Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo provvedimento d’urgenza che estende lo sconto sui prezzi di benzina e diesel, già in scadenza il 7 aprile. Nel pacchetto anche misure per le aziende agricole e il recepimento dell’accordo su Transizione 5.0
Il governo Meloni ha fatto scattare la proroga del taglio delle accise sui carburanti. Nella mattina di venerdì 3 aprile, il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge che estende fino al 1° maggio la riduzione fiscale su benzina e gasolio, inizialmente introdotta il 18 marzo per soli 20 giorni. La copertura, da 500 milioni di euro, arriverà dai fondi del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets). Lo ha annunciato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine del Cdm, in conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Il quadro: perché è arrivato il nuovo decreto
Tutto nasce dalla crisi in Medio Oriente. Il conflitto in Iran, esploso a marzo 2026, ha innescato un’impennata dei prezzi internazionali del petrolio greggio, con ripercussioni dirette e immediate sui listini alla pompa in tutta Europa. L’Italia ha risposto in tempi rapidi: il 18 marzo, un primo decreto legge — il numero 33, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno — ha introdotto un taglio delle accise di circa 24-25 centesimi al litro su benzina, gasolio e Gpl, valido per un periodo iniziale di venti giorni.
Quella misura era però a termine. Senza una proroga, dalle prime ore dell’8 aprile i prezzi avrebbero subito un rimbalzo violento verso l’alto, con il gasolio che avrebbe potuto superare la soglia dei 2,3 euro al litro — un nuovo record storico, secondo le stime del Codacons — e la benzina oltre quota 2 euro anche nelle stazioni ordinarie. Il governo aveva già lasciato intendere nei giorni scorsi che non avrebbe lasciato scadere il provvedimento nel pieno delle festività pasquali.
La convocazione del Cdm per il 3 aprile era stata comunicata ufficialmente da Palazzo Chigi nella serata del 2 aprile, con un ordine del giorno che richiamava esplicitamente le “disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali”, la stessa formula del decreto originario.
Cosa prevede il nuovo provvedimento
Il decreto approvato questa mattina si articola su tre filoni principali.
Il primo è la proroga del taglio delle accise, confermata fino al 1° maggio 2026. Rispetto alla scadenza del 7 aprile, l’estensione copre altri 23-24 giorni di sconto garantito alla pompa. Lo sconto si attesta intorno ai 24-25 centesimi al litro su benzina e gasolio, una misura che, nella sua prima applicazione, aveva comportato una riduzione immediata dei prezzi già nelle ore successive alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il secondo filone riguarda le aziende agricole. Il decreto estende al comparto agricolo il taglio delle imposte già previsto per il settore della pesca nel decreto originario di marzo. Anche i pescatori, sin dall’inizio, avevano beneficiato di un credito d’imposta del 20% per l’acquisto di gasolio nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, con una dotazione di 10 milioni di euro. La misura che era stata riservata alle marinerie si allarga ora anche alle imprese agricole, riconoscendo come entrambi i settori dipendano in modo strutturale dal gasolio per la propria operatività.
Il terzo elemento è di natura più squisitamente economico-industriale: il decreto recepisce l’accordo raggiunto con le associazioni di categoria sul piano Transizione 5.0, chiudendo una delle partite più delicate dei giorni scorsi tra governo e mondo produttivo.
La copertura: 500 milioni dall’Ets
La domanda più attesa era come il governo avrebbe trovato le risorse. La risposta è arrivata con chiarezza da Giorgetti: 500 milioni di euro, coperti attraverso le entrate derivanti dall’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂. Si tratta di un meccanismo già esistente, che genera entrate per lo Stato attraverso la vendita all’asta dei permessi di emissione concessi alle imprese energivore.
Il primo decreto di marzo era costato circa 528 milioni di euro in soli venti giorni, con una dotazione ripartita tra il taglio delle accise vero e proprio (417 milioni) e i crediti d’imposta per autotrasportatori (100 milioni) e settore ittico (10 milioni). La nuova proroga, più breve ma che include misure aggiuntive, è stimata anch’essa intorno ai 500 milioni.
La scelta dell’Ets come fonte di copertura è significativa: si tratta di risorse legate direttamente alla transizione energetica, il che consente al governo di evitare tagli ad altri capitoli di spesa o il ricorso a nuove emissioni di debito. Una soluzione che si inserisce nella logica dell'”extra-gettito” generato dal rincaro delle materie prime energetiche.
Il nodo Transizione 5.0
Il decreto di oggi porta a conclusione anche una vicenda che nei giorni scorsi aveva creato tensioni significative all’interno della maggioranza e nei rapporti tra governo e imprese. Il piano Transizione 5.0 — nato per sostenere gli investimenti green e digitali delle aziende italiane attraverso crediti d’imposta — aveva subito una drastica riduzione dei fondi con il decreto fiscale approvato nelle settimane precedenti: da 1,3 miliardi inizialmente previsti a soli 537 milioni.
Il taglio aveva scatenato la mobilitazione di Confindustria e delle principali associazioni di categoria, con accuse al governo di aver cambiato le regole a partita in corso, penalizzando le imprese che avevano già pianificato investimenti sulla base degli incentivi originariamente promessi. Il confronto si era fatto duro, con alcune sigle che avevano disertato i tavoli tecnici al ministero delle Imprese.
Il 1° aprile, un incontro a Palazzo Piacentini — presieduto dal ministro Adolfo Urso e con la partecipazione del viceministro dell’Economia Maurizio Leo e del ministro Tommaso Foti — aveva sbloccato la situazione: i fondi per le circa 7.000 domande del 2025 rimaste in sospeso sono stati ripristinati e potenziati con ulteriori 200 milioni, portando il totale a 1,5 miliardi e garantendo un credito d’imposta fino al 90%, ben superiore al 35% che sembrava profilarsi nelle bozze più pessimistiche.
L’accordo raggiunto ieri è ora formalizzato nel decreto approvato dal Cdm, che ne sancisce il recepimento normativo. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, aveva commentato positivamente l’esito del tavolo: l’obiettivo è sbloccare gli investimenti in macchinari, software e tecnologie verdi che molte imprese avevano congelato in attesa di certezze sulle regole del gioco.
Il sistema di controllo anti-speculazione
Un aspetto che non va trascurato nel quadro complessivo delle misure riguarda l’impianto di vigilanza e contrasto alla speculazione già introdotto con il primo decreto di marzo e confermato nella nuova proroga. Il Garante dei prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy — il cosiddetto “Mister Prezzi” — ha poteri rafforzati di monitoraggio. Le compagnie petrolifere sono tenute a comunicare e pubblicare i prezzi consigliati per un periodo di tre mesi, con sanzioni in caso di inadempimento.
La Guardia di Finanza lavora a stretto contatto con il ministero dell’Economia per verificare che il taglio delle accise si traduca effettivamente in prezzi più bassi alla pompa per i consumatori finali, senza che le compagnie petrolifere o i distributori si approprino del beneficio fiscale. Il sistema prevede controlli lungo l’intera filiera, dalle raffinerie ai distributori, con la possibilità per i cittadini di inviare segnalazioni alle autorità competenti.
Un tema sensibile, considerando che durante i primi venti giorni di applicazione del decreto originario la riduzione dei prezzi era stata effettiva ma non aveva impedito ai prezzi medi di superare comunque la soglia psicologica dei 2 euro al litro, segno che le pressioni al rialzo generate dalla crisi geopolitica continuano a esercitare un’influenza superiore ai tagli fiscali.
Le reazioni e il contesto europeo
Le associazioni dei consumatori hanno accolto positivamente la proroga, pur avanzando richieste ulteriori. L’Unione Nazionale Consumatori ha in particolare sollecitato un trattamento differenziato tra benzina e gasolio: mentre la benzina non ha superato stabilmente 1,8 euro al litro, il gasolio ha raggiunto in autostrada punte di 2,14 euro. La proposta è di portare il taglio specifico sul gasolio da 20 a 40 centesimi, così da abbattere il prezzo sotto i 2 euro anche sulle autostrade.
Sul fronte delle autostrade, nei giorni scorsi il ministro Matteo Salvini aveva convocato le concessionarie ottenendo un impegno a ridurre di 5 centesimi al litro i prezzi nelle aree di servizio autostradali, un’iniziativa promossa dall’associazione AISCAT in continuità con le misure governative.
Il contesto europeo non è secondario. La Commissione europea ha invitato i Paesi membri a valutare misure di razionalizzazione del consumo di petrolio e gas nei trasporti, in vista di una possibile interruzione prolungata degli approvvigionamenti connessa alla crisi in Medio Oriente. La Danimarca — nella figura del ministro competente — ha dichiarato che la crisi potrebbe durare a lungo e che l’ipotesi di razionamento non è esclusa. L’Italia, per ora, segue la strada del contenimento fiscale, rimandando valutazioni più strutturali a una fase successiva.
| Misura | Dettaglio | Risorse |
|---|---|---|
| Taglio accise carburanti (1° decreto) | ~25 cent/litro su benzina, gasolio, Gpl dal 19 marzo al 7 aprile | ~528 milioni € |
| Proroga taglio accise (nuovo decreto) | ~25 cent/litro fino al 1° maggio 2026 | 500 milioni € (da fondi Ets) |
| Credito d’imposta pesca | 20% sulla spesa di gasolio (marzo-maggio 2026) | 10 milioni € |
| Estensione taglio imposte all’agricoltura | Applicazione delle stesse misure già previste per la pesca | Inclusa nel decreto |
| Transizione 5.0 (accordo recepito) | Ripristino fondi + 200 mln extra; credito d’imposta fino al 90% | 1,5 miliardi € |
| Taglio autostrade (iniziativa AISCAT) | 5 cent/litro nelle aree di servizio autostradali | A carico delle concessionarie |
Uno sguardo in avanti
Il governo ha finora trattato le misure sui carburanti come provvedimenti emergenziali e a termine, calibrati sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. L’approccio non è stato quello del taglio strutturale delle accise — da più parti invocato ma ritenuto insostenibile per le casse dello Stato — bensì quello di una risposta modulare, rinnovabile in funzione dell’andamento della crisi.
Con la proroga che porta il beneficio fino al 1° maggio, il governo si compra alcune settimane in attesa di capire se la situazione geopolitica si stabilizzerà. Se la crisi dovesse perdurare, l’ipotesi di ulteriori proroghe o di nuovi strumenti di intervento resta aperta. Fonti di governo avevano esplicitamente dichiarato nelle scorse settimane di essere “pronti a proseguire” se necessario, con un possibile ancoraggio alla flessibilità di bilancio europea come ulteriore leva.
Per i cittadini, il messaggio di oggi dal Cdm è immediato: non ci sarà il rimbalzo dei prezzi alla pompa a partire dall’8 aprile. Lo sconto regge almeno per tutto il mese, con benzina e diesel che restano sotto i livelli che si sarebbero raggiunti senza intervento. Un sollievo parziale, in attesa che la crisi internazionale trovi — auspicabilmente — un punto di svolta.

