Il 37° Rapporto Eurispes offre una lettura lucida e articolata di un Paese sospeso tra consapevolezza della crisi e ricerca di soluzioni sistemiche
L’Italia del 2025 si presenta come un Paese segnato da fratture profonde, ma anche da risorse morali e culturali che ne alimentano la resilienza. Il 37° Rapporto Eurispes, attraverso un’analisi sistemica e multidisciplinare, restituisce un’immagine complessa della società italiana, chiamata a fare i conti con crisi strutturali e la necessità urgente di ridefinire i propri paradigmi.
Un Paese al bivio tra speranza e rinuncia
La narrazione del rapporto si articola lungo sei assi concettuali dicotomici: Unione/Divisione, Cura/Incuria, Concentrazione/Distribuzione, Scelta/Obbligo, Speranza/Rinuncia, Agio/Disagio. Ogni sezione affronta una parte dell’identità nazionale, indagando le trasformazioni in atto nella cultura, nell’economia, nel sistema democratico e nel tessuto sociale.
La crisi della democrazia emerge come uno dei punti più critici. Secondo Eurispes, sempre più decisioni fondamentali vengono prese al di fuori degli spazi tradizionali di rappresentanza, minando il valore simbolico e sostanziale della partecipazione politica. Il voto perde significato e la distanza tra cittadino e istituzioni si amplia.
Il concetto stesso di comunità è messo in discussione dalla frammentazione digitale e sociale, dove la comunicazione costante non si traduce in relazioni autentiche. Le comunità virtuali diventano spesso “non-comunità”, segnate da isolamento e perdita di senso condiviso.
Le contraddizioni della fiducia istituzionale
Secondo il Rapporto, la fiducia degli italiani nelle istituzioni è frammentata. Si registra un lieve calo complessivo rispetto al 2024, con il 36,5% che dichiara fiducia nel sistema nel suo complesso. Tuttavia, emergono differenze significative tra i diversi enti:
- Presidente della Repubblica: 63,6%
- Forze dell’Ordine: 59,1%
- Scuola: 54,2%
- Università: 53,3%
- Protezione Civile: 51,1%
- Governo: 30,5%
- Parlamento: 28,3%

L’apprezzamento per il Presidente Mattarella resta trasversale: è stimato dal 79,5% degli elettori di destra e dal 67,9% di quelli di centrosinistra. Questo indica la persistenza di una figura istituzionale in grado di aggregare consensi oltre le appartenenze politiche.
Le fratture socio-economiche
Il rapporto sottolinea come l’inflazione percepita sia la principale fonte di disagio per le famiglie italiane. L’84,1% degli intervistati ha riscontrato un aumento dei prezzi. Questo ha modificato i comportamenti economici:
- Il 42,7% ricorre agli acquisti a rate.
- Il 28,3% fatica a sostenere spese mediche, rinunciando spesso a terapie e visite specialistiche.
- Il 32,1% chiede aiuto economico alla famiglia d’origine.
L’analisi dei consumi evidenzia inoltre una maggiore attenzione alla spesa alimentare e alla riduzione degli sprechi. Si conferma anche una contrazione del potere d’acquisto, che colpisce in particolare i nuclei a reddito medio-basso.
Educazione e disuguaglianze cognitive
Uno dei dati più allarmanti riguarda l’analfabetismo funzionale. Il sistema scolastico italiano mostra gravi criticità: insegnanti proletarizzati, strutture scolastiche carenti e un generale regresso cognitivo, che si riflette nei confronti internazionali. Il rapporto denuncia il rischio di una “generazione perduta” incapace di decodificare la complessità del presente.
L’educazione viene indicata come chiave strategica per affrontare le transizioni tecnologiche, ambientali e sociali. Si propone un investimento radicale nel capitale umano, con programmi innovativi, meno burocratizzati e più connessi alle esigenze del mondo contemporaneo.
I nuovi volti della fragilità
L’Italia si scopre un Paese vecchio, fragile e imprevidente. L’invecchiamento della popolazione, unito al calo delle nascite, mina le fondamenta del welfare. La pandemia ha rivelato quanto sia strutturalmente vulnerabile il sistema sanitario, mentre le emergenze climatiche hanno esposto l’impreparazione del territorio italiano.
A questo si aggiungono nuove povertà e malesseri psicologici, con un aumento di disturbi alimentari, solitudine e burnout lavorativo. Le diseguaglianze si allargano e coinvolgono anche la capacità di accesso a servizi essenziali.
Uscire dalla crisi: il pensiero essenziale
Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, propone un approccio ispirato al “pensiero essenziale“: rifondare il sistema italiano attraverso valori condivisi, visioni a lungo termine e responsabilità diffusa. Tre sono le direttrici suggerite:
- Rimettere al centro l’essere umano, superando la logica dell’efficienza tecnica.
- Promuovere una redistribuzione più equa della ricchezza, anche attraverso interventi mirati sui grandi patrimoni.
- Fare dell’educazione un pilastro democratico, capace di formare cittadini consapevoli.
Il rapporto rilancia anche la proposta, già avanzata nel 2016, di un’Agenzia per il Futuro, sul modello del “Ministro per il Futuro” introdotto in Svezia, per orientare le politiche pubbliche a lungo termine.
Conclusione
Il 37° Rapporto Eurispes è una diagnosi impietosa ma costruttiva. Non offre soluzioni precostituite, ma chiama a raccolta le energie migliori del Paese per costruire un nuovo patto sociale. La società italiana ha bisogno di riconnettere le sue parti, superare polarizzazioni, investire nel pensiero, nell’etica e nel capitale umano. La sfida è aperta: l’Italia saprà accettarla?
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