Dubai dichiara guerra ai fuffaguru del web

Nuove regole per influencer e finfluencer: servono due licenze per parlare di investimenti e criptovalute

Dal 29 maggio 2025, gli Emirati Arabi Uniti impongono una doppia licenza obbligatoria per chi guadagna tramite contenuti online, colpendo in particolare influencer che parlano di finanza, cripto ed ETF. Multe fino a un milione di dirham per chi sgarra. Intanto in Italia si moltiplicano le sanzioni per pubblicità ingannevole.


Le nuove regole emiratine per i content creator

Negli Emirati Arabi Uniti, la creazione di contenuti online non è più un terreno libero da regole. Con l’entrata in vigore della nuova normativa il 29 maggio 2025, ogni influencer o content creator che monetizza la propria attività è obbligato ad avere due licenze distinte:

  • Una licenza commerciale, necessaria per qualunque attività economica.

  • Una licenza mediatica, rilasciata dal Media Council dopo la prima.

Questa doppia licenza è richiesta non solo per influencer noti, ma anche per chi ha una piccola community ma trae profitto dalla propria presenza online. L’obiettivo dichiarato è promuovere contenuti responsabili, frenare la disinformazione e tutelare gli utenti, soprattutto in ambito finanziario, dove le truffe digitali e i consigli poco trasparenti sono ormai all’ordine del giorno.

Per incentivare l’adeguamento, le tariffe di registrazione delle licenze sono sospese per i primi tre anni. Tuttavia, chi non si adegua rischia multe salate, fino a un milione di dirham per violazione, oltre a sanzioni accessorie come la rimozione dei contenuti e la sospensione della licenza.


Il bersaglio: finfluencer e guru del “guadagno facile”

Il provvedimento nasce anche per frenare la crescita incontrollata di finfluencer e fuffaguru, ossia quei profili che promettono ricchezza immediata tramite investimenti in criptovalute, ETF, trading o business online poco trasparenti.

Molti di questi operano da Dubai proprio per sfruttare i vantaggi fiscali e la scarsa regolamentazione. Ma oggi, la tendenza si inverte: chi non rispetta i requisiti, anche se parla a un pubblico estero, rischia di essere segnalato, sanzionato e oscurato dalle autorità.

Il giro di vite riguarda anche l’utilizzo di tecniche di manipolazione psicologica, come:

  • Video motivazionali costruiti con linguaggio pseudoscientifico.

  • Testimonianze false o gonfiate.

  • Follower acquistati o engagement artificiale.

  • Strategie di vendita aggressive basate su “fear of missing out”.


Italia: il caso Big Luca e la linea dura dell’Antitrust

Anche in Italia qualcosa si muove. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha recentemente sanzionato alcuni nomi noti del panorama dei “guru del digitale”, tra cui spicca Luca De Stefani, noto online come Big Luca, multato per 60.000 euro.

Le accuse? Promozione di corsi e metodi per diventare milionari online, uso scorretto di influencer, mancanza di trasparenza pubblicitaria e testimonianze fittizie. Un mix di tecniche ormai comuni nei contenuti di crescita personale, marketing e investimento.

Altri creator, come Michele Leka, sono stati sanzionati per somme inferiori ma per violazioni simili. In alcuni casi, le sanzioni sono state evitate grazie a impegni formali presi dagli influencer per rendere i propri contenuti più trasparenti e conformi alle normative.


Due modelli a confronto: Emirati vs Italia

Sebbene l’obiettivo sia comune – regolare l’informazione online e proteggere i consumatori – il metodo adottato da Emirati e Italia è profondamente diverso.

Aspetto Emirati Arabi Uniti Italia
Approccio Regolazione preventiva Controllo ex post
Requisiti Doppia licenza obbligatoria Obbligo di trasparenza e disclaimer
Sanzioni Fino a 1 milione di dirham Da 5.000 a 60.000 euro
Temi critici Criptovalute, trading, guadagni facili Pubblicità ingannevole, finanza online
Durata dell’esenzione 3 anni senza costi di licenza Nessuna esenzione prevista

In sintesi, mentre negli Emirati si punta su un controllo strutturale e preventivo, in Italia si interviene caso per caso con multe e richiami, ma con un impianto legislativo ancora poco specifico per il mondo digitale.


Come cambia il lavoro degli influencer

Per chi lavora nel settore digitale, queste nuove norme cambiano radicalmente le regole del gioco. Non basta più avere un account seguito e contenuti accattivanti: serve strutturarsi come impresa.

Gli influencer dovranno:

  • Ottenere licenze legali per operare, in base al paese di residenza e pubblico di riferimento.

  • Dichiarare chiaramente ogni finalità pubblicitaria.

  • Evitare contenuti che possano indurre in errore, soprattutto in ambito finanziario.

  • Fare attenzione all’uso dei testimonial e alle metriche social gonfiate.

In particolare, chi si rivolge a un pubblico internazionale dovrà confrontarsi con regole sempre più diverse da paese a paese, con il rischio di incorrere in violazioni multiple.


Un’industria da milioni sotto pressione

Il mercato dei content creator e degli influencer vale ormai miliardi di euro. Ma con il suo sviluppo arrivano anche responsabilità crescenti, soprattutto quando si parla di soldi, investimenti e salute finanziaria delle persone.

Le nuove normative degli Emirati potrebbero diventare un modello per altri paesi. Il futuro della creator economy sarà sempre più legato a trasparenza, legalità e credibilità. Chi continuerà a vendere illusioni senza fondamento potrebbe presto restare fuori dai giochi.