Donnarumma lascia Ferrovie dello Stato: dopo il faccia a faccia con Salvini arriva l’addio anticipato all’ad di FS

Il ministro delle Infrastrutture e il vertice del gruppo concordano sulla conclusione anticipata del mandato. Strisciuglio in pole per la successione

Stefano Donnarumma si appresta a lasciare la guida di Ferrovie dello Stato prima della naturale scadenza del suo mandato. Dopo un incontro questa mattina con il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, fonti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno confermato che l’amministratore delegato del gruppo FS chiuderà nei prossimi giorni i dossier più importanti prima di formalizzare le proprie dimissioni. Come successore si fa il nome di Gianpiero Strisciuglio, attuale ad di Trenitalia, uomo cresciuto all’interno del gruppo dal 2002.

Il vertice al MIT e la decisione concordata

L’incontro di questa mattina tra Salvini e Donnarumma ha sancito ufficialmente quello che circolava come voce da giorni: la conclusione anticipata del mandato dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane. Donnarumma era stato nominato ad e direttore generale del gruppo nel giugno 2024, per il triennio 2024-2026. Il suo mandato sarebbe quindi dovuto proseguire ancora per mesi, ma la decisione di accelerarne la conclusione è maturata in un clima segnato da tensioni crescenti tra il vertice aziendale, il Ministero dell’Economia e il MIT.

Secondo quanto comunicato dalle fonti ministeriali, il ministro Salvini ha espresso soddisfazione per i risultati conseguiti nella gestione Donnarumma: i target del PNRR sono stati raggiunti, portando FS vicina al traguardo dei 25 miliardi di euro di investimenti complessivi. A giugno 2026 la puntualità dei treni ha registrato un miglioramento del 7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, nonostante la gestione simultanea di circa 1.300 cantieri al giorno sull’intera rete nazionale. L’ultimo bilancio del gruppo ha inoltre segnato un ritorno all’utile di 30 milioni di euro. Il MIT ha sottolineato come il lavoro svolto in questi due anni di mandato segni un forte avanzamento del Piano Strategico, con focus sui cantieri programmati per l’estate 2026 e i mesi successivi.

La nota ufficiale del Ministero ha reso pubblico il tono disteso dell’incontro: “Salvini ha ringraziato l’AD per il lavoro svolto e gli oltre 90 mila dipendenti FS che ogni giorno svolgono una funzione essenziale. Entrambi concordano sulla conclusione del mandato in anticipo rispetto ai tempi previsti per far partire la fase due dell’azienda, chiusi positivamente gli obiettivi PNRR, con a capo una figura scelta dall’interno.”

Una crisi covata da settimane

La rottura, per quanto presentata in termini formalmente cordiali, ha radici più profonde. La settimana scorsa una serie di gravi disservizi sulla rete ferroviaria aveva fatto emergere pubblicamente la frustrazione di Salvini verso i vertici di FS. In particolare, il 17 giugno un incendio nei pressi di Livraga aveva bloccato per ore l’Alta Velocità Milano-Bologna, mentre nei giorni successivi furti di cavi in rame sulla tratta Roma-Napoli avevano ulteriormente complicato la circolazione, generando ritardi a cascata su tutto il network. Il ministro, che in quel frangente stava firmando al MIT un accordo ferroviario con l’Arabia Saudita, aveva espresso ai vertici del gruppo presenti alla cerimonia la propria irritazione, chiedendo relazioni approfondite e verifiche su efficienza e puntualità in vista del periodo estivo.

Un tavolo convocato martedì 23 giugno aveva in apparenza rasserenato i rapporti: in quell’occasione, lo stesso Donnarumma aveva pubblicamente minimizzato le tensioni e il MIT aveva ribadito che la puntualità era migliorata, attribuendo i disagi soprattutto a furti di rame, manomissioni e guasti di convogli di altre compagnie ferroviarie. Ma quel vertice si era rivelato tutt’al più una tregua: due giorni dopo arriva la comunicazione delle dimissioni.

Sullo sfondo, come riportato da diverse fonti, vi sarebbero stati attriti più profondi tra il Ministero dell’Economia e il MIT sulla governance di FS. Indizio significativo: nelle settimane precedenti erano già usciti di scena il direttore finanziario Fabio Paris e la dirigente del Tesoro Tiziana De Luca, due figure chiave del consiglio di amministrazione. Segnali che da tempo indicavano come il clima interno al gruppo fosse tutt’altro che sereno.

Chi è Gianpiero Strisciuglio, il successore designato

Il nome che circola con più insistenza come successore di Donnarumma alla guida del gruppo FS è quello di Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia. La scelta, se confermata, incarnerebbe perfettamente la formula indicata dal MIT: una figura scelta dall’interno, garante di continuità industriale in un momento delicato per il gruppo.

Strisciuglio è entrato in Ferrovie dello Stato nel 2002 e ha scalato posizioni di rilievo crescente all’interno del gruppo. Ha ricoperto il ruolo di Direttore Commerciale e Responsabile dell’Esercizio della Rete in RFI, poi Direttore dell’Alta Velocità in Trenitalia, quindi amministratore delegato di Mercitalia Logistics, la capogruppo del Polo Logistica di FS. Da maggio 2023 aveva guidato RFI prima di passare alla guida di Trenitalia nel marzo 2025, nel contesto del più ampio rinnovo dei vertici delle controllate del gruppo. Ingegnere laureato al Politecnico di Bari, è considerato un profilo tecnico solido, con competenze trasversali sia sul versante dell’infrastruttura di rete che su quello commerciale e dei servizi ai passeggeri.

La sua nomina non è stata priva di polemiche: all’epoca del passaggio da RFI a Trenitalia, il Partito Democratico aveva sollevato obiezioni legate al decreto legislativo 112/2015, che recepisce direttive europee in materia di concorrenza e prevede un periodo di decompressione di due anni per chi ha gestito un’infrastruttura di trasporto prima di assumere ruoli in una società di servizio sulla stessa rete. Donnarumma aveva respinto le critiche, confermando che il passaggio era stato esaminato con un’analisi tecnico-legale approfondita e aveva ottenuto il nulla osta da parte dei ministeri competenti.

La “fase due” di FS: cosa significa

Il MIT parla esplicitamente di fase due per il gruppo FS. Una formula che suggerisce l’intenzione di imprimere una nuova direzione strategica dopo la stagione degli investimenti PNRR. Ma in cosa consiste concretamente questa transizione?

Il gruppo FS ha gestito negli ultimi anni uno dei programmi di investimento infrastrutturale più ambiziosi d’Italia, con un piano da 100 miliardi di euro su arco decennale e oltre 1.300 cantieri simultaneamente attivi sulla rete. I fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno rappresentato un’iniezione straordinaria di liquidità, ma anche una fonte di pressione operativa: le scadenze europee impongono tempi stringenti per la rendicontazione e l’utilizzo delle risorse. Con gli obiettivi PNRR in dirittura d’arrivo, il nuovo management sarà chiamato a governare una fase diversa: quella della messa a regime delle infrastrutture realizzate, del miglioramento della qualità del servizio quotidiano e della gestione di un assetto industriale più maturo.

Non è un compito banale. Il nodo più critico resta il trasporto pendolare: nonostante i progressi sull’Alta Velocità, i treni regionali e suburbani continuano a essere segnati da ritardi cronici, sovraffollamento e infrastrutture obsolete in molte aree del Paese. Sono proprio questi servizi — quelli che riguardano milioni di cittadini ogni giorno — a rappresentare il vero banco di prova per chiunque guidi il gruppo.

Salvini e i trasporti: il nodo irrisolto

La vicenda Donnarumma riaccende inevitabilmente il dibattito sulla gestione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti da parte di Matteo Salvini, alla guida del dicastero dal 2022. In questi anni, le critiche dell’opposizione si sono fatte sempre più sistematiche: il PD ha presentato interrogazioni parlamentari documentando oltre 100 episodi di guasti, ritardi e interruzioni nel solo 2026, mentre M5S e altri partiti hanno più volte definito Salvini un ministro “inadeguato” al ruolo.

Il punto più controverso è la percezione diffusa che Salvini abbia dedicato al dossier trasporti un’attenzione discontinua, privilegiando altre battaglie politiche — dall’immigrazione ai temi identitari della Lega — rispetto alla gestione quotidiana di una rete che serve decine di milioni di cittadini. Non è un caso che, nei momenti di crisi ferroviaria più acuta, la comunicazione pubblica del ministro abbia spesso tardato o sia apparsa difensiva, scaricando responsabilità su fattori esterni.

Va però riconosciuto che una parte significativa dei problemi ferroviari italiani ha cause strutturali che precedono il governo in carica e che sfuggono al controllo diretto del ministro: furti di rame (un fenomeno criminale che affligge la rete da anni), sabotaggio di attivisti anarco-insurrezionalisti, invecchiamento del parco rotabile e colli di bottiglia infrastrutturali ereditati da decenni di sottoinvestimento. Peraltro, proprio sotto la gestione Salvini-Donnarumma è stato avviato il più imponente programma di cantieri ferroviari della storia recente italiana, finanziato in larga parte dal PNRR.

La domanda che rimane aperta è se queste risorse, ingenti ma concentrate su un arco temporale breve e su grandi opere di lunga durata, abbiano effettivamente migliorato la vita dei pendolari di oggi — o se i benefici arriveranno soltanto a qualche anno di distanza. Al netto dei numeri sulla puntualità presentati dal MIT, l’esperienza quotidiana di chi usa il treno per lavoro racconta spesso una storia diversa.

In questo contesto, il cambio al vertice di FS non è solo una questione di governance industriale. È anche un segnale politico: Salvini vuole mostrarsi capace di intervenire con decisione quando il servizio non funziona, scaricando le tensioni accumulate su un manager tecnico piuttosto che su scelte politiche. Il rischio, come sempre in questi casi, è che cambiare il nome in cima all’organigramma non basti a risolvere i problemi strutturali che nessun singolo ad — per quanto competente — può affrontare da solo.

Cosa succede adesso

Nei prossimi giorni Donnarumma completerà la chiusura dei principali dossier aperti — un passaggio che il MIT ha voluto sottolineare per dare un senso di continuità e responsabilità nella transizione — prima di formalizzare le dimissioni. L’assemblea dei soci di FS, controllata dal Ministero dell’Economia, dovrà quindi procedere alla nomina del nuovo amministratore delegato. Se il nome di Strisciuglio è dato in pole, la formalizzazione richiederà comunque l’iter previsto dalla governance delle partecipate pubbliche.

Per Strisciuglio, qualora la nomina venisse confermata, si aprirebbe una sfida di enorme portata: completare il programma PNRR entro le scadenze europee, gestire l’estate ferroviaria più caotica degli ultimi anni con 1.300 cantieri attivi, e soprattutto dimostrare che il servizio quotidiano — sui Frecciarossa come sui regionali — può effettivamente migliorare. Sul tavolo, insieme agli obiettivi industriali, c’è anche la necessità di ricucire un rapporto di fiducia con i viaggiatori italiani che negli ultimi anni si è consumato colpo dopo colpo, ritardo dopo ritardo.