Delitto di Garlasco, la procura di Pavia chiude le indagini: per i pm fu Andrea Sempio a uccidere Chiara Poggi

A diciannove anni dal delitto, l’inchiesta punta su un nuovo indagato. Stasi, condannato in via definitiva, potrebbe ora chiedere la revisione del processo.

La procura di Pavia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini ad Andrea Sempio, 38 anni, ritenendolo il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne trovata senza vita nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007. Una svolta che ribalta quasi vent’anni di certezze giudiziarie e riapre il caso più discusso della cronaca nera italiana: Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per quello stesso omicidio, potrebbe ora ottenere la revisione del suo processo.

La notifica e l’accusa

Il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, ha comunicato con una nota ufficiale la chiusura dell’inchiesta, precisando che è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini ai sensi dell’articolo 415-bis del codice di procedura penale nei confronti di Sempio, con il contestuale deposito di tutti gli atti del procedimento. Si tratta del passaggio formale che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

Andrea Sempio è accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. All’epoca del delitto aveva 19 anni ed era uno degli amici più stretti di Marco Poggi, fratello della vittima. Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri Stefano Civardi, Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, il movente sarebbe da ricercarsi nel rifiuto opposto da Chiara a un approccio sentimentale o sessuale del giovane, che l’avrebbe poi aggredita con un corpo contundente — secondo l’accusa, probabilmente un martello — colpendola almeno dodici volte.

La ricostruzione dell’omicidio secondo l’accusa

Secondo l’ipotesi accusatoria, dopo una colluttazione iniziale, Sempio avrebbe colpito Chiara Poggi ripetutamente alla testa — prima in regione frontale sinistra e alla zigomatica destra — facendola cadere a terra. Avrebbe poi trascinato il corpo della ragazza verso la porta della cantina. Quando Chiara aveva tentato di reagire portandosi carponi, l’avrebbe colpita nuovamente con tre-quattro fendenti alla testa, facendole perdere i sensi. Infine avrebbe spinto il corpo della giovane lungo le scale della cantina, dove l’avrebbe colpita ancora con almeno quattro o cinque colpi alla nuca, cagionando lesioni cranio-encefaliche letali. Il totale delle lesioni riscontrate sul cranio e sul volto della vittima è di almeno dodici.

Le intercettazioni: il nodo del soliloquio in auto

Il cuore del quadro probatorio costruito dalla procura ruota attorno a una serie di intercettazioni ambientali. Il 14 aprile 2025 una microspia captò Sempio mentre si trovava da solo in auto: in un soliloquio, l’uomo avrebbe parlato di aver visto un video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi, e avrebbe riferito di aver chiamato Chiara prima del delitto per tentare un approccio, ottenendo come risposta un secco «non ci voglio parlare con te» seguito dalla chiusura della telefonata.

Per la procura, quelle parole costituiscono una sostanziale ammissione del movente. Per la difesa, invece, si tratta di un equivoco: Sempio, secondo i suoi avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, stava semplicemente commentando ad alta voce un podcast dedicato al delitto di Garlasco che stava ascoltando in quel momento. I legali hanno avviato sin dalle prime ore del mattino del 7 maggio una riunione con l’intero pool difensivo per recuperare e analizzare la trasmissione in questione, che potrebbe costituire un elemento dirimente. Le trascrizioni delle intercettazioni, hanno sottolineato i difensori, presentano numerose parti indicate come «non comprensibile».

Oltre alle intercettazioni, le prove indicate dall’accusa comprendono il DNA ritrovato sotto le unghie della vittima, la cosiddetta traccia palmare numero 33 sul muro delle scale che conducono alla cantina, e quello che la procura definisce un alibi falso legato a uno scontrino. Sono incluse anche diverse decine di conversazioni intercettate nell’ambito di un’altra inchiesta, quella che ha per indagato l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti, seguita dalla procura di Brescia.

Sempio si avvale della facoltà di non rispondere

Il 6 maggio 2026 Andrea Sempio si era presentato alla procura di Pavia per l’interrogatorio, al termine del quale — circa tre ore e mezza — aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. I pm avevano comunque mostrato all’indagato tutti gli elementi raccolti a suo carico. Sempio continua a proclamarsi innocente: sostiene di non aver mai avuto rapporti o frequentazioni con Chiara Poggi, di non averla mai chiamata nei giorni precedenti l’omicidio e di non aver mai visto i video intimi. A bordo della sua auto, sostiene la difesa, stava semplicemente seguendo una trasmissione radiofonica o podcast, e i suoi commenti erano riflessioni confuse dettate dall’ascolto di quella trasmissione.

Il ruolo di Marco Poggi: testimonianze che cambiano

Un elemento di rilievo emerso dagli atti dell’inchiesta riguarda Marco Poggi, fratello della vittima. Secondo quanto emerso, nelle carte depositate dalla procura i carabinieri lo descrivono come «ostile» nei confronti degli investigatori e dedito a una «costante difesa d’ufficio» di Andrea Sempio, di cui è amico da sempre. Per gli inquirenti, nel corso degli anni le testimonianze di Marco Poggi avrebbero subito una sostanziale «modificazione» rispetto a quanto dichiarato nell’arco dei diciotto anni precedenti e confermato fino a pochi mesi prima. Durante l’interrogatorio del 20 maggio 2025, Poggi avrebbe detto: «Io capisco che fate il vostro lavoro, però in questa situazione mi state influenzando. Non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive…». Frasi che per gli investigatori denotano una difficoltà a sostenere versioni precedenti, alla luce dei nuovi elementi emersi.

Cosa succede ora: il doppio binario processuale

La chiusura delle indagini apre un doppio fronte giudiziario di straordinaria complessità.

Il processo a Sempio. Con la notifica dell’avviso ex articolo 415-bis, Sempio ha venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogato nuovamente o per depositare memorie difensive. Al termine di questa fase, la procura potrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio davanti al giudice dell’udienza preliminare. Tuttavia, gli inquirenti stessi riconoscono che il processo a Sempio dovrà probabilmente attendere la conclusione del parallelo iter di revisione. Portare davanti a un gup un presunto colpevole per un omicidio che ha già un condannato in via definitiva creerebbe una situazione processualmente paradossale e giuridicamente insostenibile.

La revisione del processo Stasi. La procura di Pavia trasmetterà alla Procura Generale di Milano — guidata da Francesca Nanni — gli atti riassuntivi dei nuovi elementi probatori raccolti nel corso dell’inchiesta, per sollecitare un’eventuale istanza di revisione davanti alla Corte d’Appello di Brescia. La decisione finale spetterà alla Cassazione. I tempi, come ha già avvertito lo stesso ufficio della Procura Generale milanese, «non saranno né facili né brevi». In parallelo, anche la difesa di Alberto Stasi — attualmente in regime di semilibertà dopo aver scontato larga parte della condanna a 16 anni — si appresta a presentare la propria istanza di revisione, con una possibile richiesta contestuale di sospensione della pena, ossia la scarcerazione in attesa del giudizio di revisione.

Diciannove anni di storia giudiziaria

Quello di Garlasco è uno dei casi giudiziari più travagliati della storia recente italiana. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi viene trovata senza vita nella villetta di famiglia in via Pascolo a Garlasco, in provincia di Pavia. Fin da subito il fidanzato Alberto Stasi viene iscritto nel registro degli indagati. Seguono anni di processi, assoluzioni e condanne: in primo grado Stasi viene assolto; in appello la sentenza viene ribaltata. Nel 2015 la Corte di Cassazione rende definitiva la condanna a 16 anni di reclusione.

Nel 2016 e 2017, tuttavia, la procura di Pavia avvia nuovi accertamenti che portano a rivalutare tracce biologiche già presenti nella scena del crimine ma rimaste senza attribuzione. Nel 2025 viene aperta una nuova inchiesta formale a carico di Andrea Sempio. A distanza di quasi un anno, la procura ha ritenuto il quadro probatorio sufficientemente solido da chiudere le indagini e notificare all’indagato la conclusione dell’istruttoria, con tutti i presupposti per una richiesta di processo.

La posizione della difesa: “Nessuna novità”

L’avvocato Cataliotti, intervenuto a commento della notifica, ha tenuto a sottolineare che «l’avviso è conferma a quella che era l’imputazione nell’invito a comparire». «Quanto alla portata dell’accusa, non c’è nessuna novità», ha aggiunto. L’imputazione contestata è, per ammissione dello stesso difensore, «la più pesante che possa esserci nel nostro sistema penale». I legali hanno chiesto immediatamente l’accesso al fascicolo — acquisibile anche per via telematica — per poter analizzare tutte le prove che hanno supportato l’accusa, dalle consulenze tecniche alle intercettazioni, prima di decidere la strategia difensiva.

Sul punto delle intercettazioni, Cataliotti ha rilasciato un video nel quale ha precisato: «Quanto alla captazione ambientale di Andrea Sempio, lui ce ne ha dato una spiegazione molto convincente. Dobbiamo però raccoglierne il riscontro documentale prima di rendere pubblica la sua versione».

Le implicazioni di sistema: un caso che interroga la giustizia italiana

Al di là delle vicende processuali, il caso Garlasco pone domande profonde sull’efficacia del sistema penale italiano. Se l’ipotesi accusatoria della procura di Pavia dovesse trovare conferma in sede giudiziaria, ci si troverebbe di fronte allo scenario più grave che un ordinamento giuridico possa contemplare: un innocente condannato in via definitiva mentre il vero responsabile è rimasto libero per quasi vent’anni.

Alberto Stasi ha già scontato una parte rilevante della sua pena. Anche nell’ipotesi più favorevole — quella in cui la revisione fosse accolta in tempi relativamente rapidi — il danno subito sarebbe irreparabile. E tuttavia il sistema non si è fermato: la riapertura delle indagini, il lavoro certosino sui reperti biologici, il ricorso alle intercettazioni ambientali e la costruzione di un nuovo quadro probatorio mostrano una magistratura inquirente che non si è accontentata di un giudicato, ritenendo che la verità processuale e la verità sostanziale potessero non coincidere.

Ora le prossime settimane — con la fase di discovery, l’eventuale nuovo interrogatorio di Sempio e le prime mosse sulla revisione — diranno in quale direzione si muoverà questa storia giudiziaria senza precedenti.