Negli Stati Uniti cresce una nuova generazione di imprenditori solitari che, grazie a strumenti di intelligenza artificiale, gestisce aziende da milioni di dollari senza assumere nessuno: un fenomeno che sta ridisegnando il rapporto tra capitale, lavoro e tecnologia
Un tempo costruire un’azienda di successo richiedeva un team. Oggi l’intelligenza artificiale sta ribaltando questo assunto: cresce il numero di imprenditori che lavorano completamente da soli, generando fatturati superiori al milione di dollari senza assumere un solo dipendente. Un fenomeno che parte dagli Stati Uniti ma che guarda con crescente interesse anche al mercato europeo e italiano.
Il modello del founder solitario
Il caso più citato negli ambienti tech americani è quello di Ben Broca, che lo scorso dicembre ha lanciato un’azienda che offre strumenti di intelligenza artificiale agli imprenditori. Broca ha già 10.000 clienti paganti ed è sulla buona strada per raggiungere 10 milioni di dollari di fatturato quest’anno. Il dettaglio che colpisce di più: non ha assunto nessuno. Strumenti di intelligenza artificiale gestiscono per lui le email e le attività amministrative quotidiane, permettendogli di dedicarsi interamente allo sviluppo del prodotto.
Non è un caso isolato. Un’analisi della società di pagamenti Stripe ha individuato migliaia di operatori solitari sulla propria piattaforma che generano oltre un milione di dollari di ricavi, con un numero che è raddoppiato tra il 2023 e il 2025. Secondo i dati più recenti diffusi da Stripe Economics, la quota di aziende che raggiungono il milione di dollari di fatturato cumulato entro un anno dall’apertura è cresciuta di circa il 30% per la coorte del 2025 rispetto a quella del 2023, e di circa tre volte rispetto al 2019. Chi supera i 5 e i 10 milioni di dollari di ricavi è quasi triplicato nello stesso periodo.
Numeri che raccontano un cambiamento strutturale
I dati del Census Bureau statunitense confermano che il fenomeno non è marginale. Negli Stati Uniti si contano quasi 30 milioni di solopreneur, imprese senza dipendenti retribuiti che insieme generano circa 1.700 miliardi di dollari, pari a quasi il 7% del PIL americano. La quota di startup fondate da una sola persona è passata dal 23,7% del 2019 al 36,3% della prima metà del 2025: più di una nuova impresa su tre nasce oggi con un solo nome sull’atto costitutivo, un record per gli ultimi cinquant’anni.
A rendere possibile questo salto è il crollo dei costi operativi. Uno stack completo di strumenti digitali per far funzionare una micro-azienda, dal marketing al supporto clienti, oggi costa tra i 3.000 e i 12.000 dollari l’anno, una riduzione del 95-98% rispetto al costo di assumere lo staff equivalente. Dieci anni fa la stessa attività avrebbe richiesto un team e un budget con un paio di zeri in più. Il risultato sono margini operativi che, secondo alcune stime, oscillano tra il 60 e l’80%.
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Solopreneur attivi negli USA | Quasi 30 milioni |
| Fatturato complessivo generato | Circa 1.700 miliardi di dollari |
| Quota di startup fondate da una sola persona (2019) | 23,7% |
| Quota di startup fondate da una sola persona (metà 2025) | 36,3% |
| Costo annuo di uno stack tecnologico completo | 3.000 – 12.000 dollari |
| Aziende oltre il milione di dollari (crescita 2023-2025) | Raddoppiate |
Dal software no-code alle exit milionarie
Il caso che più di tutti ha alimentato l’immaginario del founder solitario è quello di Maor Shlomo, sviluppatore israeliano che aveva già costruito un’azienda con oltre cento dipendenti prima di decidere di ricominciare completamente da solo. Nel dicembre 2024 ha lanciato Base44, una piattaforma no-code che permette a chiunque di costruire applicazioni software descrivendo semplicemente a un chatbot cosa desidera realizzare. Nel giro di un mese dal lancio, Base44 aveva già incassato quasi 1,5 milioni di dollari in abbonamenti. Sei mesi dopo, il colosso Wix ha acquisito l’azienda per 80 milioni di dollari, cash più earnout, senza che Shlomo avesse mai avuto un solo investitore né un solo collaboratore.
Un altro esempio arriva dal settore della sanità digitale: Matthew Gallagher ha lanciato Medvi, una startup di telemedicina partita con soli 20.000 dollari e, per un certo periodo, senza dipendenti oltre a se stesso. Al posto di un team tradizionale, Gallagher si è affidato a strumenti di intelligenza artificiale per scrivere codice, generare contenuti di marketing, costruire il sito web e gestire il servizio clienti. Nel primo mese l’azienda ha attirato 300 clienti, saliti a oltre 1.300 nel mese successivo. Nel suo primo anno intero di attività, Medvi ha generato 401 milioni di dollari di vendite, servendo più di 250.000 clienti, con una proiezione che quest’anno la porterebbe fino a 1,8 miliardi di dollari di fatturato.
Il “bus factor” e i rischi del modello
Non tutti guardano al fenomeno con lo stesso entusiasmo. Negli ambienti tecnologici circola un’espressione che sintetizza bene il rischio strutturale di queste aziende: il “bus factor”, ovvero il numero di persone che devono venire meno perché l’intera attività si fermi. Nella one-person company il bus factor è uno solo: il fondatore stesso. Una malattia, un episodio di burnout, due settimane complicate possono bastare a mandare in crisi un’attività che non ha nessun altro a cui appoggiarsi.
I numeri, del resto, ridimensionano parte della narrazione. Se è vero che circa il 77% dei nuovi solopreneur raggiunge la profittabilità entro il primo anno, è anche vero che circa la metà ha attraversato almeno un mese a fatturato zero, e soltanto una minima percentuale supera davvero la soglia del milione di dollari di ricavi: il reddito mediano reale di un solopreneur si aggira infatti intorno ai 3.000 dollari al mese. I casi da decine o centinaia di milioni di dollari restano l’eccezione statistica, spesso raccontata però come se fosse la norma. A questo si aggiunge un altro dato poco citato nelle presentazioni più entusiaste: le startup basate sull’intelligenza artificiale falliscono in circa il 90% dei casi, contro il 70% delle startup tradizionali, spesso perché il prodotto non trova un mercato reale.
Uno sguardo oltre gli Stati Uniti
Il fenomeno resta per ora concentrato soprattutto nel mercato statunitense, ma segnali di crescita si registrano anche altrove. Nel Regno Unito e nei Paesi Bassi aumenta il numero di fondatori che costruiscono prodotti basati sull’intelligenza artificiale senza mai strutturare un team, monetizzando rapidamente attraverso abbonamenti software o servizi digitali. In Italia, secondo alcune analisi recenti, quasi quattro dipendenti su dieci delle piccole imprese starebbero seriamente valutando un percorso da fondatori in proprio, spinti proprio dalla disponibilità di strumenti di intelligenza artificiale accessibili. L’Europa, tuttavia, resta priva di una strategia dedicata a sostenere questo tipo di imprenditorialità, a differenza di quanto sta iniziando ad accadere negli Stati Uniti, dove nascono i primi micro-fondi di investimento pensati esplicitamente per i fondatori solitari.
Il tema è arrivato anche ai vertici del settore tecnologico. Nei mesi scorsi, l’amministratore delegato di una delle principali aziende di intelligenza artificiale aveva previsto una probabilità del 70-80% che entro il 2026 nascesse la prima azienda da un miliardo di dollari di valore gestita da un solo dipendente umano. Una previsione che, alla luce dei casi di Base44 e Medvi, non appare più così lontana dalla realtà.
Che cosa significa per il mercato del lavoro
La domanda più delicata riguarda l’impatto sul mercato occupazionale. Se un numero crescente di aziende può raggiungere fatturati milionari senza assumere, il modello tradizionale di crescita – più clienti, più ricavi, più personale – rischia di non valere più. Per ora il fenomeno riguarda soprattutto settori legati al software, al marketing digitale e ai servizi online, dove il lavoro può essere scomposto in compiti automatizzabili. Resta da capire se questa tendenza si estenderà anche a settori più tradizionali, e quale ruolo giocheranno le politiche pubbliche nel gestire una transizione che, numeri alla mano, è già in corso.



