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Attualità

Carburanti in aumento, il gasolio tocca 2,20 euro al litro in autostrada e la corsa non si ferma

Il diesel continua a rincarare nonostante il taglio delle accise: pesano petrolio, crisi delle raffinerie, tensioni in Medio Oriente e scorte ridotte

La corsa dei carburanti non accenna a fermarsi e il gasolio torna al centro dell’emergenza prezzi. Sabato 22 agosto il diesel self service ha raggiunto una media di 2,128 euro al litro sulla rete stradale nazionale e quota 2,200 euro in autostrada. A spingere verso l’alto i listini non è però soltanto il prezzo del petrolio: dietro l’aumento c’è soprattutto una crescente difficoltà nel reperire prodotti raffinati, aggravata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dai problemi delle raffinerie russe e da scorte internazionali sempre più ridotte. Una combinazione che sta rendendo il gasolio particolarmente vulnerabile proprio mentre si avvicina la scadenza del taglio fiscale introdotto dal Governo.

Gasolio a 2,20 euro in autostrada, i nuovi prezzi alla pompa

I dati del 22 agosto 2026 mostrano un nuovo rialzo generalizzato. Sulla rete stradale nazionale la benzina self service è salita a una media di 2,008 euro al litro, rispetto ai 2,005 euro della giornata precedente. In autostrada il prezzo medio della verde è passato da 2,080 a 2,085 euro al litro.

Più marcato il movimento del gasolio. Il diesel self è arrivato a 2,128 euro al litro sulle strade, contro i 2,122 euro del giorno precedente, mentre in autostrada il prezzo medio ha raggiunto 2,200 euro al litro, con un aumento di 1,4 centesimi in appena ventiquattro ore rispetto ai 2,186 euro precedenti.

Carburante Prezzo 22 agosto Prezzo precedente Costo di 50 litri
Benzina self – rete stradale 2,008 €/litro 2,005 €/litro 100,40 euro
Benzina self – autostrada 2,085 €/litro 2,080 €/litro 104,25 euro
Gasolio self – rete stradale 2,128 €/litro 2,122 €/litro 106,40 euro
Gasolio self – autostrada 2,200 €/litro 2,186 €/litro 110,00 euro

Il confronto con pochi giorni prima rende ancora più evidente la velocità degli aumenti. Il 18 agosto il gasolio self costava mediamente 2,099 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,173 euro in autostrada. In quattro giorni il prezzo è quindi cresciuto di circa 2,9 centesimi al litro sulle strade e di 2,7 centesimi sulle tratte autostradali.

Perché il diesel continua a salire anche quando il petrolio non corre allo stesso ritmo

Per comprendere ciò che sta accadendo bisogna distinguere il petrolio greggio dal carburante che arriva effettivamente alla pompa. Il prezzo di benzina e diesel non dipende infatti solo dalle quotazioni del Brent. Tra l’estrazione del greggio e il distributore esistono una lunga serie di passaggi: trasporto, raffinazione, stoccaggio, distribuzione, margini commerciali e tassazione.

Ed è proprio nella fase della raffinazione che si concentra oggi una delle principali criticità. Il mercato internazionale dispone di petrolio, ma incontra maggiori difficoltà nel trasformarlo nelle quantità di gasolio, benzina e altri prodotti raffinati richiesti dai consumatori e dalle imprese.

La conseguenza è un fenomeno apparentemente contraddittorio: il greggio può scendere rispetto ai massimi raggiunti durante una crisi, mentre il diesel rimane molto caro. Questo accade quando la disponibilità di carburante raffinato diminuisce più rapidamente della domanda. In queste condizioni aumenta il cosiddetto margine di raffinazione, cioè la differenza tra il valore del greggio e quello dei prodotti ottenuti dalla sua lavorazione.

Nel caso del diesel europeo, questo margine ha raggiunto nell’estate del 2026 livelli eccezionalmente elevati. È uno dei motivi per cui la discesa del petrolio registrata in alcune fasi non si è trasferita con la stessa intensità sui prezzi praticati agli automobilisti.

La crisi delle raffinerie pesa soprattutto sul gasolio

La situazione internazionale ha ridotto in modo significativo la capacità effettiva di produzione dei carburanti. Nel Medio Oriente, una parte importante degli impianti di raffinazione è stata fermata o ha lavorato a ritmi inferiori rispetto alla normalità a causa del conflitto e delle difficoltà nella movimentazione del greggio e dei prodotti finiti.

Secondo le stime disponibili sul mercato energetico internazionale, oltre il 20% della capacità di raffinazione mediorientale, complessivamente pari a circa 9,6 milioni di barili al giorno prima delle interruzioni, è stato interessato dalla crisi. Allo stesso tempo, le esportazioni di carburanti provenienti dall’area del Golfo sono state penalizzate dalle forti limitazioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz.

Il problema è particolarmente importante per l’Europa. Il greggio può in alcuni casi essere deviato attraverso oleodotti o rotte alternative, mentre spostare rapidamente grandi quantità di gasolio già raffinato è molto più complicato. Per questo la disponibilità del prodotto finito si è ridotta più rapidamente di quella del petrolio.

Russia e Ucraina, un altro elemento che riduce l’offerta di diesel

A pesare sul mercato ci sono anche le conseguenze degli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. Le operazioni sulle raffinerie hanno ridotto significativamente la lavorazione del greggio in Russia, uno dei grandi produttori mondiali di prodotti petroliferi.

La capacità di raffinazione russa è scesa nei mesi più difficili a livelli vicini ai minimi degli ultimi due decenni. Il calo della produzione ha contribuito a ridurre ulteriormente le quantità di diesel disponibili sul mercato internazionale e Mosca ha adottato anche restrizioni alle esportazioni per proteggere l’approvvigionamento interno.

Per il mercato europeo gli effetti indiretti rimangono rilevanti anche dopo la riduzione delle importazioni dirette di combustibili russi. Ogni barile di diesel che viene meno in una parte del mercato globale aumenta infatti la competizione per le forniture provenienti da altri Paesi.

Lo Stretto di Hormuz resta il punto più delicato

Il secondo grande fattore è rappresentato dal Medio Oriente e in particolare dalla situazione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti per il commercio energetico mondiale. Prima della crisi, attraverso questo tratto di mare transitavano volumi di petrolio equivalenti a circa un quinto dei consumi globali.

La forte riduzione del traffico commerciale e le difficoltà legate al conflitto con l’Iran hanno generato un premio di rischio che si riflette sulle quotazioni del petrolio, sui costi assicurativi delle navi, sui tempi di consegna e sulla disponibilità di carburanti raffinati.

Nell’ultima settimana anche il Brent è tornato a salire con decisione, chiudendo il 21 agosto a circa 94,39 dollari al barile, con un incremento superiore al 6% nell’arco della settimana. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran e l’incertezza sulla durata delle limitazioni ai flussi energetici hanno riportato il rischio geopolitico al centro delle contrattazioni.

Il rialzo del greggio si somma così a un mercato dei prodotti raffinati già molto teso. È questa sovrapposizione a rendere particolarmente difficile un rapido ritorno del diesel verso livelli più bassi.

Le scorte europee sono inferiori alla media

Un altro elemento da osservare riguarda le scorte. Quando i depositi sono abbondanti, un’interruzione temporanea delle forniture può essere assorbita utilizzando il carburante già disponibile. Quando invece gli stoccaggi sono ridotti, qualsiasi problema produttivo o logistico viene trasmesso più rapidamente ai prezzi.

Nel principale hub petrolifero europeo di Amsterdam-Rotterdam-Anversa, le scorte di gasolio risultano inferiori di circa il 24% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Questo significa che l’Europa dispone di un margine di sicurezza più limitato proprio mentre l’offerta globale attraversa una fase di forte pressione.

A livello internazionale, inoltre, le scorte accumulate prima dell’escalation geopolitica sono state progressivamente utilizzate nei mesi successivi. La riduzione dei depositi rende quindi il mercato più sensibile a nuovi incidenti, blocchi di raffinerie, attacchi alle infrastrutture o problemi nel trasporto marittimo.

Perché il gasolio è più esposto della benzina

Il diesel presenta inoltre una caratteristica che lo rende più difficile da sostituire nel breve periodo: una parte significativa della domanda proviene da attività economiche per le quali ridurre i consumi non è semplice.

  • Autotrasporto: camion e mezzi commerciali continuano a utilizzare prevalentemente gasolio.
  • Agricoltura: numerosi macchinari agricoli dipendono ancora dai carburanti diesel.
  • Industria e cantieri: mezzi pesanti, generatori e macchinari utilizzano grandi quantità di distillati.
  • Trasporto privato: in molti Paesi europei resta consistente il numero di automobili diesel in circolazione.

Di conseguenza, quando il prezzo sale la domanda non diminuisce immediatamente in modo proporzionale. Un automobilista può limitare qualche viaggio, ma un’impresa di autotrasporto non può interrompere le consegne senza conseguenze sulla propria attività. Questa minore elasticità contribuisce a mantenere elevato il valore del prodotto nelle fasi di scarsità.

Il taglio delle accise non è riuscito a fermare gli aumenti

Il caso italiano presenta poi una particolarità. Il Governo ha prorogato fino al 25 agosto la riduzione fiscale sul gasolio pari complessivamente a 17 centesimi al litro, considerando anche l’effetto dell’Iva. Il provvedimento era stato introdotto per attenuare l’impatto dei rincari internazionali durante il periodo degli spostamenti estivi.

L’ultima proroga è stata finanziata con circa 245 milioni di euro. Nonostante questa riduzione, però, l’aumento della componente industriale del prezzo è stato talmente rapido da erodere in poche settimane una parte consistente del beneficio per gli automobilisti.

Il dato è evidente osservando l’andamento di agosto. Il 4 agosto il gasolio self sulla rete ordinaria costava circa 2,10 euro al litro; il 18 agosto era nuovamente vicino agli stessi livelli e il 22 agosto ha raggiunto 2,128 euro. In autostrada, nello stesso periodo, il prezzo è arrivato a superare nettamente quota 2,17 euro fino a toccare i 2,20 euro.

In altre parole, il taglio fiscale ha impedito che il prezzo fosse ancora più elevato, ma non è stato sufficiente a neutralizzare l’aumento del costo internazionale del gasolio. È una distinzione importante: l’accisa determina una parte consistente del prezzo finale, ma non può controllare l’andamento delle quotazioni del prodotto raffinato.

Cosa può accadere dopo il 25 agosto

L’attenzione si concentra ora sulla scadenza della misura. Il 25 agosto termina infatti la proroga del taglio da 17 centesimi. Il Governo ha indicato il ritorno del meccanismo delle accise mobili, attraverso il quale una parte del maggiore gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi può essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise.

Questo non significa però che dal giorno successivo il prezzo del diesel aumenterà automaticamente di 17 centesimi. L’effetto finale dipenderà dalle decisioni adottate, dalle risorse disponibili e soprattutto dall’andamento delle quotazioni internazionali.

Se i prezzi del greggio e i margini di raffinazione dovessero rimanere elevati, sarà difficile vedere una discesa rapida alla pompa. Al contrario, un miglioramento della situazione nello Stretto di Hormuz, la ripresa delle raffinerie e un aumento delle esportazioni di diesel potrebbero ridurre gradualmente la pressione.

Quanto costa oggi fare un pieno

Il nuovo livello dei prezzi ha un impatto immediato sulle famiglie. Con il gasolio a 2,128 euro al litro, un rifornimento da 50 litri costa circa 106,40 euro. In autostrada, con una media di 2,20 euro, lo stesso pieno raggiunge 110 euro.

Per la benzina il costo è leggermente inferiore: 50 litri alla media nazionale di 2,008 euro richiedono circa 100,40 euro, mentre in autostrada si sale a 104,25 euro.

Il confronto su base annuale conferma l’entità del fenomeno. Le stime elaborate a metà agosto dalle associazioni dei consumatori indicavano per il diesel un aumento di oltre il 27% rispetto al periodo di Ferragosto del 2025, con un aggravio superiore a 22 euro per un pieno standard.

Il rischio di effetti su trasporti e prezzi dei beni

Il caro gasolio non riguarda soltanto chi utilizza un’automobile diesel. Il carburante rappresenta una voce di costo importante per trasporto merci, logistica, agricoltura e numerose attività produttive. Se i prezzi dovessero rimanere elevati per un periodo prolungato, una parte degli aumenti potrebbe essere trasferita lungo la catena di distribuzione.

Il passaggio non è automatico e dipende dalla capacità delle imprese di assorbire i maggiori costi, dai contratti di trasporto e dalla concorrenza. Tuttavia, un aumento persistente dell’energia può diventare un fattore di pressione sull’inflazione, soprattutto per i beni che richiedono lunghi spostamenti o una forte componente logistica.

È per questo che l’andamento dei carburanti viene osservato non soltanto dal punto di vista degli automobilisti, ma anche come indicatore dell’evoluzione generale dei costi energetici.

Per una discesa stabile servono più carburanti raffinati sul mercato

Il punto centrale della crisi attuale è quindi diverso rispetto alle tradizionali fiammate del prezzo del petrolio. Il Brent rimane importante, ma il vero collo di bottiglia è diventato la raffinazione. Una parte degli impianti mediorientali lavora meno, la capacità russa è stata colpita, le esportazioni asiatiche non hanno compensato completamente il deficit e le scorte europee sono ridotte.

Finché questa situazione non cambierà, il diesel potrà continuare a mantenersi su livelli elevati anche in presenza di giornate di ribasso del petrolio. Per assistere a una diminuzione strutturale dei prezzi servirebbe una combinazione di fattori: maggiore produzione delle raffinerie, normalizzazione delle rotte attraverso il Golfo, ricostituzione delle scorte e minore tensione geopolitica.

Nel breve periodo, quindi, il mercato resta esposto a forti oscillazioni. Una distensione internazionale potrebbe produrre un arretramento delle quotazioni, mentre nuove interruzioni delle forniture rischierebbero di generare ulteriori rincari.

Una seconda parte dell’estate ancora sotto pressione

Il record di 2,20 euro al litro per il gasolio self in autostrada arriva nel primo fine settimana di controesodo dopo Ferragosto, proprio quando milioni di automobilisti tornano sulle principali direttrici italiane. È un momento particolarmente delicato perché concentra una domanda elevata di carburante e coincide con la fase finale dello sconto fiscale sul diesel.

I prossimi giorni saranno quindi decisivi per capire se il prezzo riuscirà a stabilizzarsi o se la corsa continuerà. Molto dipenderà dagli sviluppi internazionali, ma anche dalla capacità delle raffinerie di aumentare l’offerta di prodotti finiti.

Il dato più importante è che il caro carburanti del 2026 non può essere letto guardando soltanto al prezzo del barile. La crisi riguarda l’intera catena energetica e in particolare la disponibilità di gasolio raffinato. È questa scarsità, unita alle tensioni sul petrolio e alle scorte ridotte, a spiegare perché il diesel continui a salire e perché gli interventi sulle accise, pur riducendo il prezzo potenziale alla pompa, non siano finora riusciti a invertire la tendenza.