Carburanti alle stelle, scatta l’allarme speculazioni: torna in campo “Mister Prezzi” con poteri di controllo e segnalazione

La crisi in Medio Oriente, il blocco dello Stretto di Hormuz e i rincari record alla pompa spingono il governo a rafforzare il monitoraggio sull’intera filiera. Convocate per il 6 marzo due sessioni della Commissione di allerta rapida.

Il prezzo della benzina supera quota 1,7 euro al litro, il gasolio vola sopra 1,8 euro, ma in autostrada il diesel raggiunge punte di 2,5 euro. Sullo sfondo, la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz fanno impennare le quotazioni internazionali del greggio, mentre le associazioni dei consumatori gridano alla speculazione. Il governo risponde riattivando il Garante per la sorveglianza dei prezzi e convocando d’urgenza la Commissione di allerta rapida. Ma chi è davvero “Mister Prezzi” e cosa può fare concretamente?


La scintilla: la guerra in Iran e il blocco di Hormuz

Tutto è partito dal fine settimana del 28 febbraio 2026, quando <strong>Stati Uniti e Israele hanno condotto attacchi congiunti contro le infrastrutture strategiche dell’Iran</strong>, nell’ambito dell’operazione denominata “Ruggito del Leone”. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: l’Iran ha dichiarato chiuso lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>, il corridoio marittimo largo circa quaranta chilometri attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e quasi un terzo del gas naturale liquefatto (GNL) a livello globale.

L’effetto sui mercati è stato immediato e brutale. Il Brent ha superato quota 80 dollari al barile, toccando 80,25 dollari con un rialzo del 3,33%, dopo aver segnato nella seduta precedente un massimo di 82,37 dollari, livello non registrato da gennaio 2025. Anche il gas naturale ha subito un’impennata: il 2 marzo si è registrato un primo importante rincaro del +39% ad Amsterdam, con le quotazioni che hanno raggiunto i 59,45 euro al megawattora.

Per l’Italia, la chiusura di Hormuz ha un peso specifico importante. Attualmente il 57% del gasolio e il 20% del jet fuel importati dall’Italia transitano dallo Stretto di Hormuz. Diversa la situazione del greggio: il 42% del petrolio importato arriva dall’Africa, con la Libia primo fornitore al 24%, il 30% da Azerbaijan e Kazakhstan e il 13% dagli USA.  Questa diversificazione attenua i rischi sul fronte greggio, ma non sui prodotti raffinati — gasolio e jet fuel — i più esposti alle tensioni nel Golfo Persico.

L’impennata del gasolio è legata alla forte pressione sulle forniture provenienti dall’area del Golfo Persico. Negli ultimi anni sia l’Italia che molti altri Paesi europei hanno aumentato gli arrivi dalle raffinerie che si affacciano sul Golfo Persico, che devono necessariamente passare attraverso lo Stretto di Hormuz.


I numeri alla pompa: la mappa dei rincari

I dati parlano chiaro. La benzina ha superato quota 1,7 euro al litro in media nazionale self service, mentre il gasolio è volato sopra 1,8 euro al litro. Il prezzo del gasolio è al massimo da oltre due anni, dal 4 marzo 2024, mentre la benzina si trova al livello più alto da tre mesi, dal 5 dicembre 2025.

Stando alle rilevazioni più aggiornate, la benzina self service si attesta a 1,724 euro al litro, con le compagnie a 1,733 e le pompe bianche a 1,705; il diesel self service è a 1,815 euro al litro, con le compagnie a 1,831 e le pompe bianche a 1,804. Sulle autostrade: benzina self service a 1,816 euro al litro (servito 2,072), gasolio self service a 1,903 euro al litro (servito 2,157).

Di seguito una tabella riepilogativa dei prezzi medi attuali:

 

Carburante Self service (rete) Servito (rete) Self service (autostrada)
Benzina 1,724 €/l 1,859 €/l 1,816 €/l
Gasolio 1,815 €/l 1,945 €/l 1,903 €/l
GPL 0,694 €/l 0,831 €/l
Metano 1,423 €/kg 1,485 €/kg

I rincari stanno colpendo in modo disomogeneo il territorio nazionale. Assotir segnala aumenti del diesel che vanno dai 10 centesimi in Lombardia ai 24 centesimi in Sicilia, e denuncia problemi di approvvigionamento di carburante in Campania e in Lombardia.


L’allarme speculazioni: le associazioni accusano

Davanti a rincari così rapidi, le associazioni dei consumatori e dei gestori hanno alzato la voce, parlando apertamente di comportamenti speculativi da parte delle compagnie petrolifere.

Adoc sottolinea che il Paese dispone di riserve stoccate che dovrebbero ammortizzare queste oscillazioni.  Il Centro di ricerca sui consumi (Crc) parla anch’esso di speculazione, considerando che i rincari alla pompa si stanno applicando su scorte acquistate e raffinate ben prima dell’escalation militare.

Assoutenti chiede di fare luce sull’intera filiera dei carburanti per capire se vi siano anomalie o speculazioni a danno degli automobilisti, ricordando che oggi per ogni litro di benzina acquistato il 58,7% è assorbito da Iva e accise, percentuale che scende al 54,5% per il gasolio.  L’associazione ha anche annunciato una segnalazione all’Antitrust affinché valuti l’apertura di un’indagine sui rincari.

Dal fronte dei gestori, invece, arriva una lettura diversa: la speculazione, se c’è, non nasce ai distributori. I gestori chiedono solo trasparenza e regole certe: se c’è speculazione, la si cerchi dove nasce davvero, non tra chi lavora dodici ore al giorno dietro un erogatore con margini risicati, ma nei livelli alti della filiera, dove si decidono approvvigionamenti, strategie e margini.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha cercato di rassicurare: l’Italia è il Paese con lo stoccaggio più alto d’Europa e dispone di fonti di approvvigionamento diversificate. Anche Gianni Murano, presidente di Unem (Unione Energie per la Mobilità), ha confermato che l’Italia è sostanzialmente autosufficiente per benzina e gasolio, e che la filiera energetica nazionale è più resiliente rispetto al passato.


Chi è “Mister Prezzi” e come funziona

Al centro della risposta istituzionale c’è la figura del Garante per la sorveglianza dei prezzi, soprannominato “Mister Prezzi”, che opera presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Il ruolo è attualmente ricoperto da Benedetto Mineo.

Il Mimit ha rafforzato il monitoraggio sull’intera filiera di benzina e gasolio, trasmettendo già i primi risultati delle verifiche alla Guardia di Finanza. Il controllo riguarda i listini consigliati dalle compagnie petrolifere, i margini della distribuzione e i prezzi effettivamente praticati nei distributori.

Nello specifico, il Garante ha ampie funzioni di vigilanza e può agire su più fronti:

  • Monitoraggio continuo dei prezzi di benzina, diesel, GPL e metano lungo tutta la filiera distributiva, con particolare attenzione ai listini delle compagnie e ai margini di distribuzione.
  • Segnalazione alla Guardia di Finanza in caso di movimenti anomali o sospetti. Le verifiche ai distributori riguardano tra l’altro la data di acquisto del carburante, il prezzo pagato per la fornitura e le giacenze, per stabilire se il carburante acquistato a prezzi inferiori venga venduto a un prezzo che incorpora valori non giustificati.
  • Proposta di azioni al governo: “Mister Prezzi” può suggerire al ministro misure mirate o strutturate se riscontra anomalie o malfunzionamenti del mercato.
  • Segnalazioni all’Antitrust: il ministro, sulla base delle indicazioni del Garante, può formulare segnalazioni all’Autorità Garante della Concorrenza per eventuali aperture di istruttoria.
  • Moral suasion: azioni di pressione informale sugli operatori del mercato per scoraggiare comportamenti opportunistici.

A disposizione dei consumatori c’è anche l’Osservatorio prezzi carburanti, un servizio di informazione e trasparenza che permette di consultare in tempo reale i prezzi praticati presso gli impianti di distribuzione su tutto il territorio nazionale. Tra le funzioni c’è quella che permette di visualizzare tutti gli impianti in un’area di 10 km attorno alla propria posizione. I gestori hanno l’obbligo di comunicare al Ministero i prezzi praticati per tutte le tipologie di carburante e per tutte le forme di vendita.


La Commissione di allerta rapida: cosa succede il 6 marzo

Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, su indicazione del ministro Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida. La prima, alle ore 9.30, è dedicata all’andamento dei mercati energetici con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. La seconda, alle ore 11.30, è invece focalizzata sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare.

Si tratta di un organismo istituzionale che riunisce rappresentanti delle associazioni di impresa e delle associazioni dei consumatori, con l’obiettivo di individuare eventuali distorsioni di mercato e valutare interventi correttivi. I risultati preliminari di una prima serie di verifiche sono stati già trasmessi alla Guardia di Finanza, che potrà svolgere a sua volta controlli più approfonditi nel caso emergano anomalie.


Le previsioni: quanto potrebbe salire ancora?

Il quadro prospettico dipende in larga misura dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Gli analisti tracciano tre scenari distinti:

Scenario 1 – Tensione di breve durata: i rincari si attestano tra il 10% e il 15% rispetto ai livelli pre-crisi, con effetti temporanei destinati a rientrare in poche settimane.

Scenario 2 – Conflitto prolungato: un conflitto più prolungato spingerebbe il greggio a salire di ulteriori 5-20 dollari al barile, consolidando rincari strutturali sui carburanti.

Scenario 3 – Chiusura prolungata di Hormuz: in questo caso il petrolio potrebbe superare i 100 dollari, con punte fino a 130 dollari al barile. Tradotto sui distributori italiani, significherebbe un aumento della benzina di 30-40 centesimi al litro, con il rischio di avvicinarsi o superare la soglia dei 2 euro al litro.

Secondo Federconsumatori, tra costi diretti — per chi possiede un’auto diesel intorno ai 94 euro all’anno — e costi indiretti legati all’aumento dei prezzi dei beni di consumo trasportati, una famiglia arriverebbe a pagare fino a 180 euro in più all’anno tra rifornimento e spesa quotidiana.  Se la crisi si protraesse ulteriormente, alcune stime parlano di aggravi fino a 600 euro annui per nucleo familiare.


Il peso della tassazione italiana

Un elemento strutturale che aggrava il problema è il peso delle accise e dell’IVA sui carburanti in Italia, tra i più elevati in Europa. Su ogni litro di benzina, quasi il 59% del prezzo finale è assorbito dalla fiscalità dello Stato. Questo meccanismo fa sì che anche aumenti relativamente contenuti delle quotazioni internazionali si traducano in rincari percettibili alla pompa, amplificati dall’effetto moltiplicatore della tassazione.

Le associazioni di categoria dei trasportatori chiedono al governo misure urgenti: Conftrasporto sollecita la sospensione immediata dell’ETS per il trasporto e misure straordinarie a sostegno del sistema logistico, ricordando che alcuni Paesi, come la Spagna, si sono già mossi per contenere i prezzi.  Assotir, dal canto suo, chiede un credito d’imposta straordinario finanziato con l’extragettito IVA generato proprio dai rincari.


Cosa può fare il consumatore

In attesa che le istituzioni facciano chiarezza, i cittadini hanno a disposizione alcuni strumenti pratici:

  • Consultare l’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit (osservaprezzi.mise.gov.it) per trovare i distributori più convenienti nella propria area.
  • Preferire le pompe bianche (distributori indipendenti), che storicamente praticano prezzi inferiori rispetto ai marchi delle grandi compagnie.
  • Segnalare anomalie di prezzo al Garante per la sorveglianza dei prezzi, che può trasmetterle alla Guardia di Finanza per eventuali verifiche.
  • Monitorare le app dedicate al confronto prezzi tra distributori, strumenti sempre più diffusi che permettono di risparmiare anche diversi centesimi per litro.