L’ex presidente brasiliano ritenuto colpevole di aver orchestrato un colpo di Stato per restare al potere dopo la sconfitta elettorale del 2022
Con una sentenza senza precedenti, la Corte Suprema del Brasile ha condannato Jair Bolsonaro a 27 anni e 3 mesi di carcere per il tentato colpo di Stato e altri reati gravi, segnando un punto di svolta nella storia democratica del Paese.
Una condanna storica per un ex presidente
Il massimo organo giudiziario brasiliano ha riconosciuto Jair Bolsonaro colpevole di aver tentato di rovesciare l’ordine democratico con un piano eversivo che mirava a invalidare l’esito delle elezioni presidenziali del 2022, vinte da Luiz Inácio Lula da Silva. La condanna riguarda cinque reati principali:
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Associazione criminale armata
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Tentata abolizione dello Stato di diritto
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Danneggiamento aggravato al patrimonio pubblico
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Deterioramento di beni culturali protetti
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Colpo di Stato
L’ex presidente, che aveva guidato il Brasile dal 2019 al 2022, è stato anche giudicato responsabile di aver istigato e coperto le azioni violente dei suoi sostenitori, culminate con l’assalto alle sedi istituzionali dell’8 gennaio 2023.
I giudici e l’esito del voto
La condanna è stata decisa dalla prima sezione della Corte Suprema, composta da cinque giudici. Hanno votato a favore della condanna:
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Cristiano Zanin (presidente del collegio)
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Alexandre de Moraes
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Flávio Dino
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Cármen Lúcia
L’unico voto contrario è stato quello del giudice Luiz Fux, che ha sollevato dubbi sulla competenza della Corte Suprema in materia e ha chiesto l’assoluzione di Bolsonaro.
La pena complessiva — 27 anni, 3 mesi e 15 giorni — sarà da scontare in regime iniziale chiuso. Bolsonaro ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello, ma la condanna segna un colpo durissimo alla sua figura politica, già colpita da precedenti sanzioni che lo hanno reso ineleggibile fino al 2030.
Gli altri condannati del “cerchio magico”
Oltre a Bolsonaro, la sentenza ha riguardato anche altri esponenti di spicco dell’ex governo e delle forze armate:
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Walter Braga Netto, ex ministro della Difesa e della Casa Civile, è stato condannato a 26 anni e 5 mesi
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Almir Garnier, ex comandante della Marina, ha ricevuto una pena di 24 anni e 3 mesi
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Anderson Torres, ex ministro della Giustizia, condannato a 24 anni e 3 mesi
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Augusto Heleno, ex ministro del Gabinetto di Sicurezza Istituzionale, dovrà scontare 21 anni e 6 mesi
Tutti i condannati sono stati ritenuti parte di una cospirazione organizzata per mantenere Bolsonaro al potere, nonostante la chiara sconfitta alle urne.
Il piano eversivo
Secondo l’accusa, il piano prevedeva:
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Diffusione sistematica di disinformazione per screditare l’esito elettorale
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Cooptazione di alti ufficiali dell’esercito, in particolare dei vertici della Marina e dell’Aeronautica
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La redazione e circolazione di un decreto presidenziale fittizio per annullare i risultati delle elezioni
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Mobilitazione di gruppi radicalizzati per l’assalto ai palazzi istituzionali
L’elemento più grave, sottolineato dalla sentenza, è stato l’uso strumentale delle istituzioni militari e giudiziarie come parte del progetto di golpe.
Il sostegno dei sovranisti, anche italiani
Nel corso della sua presidenza, Bolsonaro è diventato un punto di riferimento per i movimenti sovranisti internazionali, grazie alla sua retorica anti-globalista, al rifiuto delle politiche sanitarie durante la pandemia e alla linea dura sull’immigrazione e la sicurezza.
Anche in Italia, diversi esponenti politici di destra hanno espresso ammirazione e sostegno nei confronti del leader brasiliano. Tra questi, spicca Matteo Salvini, leader della Lega, che più volte ha elogiato pubblicamente Bolsonaro. In un comizio del 2019, Salvini lo aveva definito “un grande presidente”, citandolo accanto a Donald Trump e Vladimir Putin. Più di recente, ha criticato le indagini a suo carico, parlando di “persecuzioni giudiziarie da parte della sinistra”.
Queste posizioni, oggi, sollevano interrogativi, alla luce della sentenza emessa dalla Corte Suprema brasiliana, che ha ricostruito in modo dettagliato il tentativo eversivo messo in atto da Bolsonaro e dai suoi alleati. La vicenda riapre dunque anche in Italia un dibattito sul confine tra legittimo sostegno politico e solidarietà verso comportamenti antidemocratici.
Reazioni internazionali
La sentenza ha avuto un’eco globale. Negli Stati Uniti, Donald Trump ha criticato duramente il verdetto, paragonando la vicenda a quella che lo coinvolge a livello giudiziario. Anche altri esponenti della destra statunitense hanno denunciato una “caccia alle streghe”.
In Brasile, le reazioni sono divise:
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I sostenitori di Bolsonaro parlano di processo politicizzato
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I partiti moderati e progressisti lodano il verdetto come una vittoria dello Stato di diritto
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La società civile si mostra cauta, temendo un possibile ritorno delle tensioni di piazza
Implicazioni politiche e giudiziarie
La condanna a Bolsonaro rappresenta un monito a chiunque cerchi di minare le istituzioni democratiche, ma al tempo stesso rischia di intensificare la polarizzazione già profonda nel Paese.
Dal punto di vista legale, Bolsonaro resta agli arresti domiciliari, in attesa dell’esito del ricorso. Le possibilità di un suo ritorno sulla scena politica, tuttavia, sembrano oggi gravemente compromesse.
Un precedente per l’America Latina
Il caso ha un valore simbolico e giuridico anche oltre i confini del Brasile. In un’America Latina spesso attraversata da crisi istituzionali e tentazioni autoritarie, la condanna di un ex presidente per tentato colpo di Stato è un evento senza precedenti. Resta ora da capire se avrà effetti dissuasivi o se, al contrario, alimenterà nuovi scontri ideologici nella regione.
Conclusione
Con la condanna di Jair Bolsonaro, il Brasile si afferma come una democrazia capace di difendersi da minacce interne. Il processo non chiude del tutto la vicenda politica dell’ex presidente, ma segna un confine netto: nessuno, nemmeno chi ha detenuto il massimo potere, è al di sopra della legge.
