Dalla militanza con Marco Pannella alle campagne per aborto e diritti civili, dal Parlamento europeo alla Farnesina: la storia di una delle figure più riconoscibili della politica italiana
Emma Bonino è morta a 78 anni. Protagonista per oltre mezzo secolo della politica italiana ed europea, storica esponente del mondo radicale, ex commissaria europea, ministra, vicepresidente del Senato e ministra degli Esteri, Bonino ha legato il proprio nome ad alcune delle più importanti e controverse battaglie civili della storia repubblicana. Nei giorni precedenti alla morte era stata ricoverata a Roma per una grave crisi respiratoria. La sua vicenda pubblica attraversa dagli anni Settanta a oggi i temi dell’aborto, dei referendum, dei diritti individuali, della pena di morte, della giustizia internazionale e dell’integrazione europea.
La morte dopo il ricovero per una crisi respiratoria
La notizia della morte di Emma Bonino è stata diffusa nella mattinata dell’11 settembre 2026. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, aveva compiuto 78 anni. Soltanto pochi giorni prima, il 7 settembre, la storica leader radicale era stata soccorsa nella sua abitazione nel centro di Roma e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito dopo un peggioramento della funzionalità respiratoria.
Le sue condizioni erano state definite serie fin dalle prime ore, anche se Bonino era rimasta vigile e lucida. I sanitari avevano deciso il ricovero in terapia intensiva a scopo precauzionale, mantenendo sotto controllo i parametri cardiocircolatori e respiratori. Nei bollettini successivi il quadro era stato descritto come delicato ma stabile e il 10 settembre era arrivato il trasferimento dalla terapia intensiva a una struttura privata, concordato tra il medico curante e gli specialisti che l’avevano assistita.
Il decesso è quindi arrivato al termine di giorni segnati da una nuova e grave difficoltà respiratoria. Al momento delle prime informazioni sulla morte non risulta indicata pubblicamente una causa ufficiale del decesso e non è corretto attribuirlo automaticamente alla precedente malattia oncologica. Nel 2015 a Bonino era stato diagnosticato un microcitoma al polmone sinistro, ma nel 2023 era stata lei stessa ad annunciare, dopo otto anni di cure e controlli, la remissione della malattia. In occasione di precedenti ricoveri per problemi respiratori i medici avevano inoltre escluso una recidiva oncologica.
Dalla provincia di Cuneo a Roma e all’incontro con i Radicali
Emma Bonino nacque a Bra il 9 marzo 1948. Dopo gli studi si laureò nel 1972 in Lingue e Letteratura moderna all’Università Bocconi di Milano. La sua vita prese però rapidamente una direzione lontana da una tradizionale carriera professionale. Trasferitasi a Roma, entrò in contatto con l’ambiente radicale e nel 1975 si iscrisse al Partito Radicale, trovando in Marco Pannella il principale compagno di un lunghissimo percorso politico.
Quello tra Bonino e Pannella fu uno dei sodalizi più importanti della politica italiana del secondo Novecento. Non fu soltanto un rapporto tra dirigente e leader di partito, ma la convergenza di due modi di intendere la politica come mobilitazione permanente, disobbedienza civile, referendum, iniziative nonviolente e campagne condotte spesso al di fuori delle tradizionali contrapposizioni tra destra e sinistra. Nel corso degli anni non mancarono distanze e tensioni, ma l’esperienza radicale rimase il riferimento fondamentale dell’identità politica di Bonino.
La sua affermazione nazionale avvenne in un’Italia profondamente diversa da quella attuale, nella quale numerosi aspetti della vita privata erano ancora regolati da norme e consuetudini destinate a essere messe in discussione nel corso degli anni Settanta. Bonino divenne uno dei volti più visibili delle campagne radicali proprio nel momento in cui il tema dei diritti individuali entrava con forza nel dibattito pubblico.
La battaglia sull’aborto e la disobbedienza civile
Uno dei capitoli decisivi della sua storia politica fu la mobilitazione per la depenalizzazione dell’aborto. Prima dell’approvazione della legge 194 del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza era disciplinata dalle norme penali del codice Rocco e migliaia di donne ricorrevano alla clandestinità. Bonino partecipò alle iniziative di disobbedienza civile organizzate in quegli anni per portare pubblicamente il problema all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica.
Nel 1975 venne arrestata nell’ambito delle iniziative radicali legate agli aborti clandestini. Fu una scelta politica deliberata: per i Radicali, assumersi personalmente il rischio delle conseguenze giudiziarie era uno strumento per trasformare una pratica nascosta in un problema pubblico e politico. Tre anni più tardi il Parlamento approvò la legge 194, che disciplinò l’interruzione volontaria della gravidanza. Nel 1981 la normativa superò poi i referendum che puntavano, da prospettive opposte, a modificarla profondamente.
La posizione di Bonino sull’aborto, così come molte altre sue campagne, rimase divisiva per tutta la sua vita pubblica. Per una parte dell’opinione pubblica rappresentò una protagonista dell’emancipazione femminile e dell’autodeterminazione; per altre componenti della società, in particolare quelle più critiche nei confronti della legge 194, incarnò invece una linea politica fortemente contestata. È proprio questa capacità di collocarsi al centro di conflitti culturali profondi uno degli elementi che spiegano la sua lunga rilevanza politica.
Il primo ingresso alla Camera nel 1976
A soli 28 anni, nel 1976 Emma Bonino venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati nelle liste radicali. Sarebbe tornata più volte in Parlamento nel corso dei decenni successivi, attraversando stagioni politiche molto differenti tra loro. Fu deputata nelle legislature iniziate nel 1976, 1979, 1983, 1987, 1992, 1994 e nuovamente nel 2006.
La rappresentanza parlamentare, tuttavia, non esaurì mai il suo modo di fare politica. I Radicali costruirono buona parte della propria presenza pubblica attraverso referendum, raccolte di firme, scioperi della fame, iniziative nonviolente e campagne transnazionali. Bonino adottò questo metodo portandolo progressivamente fuori dai confini italiani e occupandosi di fame nel mondo, diritti umani, giustizia internazionale e abolizione della pena capitale.
Le tappe principali della carriera di Emma Bonino
| Periodo | Tappa | Ruolo e attività |
|---|---|---|
| 1975 | Partito Radicale | Entra nel movimento radicale e partecipa alle campagne di disobbedienza civile sull’aborto |
| 1976 | Camera dei deputati | Viene eletta deputata per la prima volta a 28 anni |
| 1979 | Parlamento europeo | Prima elezione a Strasburgo, seguita da successive rielezioni |
| 1995-1999 | Commissione europea | Commissaria con responsabilità su aiuti umanitari, pesca e politica dei consumatori, poi anche sicurezza alimentare |
| 1999 | Lista Bonino | Alle elezioni europee la lista che porta il suo nome raggiunge l’8,5% dei voti |
| 2006-2008 | Governo Prodi II | Ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee |
| 2008-2013 | Senato | Senatrice e vicepresidente del Senato della Repubblica |
| 2013-2014 | Governo Letta | Ministra degli Affari esteri |
| 2018-2022 | Senato e +Europa | Eletta nuovamente senatrice nell’esperienza politica di +Europa |
L’Europa e gli aiuti umanitari
Se il radicalismo fu la matrice politica di Bonino, l’europeismo divenne uno dei fili conduttori dell’intera carriera. Eletta al Parlamento europeo già nel 1979 e poi nuovamente nel 1984, nel 1999 e nel 2004, portò nelle istituzioni comunitarie una visione apertamente federalista, sostenendo la necessità di un’Europa politicamente più integrata e capace di agire con una voce comune.
Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea nella Commissione guidata da Jacques Santer. Le vennero affidate responsabilità sulla pesca, sulla politica dei consumatori e sull’ufficio europeo per gli aiuti umanitari; dal 1997 le sue competenze furono ampliate alla protezione della salute dei consumatori e alla sicurezza alimentare. Fu una fase che accrebbe in modo decisivo la sua notorietà internazionale.
Il dossier umanitario la portò a seguire da vicino crisi e conflitti nei Balcani, in Africa e in altre aree attraversate da guerre ed emergenze. L’attività internazionale diventò progressivamente una parte centrale del suo profilo politico, fino a rendere Bonino una figura conosciuta ben oltre i confini italiani.
Dalla Corte penale internazionale alla moratoria sulla pena di morte
Una parte rilevante della sua attività fu dedicata alla costruzione di strumenti internazionali di tutela dei diritti umani. Tra gli anni Novanta e i primi Duemila sostenne le campagne per i tribunali chiamati a giudicare i crimini commessi nell’ex Jugoslavia e in Ruanda e per la creazione della Corte penale internazionale.
Bonino fu inoltre tra le figure impegnate per una moratoria universale della pena di morte, obiettivo che divenne uno dei principali terreni dell’azione internazionale dei Radicali e di organizzazioni come Nessuno Tocchi Caino. Nel dicembre 2007 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione che chiedeva una moratoria sulle esecuzioni: un risultato al quale la diplomazia italiana e la mobilitazione radicale avevano lavorato a lungo.
Tra le campagne internazionali che la videro protagonista figurano anche quelle contro le mutilazioni genitali femminili. Nel corso degli anni Bonino sostenne iniziative politiche e diplomatiche finalizzate a trasformare una questione spesso considerata locale o culturale in un problema universale di diritti umani. Parallelamente continuò a occuparsi di libertà civili, democrazia, condizioni carcerarie e tutela delle minoranze.
- Diritti civili e autodeterminazione: aborto, libertà individuali e riforme dello Stato.
- Diritti umani: pena di morte, condizioni delle carceri, mutilazioni genitali femminili e campagne internazionali.
- Giustizia internazionale: tribunali per i crimini di guerra e Corte penale internazionale.
- Europa: federalismo europeo, integrazione politica e rafforzamento delle istituzioni comunitarie.
- Politica estera: interventi e missioni legati alle crisi nei Balcani, in Africa e in Medio Oriente.
Il successo della Lista Bonino e la candidatura simbolica al Quirinale
Nel 1999 arrivò uno dei risultati elettorali più sorprendenti della storia radicale. Alle elezioni europee la Lista Bonino ottenne circa l’8,5% dei voti, trasformando per qualche mese il nome della leader radicale in quello di una forza politica capace di raccogliere consensi molto più ampi rispetto alle tradizionali dimensioni del movimento.
Nello stesso periodo si sviluppò una campagna per una sua possibile elezione al Quirinale. La candidatura non aveva concrete possibilità parlamentari di successo, ma raccolse adesioni nel mondo della cultura, dello spettacolo e della società civile e contribuì a consolidare l’immagine di Bonino come personalità capace di ricevere considerazione anche al di fuori del proprio schieramento politico.
Quel consenso personale non si trasformò però nella nascita di un grande partito stabile. La storia politica radicale continuò a essere caratterizzata da sigle, liste e alleanze differenti. Bonino rimase in questo senso una figura atipica: molto più conosciuta e riconoscibile delle organizzazioni politiche attraverso le quali si presentava alle elezioni.
Il governo Prodi, il Senato e la Farnesina
Dopo anni trascorsi soprattutto tra Parlamento europeo e campagne internazionali, nel 2006 Emma Bonino entrò nel governo Prodi II come ministra per il Commercio internazionale e per le Politiche europee. Rimase nell’esecutivo fino al 2008. Nello stesso anno venne eletta al Senato e assunse la carica di vicepresidente di Palazzo Madama, ruolo che mantenne per l’intera legislatura fino al 2013.
Proprio nel 2013 arrivò uno degli incarichi istituzionali più prestigiosi della sua carriera: Enrico Letta la scelse come ministra degli Affari esteri. Alla guida della Farnesina, Bonino portò l’esperienza maturata per decenni nella politica europea, nelle organizzazioni internazionali e nelle campagne umanitarie. Il suo mandato si concluse nel febbraio 2014, con la fine del governo Letta.
La sua carriera istituzionale mostra una caratteristica peculiare: pur provenendo da un movimento numericamente minoritario, riuscì a ricoprire incarichi di primo piano in Italia e nell’Unione europea. Ciò avvenne anche perché il suo profilo internazionale e il radicamento sui temi dei diritti la resero nel tempo una figura con una riconoscibilità superiore al peso elettorale delle formazioni radicali.
Il tumore diagnosticato nel 2015
Nel gennaio 2015 Bonino rese pubblico di avere un microcitoma al polmone sinistro. La diagnosi aprì una fase difficile della sua vita, caratterizzata da chemioterapia, radioterapia, controlli e terapie protratte per anni. Nonostante la malattia, continuò a partecipare al dibattito politico e alle campagne pubbliche, rifiutando che la propria identità venisse ridotta alla condizione di paziente.
Nell’ottobre del 2023 annunciò di essere guarita dal tumore dopo otto anni di percorso terapeutico. La notizia non significò però la fine dei problemi di salute. Negli anni successivi si verificarono nuovi episodi legati soprattutto alla funzionalità respiratoria, con la necessità di ricoveri e assistenza medica.
Nel 2026 il nuovo aggravamento portò al ricovero al Santo Spirito. Il passaggio in terapia intensiva e, successivamente, il trasferimento in una struttura privata avevano confermato la delicatezza del quadro. La morte è stata annunciata il giorno successivo al trasferimento, chiudendo una vicenda personale nella quale malattia e attività pubblica erano rimaste a lungo parallele.
La nascita di +Europa e l’ultima fase politica
Bonino fu tra i riferimenti fondamentali della nascita di +Europa, il progetto politico costruito alla vigilia delle elezioni del 2018 con un programma fortemente europeista, liberale e attento ai diritti civili. Alle politiche di quell’anno venne eletta nuovamente al Senato, nel collegio di Roma-Gianicolense.
Nella XVIII legislatura fece parte della commissione Politiche dell’Unione europea e della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Anche in questa fase continuò a sostenere il rafforzamento dell’integrazione europea e a intervenire sui temi che avevano accompagnato l’intero arco della sua carriera.
Tra il 2024 e il 2025 ricoprì inoltre la presidenza di +Europa. Pur con una presenza fisica progressivamente condizionata dai problemi di salute, rimase una figura di riferimento dell’area radicale ed europeista e continuò a essere associata alle battaglie sui diritti, sulla cittadinanza, sul fine vita, sulle libertà personali e sulla costruzione politica dell’Unione europea.
Una figura che ha diviso e attraversato gli schieramenti
Raccontare Emma Bonino soltanto attraverso gli incarichi istituzionali significa descriverne solo una parte. La sua figura è stata costantemente al centro di divisioni politiche e culturali. Aborto, droghe, immigrazione, giustizia, fine vita, carceri e integrazione europea sono terreni sui quali le sue posizioni hanno ottenuto consensi fortissimi e contestazioni altrettanto nette.
La stessa capacità dei Radicali di costruire alleanze tattiche con interlocutori appartenenti a schieramenti differenti generò, nel corso degli anni, critiche da più parti. Bonino rivendicò tuttavia una concezione della politica nella quale le singole battaglie e gli obiettivi concreti venivano spesso considerati più importanti della collocazione tradizionale tra maggioranza e opposizione.
È anche per questo che risulta difficile racchiuderla nelle categorie della politica italiana del Novecento. Radicale, liberale, europeista e internazionalista, Bonino fu contemporaneamente donna di movimento e di istituzioni, protagonista di campagne di piazza e titolare di alcuni dei più importanti incarichi pubblici del Paese.
L’eredità politica di Emma Bonino
Con la morte di Emma Bonino scompare una delle ultime protagoniste della stagione in cui il Partito Radicale di Marco Pannella riuscì a influenzare profondamente l’agenda pubblica italiana pur mantenendo dimensioni elettorali relativamente limitate. Referendum, disobbedienza civile, scioperi della fame, mobilitazioni internazionali e utilizzo dei mezzi di comunicazione furono strumenti attraverso i quali quel mondo politico riuscì a imporre questioni destinate poi a entrare nel dibattito nazionale.
Alcune delle battaglie di Bonino sono diventate nel tempo parte dell’ordinamento o della politica internazionale; altre rimangono aperte e continuano a dividere il Paese. Il giudizio sulle sue posizioni cambia inevitabilmente a seconda delle convinzioni politiche, etiche e culturali di chi osserva la sua storia. Più difficile è negare l’impatto che ebbe sul dibattito pubblico italiano ed europeo.
Dalla giovane militante arrestata durante le campagne sull’aborto alla commissaria europea impegnata nelle crisi umanitarie, dalla vicepresidente del Senato alla ministra degli Esteri, la sua biografia ha attraversato oltre cinquant’anni di storia della Repubblica. Una traiettoria politica lunga e irregolare, costruita più attorno alle battaglie che alle appartenenze e destinata a restare legata ai grandi conflitti italiani su libertà individuale, diritti e rapporto con l’Europa.


