Libri, zaini, cancelleria e dizionari: la spesa per l’avvio dell’anno scolastico 2025‑2026 cresce fino al 5% rispetto all’anno precedente
Con l’arrivo di settembre, le famiglie italiane devono affrontare una spesa scolastica in forte aumento. Tra libri di testo, materiale didattico e accessori, il costo per studente può superare i 1.300 euro. Crescono anche le preoccupazioni legate all’equità dell’accesso all’istruzione.
Aumenti generalizzati su tutto il materiale scolastico
Secondo le stime delle principali associazioni dei consumatori, il caro scuola 2025 comporta un aumento medio dei prezzi compreso tra il 3% e il 5% rispetto al 2024. Il rincaro riguarda tutte le voci principali della spesa:
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Libri scolastici: +3,8% secondo i dati Istat;
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Materiale di cancelleria (quaderni, penne, astucci, zaini): +4,5% in media;
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Dizionari e strumenti specifici per la scuola secondaria: prezzi in crescita fino al 7%.
In totale, il costo medio stimato per l’avvio dell’anno scolastico si aggira tra i 950 e i 1.300 euro per studente, a seconda del grado scolastico e delle scelte di consumo.
Quanto costa davvero la scuola: le cifre nel dettaglio
Le spese per il corredo scolastico completo includono:
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Zaino di marca: fino a 200 euro;
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Diario: tra 25 e 40 euro;
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Astuccio completo: tra 35 e 60 euro;
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Quaderni, penne, colori: circa 50–80 euro;
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Libri di testo scuola media: 300–500 euro;
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Libri di testo scuola superiore: 450–700 euro;
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Dizionari (latino, greco, lingue straniere): 75–133 euro ciascuno.
Particolarmente colpiti sono i genitori con figli al primo anno di scuola media o superiore, dove la lista dei testi obbligatori e del materiale da acquistare è più lunga e costosa.
Le ragioni dei rincari
Dietro questi aumenti si celano una serie di fattori strutturali e dinamiche di mercato che aggravano il peso economico della scuola:
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Aggiornamenti editoriali continui, spesso non necessari, che impediscono l’acquisto di libri usati o il riutilizzo tra fratelli.
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Concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi editori, che detengono oltre l’80% del settore scolastico.
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Normative che limitano gli sconti, oggi fermi al 15%, riducendo la concorrenza tra librerie, store online e grande distribuzione.
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Costi energetici e di trasporto aumentati, che incidono direttamente sui prezzi al dettaglio.
Antitrust in azione: aperta un’indagine sul settore
Di fronte alle denunce di molte associazioni di consumatori, l’Antitrust ha avviato un’indagine conoscitiva sul mercato dei testi scolastici, focalizzandosi su:
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Pratiche commerciali scorrette nella pubblicazione di nuove edizioni;
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Limitazioni imposte all’uso e alla rivendita dei libri digitali;
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Ostacoli alla diffusione di piattaforme di prestito, scambio o usato certificato.
L’obiettivo è verificare se esistano distorsioni che compromettano la libera concorrenza e aggravino i costi per le famiglie.
Le richieste dei consumatori
Diverse associazioni hanno presentato proposte concrete per ridurre la pressione economica sulle famiglie, tra cui:
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Eliminazione del tetto massimo agli sconti per libri scolastici, per favorire la concorrenza tra rivenditori.
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Detrazione fiscale del 19% per l’acquisto di testi scolastici, da estendere anche al materiale di consumo.
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Incentivi al riuso, attraverso piattaforme comunali per il prestito e lo scambio dei libri.
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Semplificazione della scelta dei testi, per evitare sostituzioni inutili da parte dei docenti.
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Distribuzione gratuita dei libri per le fasce più deboli, con fondi statali o regionali.
Le difficoltà delle famiglie numerose o monoreddito
Il caro scuola incide in maniera diseguale sul tessuto sociale. Le famiglie monoreddito o con più figli in età scolare sono le più penalizzate. In alcuni casi, la spesa complessiva per tre figli può superare i 3.500 euro, con effetti significativi sulla capacità di spesa familiare.
Le misure di sostegno attualmente attive—come bonus libri regionali, contributi comunali o voucher scolastici—non coprono il fabbisogno reale e restano spesso insufficienti o di difficile accesso.
Un problema che rischia di diventare strutturale
L’impennata dei costi scolastici si inserisce in un contesto più ampio di inflazione sui beni primari, che include anche alimentari, carburanti e spese sanitarie. Il rischio è che la scuola, da diritto universale, diventi un privilegio condizionato dalla capacità di spesa.
L’avvio dell’anno scolastico, un tempo occasione di entusiasmo, si trasforma per molte famiglie in una fase di stress economico e organizzativo.
Le prospettive: servono interventi strutturali
Affrontare il caro scuola richiede un intervento strutturale da parte delle istituzioni. Le azioni isolate o le iniziative locali non bastano. Tra le misure urgenti da valutare:
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Revisione della Legge sul prezzo fisso dei libri scolastici;
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Promozione dell’editoria open source scolastica;
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Maggiore trasparenza nelle adozioni dei testi da parte delle scuole;
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Investimenti in piattaforme digitali gratuite e interoperabili.
Un impegno concreto per riportare la scuola al centro delle politiche pubbliche e garantire pari accesso all’istruzione per tutti, senza discriminazioni economiche.
