Procura ha mostrato all’indagato — che ha ascoltato in silenzio — le prove raccolte nel corso di circa un anno e mezzo di investigazioni, in una sorta di anticipazione di requisitoria. Al termine, Sempio è uscito dalla Procura a bordo della sua automobile, preceduta da un veicolo della Polizia giudiziaria senza insegne che ha aperto un varco tra le telecamere, senza fermarsi né rilasciare dichiarazioni.


Le intercettazioni: “Ho chiamato Chiara, ho tentato un approccio, lei ha riattaccato”

Il dato più dirompente della giornata riguarda però il contenuto delle intercettazioni che i pm hanno acquisito e fatto ascoltare nel corso delle audizioni. Si tratta di registrazioni ambientali captate mentre Sempio si trovava da solo in auto e parlava tra sé, senza sapere di essere ascoltato, facendo riferimento alla vittima e alla vicenda per cui è indagato.

Secondo quanto reso noto dal Tg1 sui suoi canali social, in almeno una di queste intercettazioni Sempio avrebbe detto di aver chiamato la casa dei Poggi prima del delitto, cercando inizialmente di mettersi in contatto con Marco. In quella circostanza, avrebbe però parlato brevemente con Chiara Poggi, alla quale avrebbe tentato un approccio. La risposta della giovane, secondo quanto riferito dallo stesso Sempio nelle intercettazioni, sarebbe stata netta: avrebbe risposto che non voleva parlargli e avrebbe riattaccato il telefono.

Un frammento che, nell’ottica della Procura, potrebbe avere un peso rilevante: consentirebbe di delineare un rapporto conflittuale o comunque non neutro tra Sempio e la vittima, smentendo in parte la narrazione di una loro pressoché totale estraneità. Va ricordato che Chiara Poggi era la sorella maggiore di Marco — di cui Sempio era amico stretto — e che tra i due non vi era una frequentazione diretta.

In una seconda intercettazione, sempre secondo quanto riportato dal Tg1, Sempio avrebbe fatto riferimento all’aver visto un video intimo di Chiara Poggi e del suo fidanzato Alberto Stasi. Filmati privati, protetti da password, che si trovavano nel computer di casa Poggi, a cui sia Marco sia Sempio avevano libero accesso quando si recavano in quella abitazione. Questo elemento è al centro dell’ipotesi di movente elaborata dagli inquirenti: un’infatuazione — o ossessione — dell’indagato verso la vittima, culminata nel delitto del 13 agosto 2007.


Marco Poggi testimone: “Mai visto con Sempio video di mia sorella”

In contemporanea con l’audizione di Sempio, la Procura ha ascoltato per circa due ore anche Marco Poggi, fratello di Chiara, chiamato stavolta in veste di testimone — e non come soggetto indagato. La sua presenza era già stata anticipata, e il giovane — che oggi vive a Mestre — è arrivato con largo anticipo in Procura, entrando da un ingresso secondario per sottrarsi ai giornalisti, su disposizione del Procuratore capo Fabio Napoleone.

Durante l’audizione, condotta dalle pm Rizza e De Stefano, a Marco Poggi sono state fatte ascoltare le intercettazioni di Sempio. La sua versione, tuttavia, è rimasta sostanzialmente invariata rispetto alle precedenti audizioni: avrebbe dichiarato di non aver mai visto, insieme all’amico Sempio, i video intimi della sorella Chiara con il suo allora fidanzato Alberto Stasi.

Secondo quanto trapelato, Poggi avrebbe anche difeso esplicitamente Sempio, sostenendo di non credere che l’amico sia l’autore dell’omicidio, e avrebbe negato che tra Sempio e Chiara esistesse un rapporto di frequentazione o che l’indagato nutrisse una sorta di ossessione per la giovane. Avrebbe anzi confermato la loro sostanziale distanza relazionale.

L’avvocato Francesco Compagna, legale della famiglia Poggi, ha fatto sapere che il suo assistito «non avendo mai avuto nulla da nascondere, ha risposto anche in questa occasione a tutte le domande che gli sono state rivolte». Il verbale della testimonianza di Marco, tuttavia, è stato secretato.

Le pm avrebbero anche sottolineato a Marco Poggi di essere in possesso di elementi robusti contro Sempio, un segnale della solidità che la Procura ritiene di aver costruito attorno alla sua ipotesi accusatoria.


Il giorno prima: le cugine Cappa in audizione

La maratona di audizioni della settimana non è iniziata il 6 maggio. Già il martedì 5 maggio erano state sentite le cugine di Chiara, Paola e Stefania Cappa, testimoni che avevano già deposto nel corso della prima inchiesta che portò alla condanna di Stasi. La loro audizione si è tenuta a Milano, davanti ai carabinieri a cui è affidata la parte operativa dell’inchiesta, senza la presenza dei magistrati né degli avvocati.

I legali delle due donne hanno comunicato che «in occasione delle audizioni, entrambe di breve durata, le nostre assistite hanno rinnovato lo spirito collaborativo manifestato sin dall’inizio delle indagini nel rispetto dell’autorità inquirente». Vale la pena ricordare che le cugine Cappa risultano già essere state sentite nel corso della prima inchiesta in relazione alla figura di Chiara e ai suoi rapporti con le persone vicine alla famiglia.


Chi è Andrea Sempio e cosa gli viene contestato

Andrea Sempio è un 39enne che lavora in un negozio di telefonia. Era il migliore amico di Marco Poggi, il fratello di Chiara, al tempo del delitto. Frequentava la villetta di via Pascoli a Garlasco dove la famiglia Poggi viveva: giocava alla PlayStation con Marco, navigava sul computer di casa, aveva accesso a più stanze dell’abitazione. Con Chiara, più grande di età e fidanzata con Alberto Stasi, il rapporto era invece distante, quasi inesistente secondo la sua versione.

Sempio è indagato per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e da motivi abietti, con un movente che gli inquirenti ritengono sia di natura sessuale, legato all’eventuale infatuazione sviluppata verso la vittima. Tra gli elementi probatori contestati:

  • Tracce di DNA sulle unghie di Chiara Poggi, con un profilo parziale e aplotipico compatibile con la linea paterna di Sempio, sebbene non sufficiente — secondo la perizia genetico-dattiloscopica — a identificare un singolo soggetto con certezza;
  • L’impronta numero 33 trovata sulla parete della villetta, che la Procura attribuisce all’indagato;
  • Le intercettazioni in cui Sempio parlerebbe da solo di Chiara, dell’approccio telefonico respinto e della visione di video intimi;
  • Uno scontrino che collocherebbe l’indagato in prossimità del luogo del delitto nella mattinata del 13 agosto 2007.

La perizia genetica, nella valutazione del perito Albani, ha stimato una probabilità da «moderatamente forte» a «forte e moderata» che sulle unghie di Chiara vi sia una traccia mista — doppio profilo maschile — compatibile con la linea paterna di Sempio. Tuttavia lo stesso perito ha chiarito che, allo stato attuale della scienza, non è possibile determinare se le tracce si trovino sopra o sotto le unghie, da quale dito provengano, come si siano depositate o quando ciò sia avvenuto.


Alberto Stasi e la possibile revisione del processo

Sullo sfondo di questa nuova indagine rimane la figura di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva nel 2017 dalla Cassazione a 16 anni di reclusione per l’omicidio del 13 agosto 2007 — una pena che sta attualmente finendo di espiare. Stasi si è sempre dichiarato innocente.

La prospettiva che si apre, nel caso in cui la Procura di Pavia dovesse arrivare a chiedere il rinvio a giudizio di Sempio, è quella di una richiesta di revisione del processo da parte dei legali di Stasi — avvocata Elisabetta Aldrovandi in testa — che già avevano partecipato al maxi incidente probatorio genetico e sulle impronte trovate in casa Poggi.

«Se ci sono prove nuove serve la revisione del processo, e serve la sospensione immediata della pena», ha dichiarato l’avvocata Aldrovandi. La Procura di Pavia, una volta completato il deposito degli atti, potrebbe mettere a disposizione la documentazione anche della difesa di Stasi, aprendo formalmente la strada alla revisione. Tuttavia, secondo quanto trapelato, il deposito della chiusura delle indagini — che preluderebbe alla richiesta di rinvio a giudizio — non sarebbe imminente.


19 anni di un caso che non chiude

Il 13 agosto 2007 la 26enne Chiara Poggi, laureanda in Economia, veniva trovata morta nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia, colpita con un oggetto contundente, mentre i genitori e il fratello erano in vacanza in Trentino. A trovarla fu proprio Alberto Stasi, il fidanzato, che fu il primo a chiamare i soccorsi.

L’iter giudiziario fu lunghissimo: dopo anni di processi, Stasi venne condannato in via definitiva nel 2017 per omicidio volontario. Ma già all’epoca molte domande rimasero senza risposta — tra cui il movente effettivo e la dinamica precisa del delitto.

La riapertura delle indagini, emersa pubblicamente a marzo 2025, ha ribaltato il quadro: Sempio è finito nel registro degli indagati, sono stati eseguiti nuovi accertamenti su DNA, oggetti e impronte, e un ex procuratore di Pavia è stato a sua volta indagato in relazione alla gestione delle precedenti indagini.

Oggi, a quasi vent’anni dal delitto, il caso è tutt’altro che archiviato. Anzi, si avvicina a un nuovo momento cruciale: la chiusura delle indagini e la probabile richiesta di rinvio a giudizio per Sempio, con tutte le implicazioni che ne potrebbero derivare anche per la posizione di Alberto Stasi.