Due uomini armati hanno aperto il fuoco su un autobus e su civili fermi a una fermata nel nord di Gerusalemme. Neutralizzati gli attentatori
È di almeno quattro morti e quindici feriti il bilancio di una nuova sparatoria avvenuta nella mattinata di lunedì 8 settembre a Gerusalemme, nei pressi del Ramot Junction, all’ingresso settentrionale della città. Due uomini armati hanno aperto il fuoco su un autobus e contro i passanti, prima di essere neutralizzati dalle forze di sicurezza.
Sparatoria in piena mattinata a Gerusalemme
L’attacco è avvenuto poco dopo le 10 del mattino in un’area molto trafficata, al confine tra i quartieri di Ramot e Ramat Shlomo, nel nord della città. Secondo quanto riferito dalle autorità israeliane, i due assalitori sono arrivati a bordo di un veicolo, sono scesi e hanno iniziato a sparare con armi automatiche contro le persone in attesa alla fermata e sui passeggeri di un autobus di linea.
Quattro civili israeliani sono stati uccisi sul colpo o poco dopo il trasporto in ospedale, mentre almeno quindici persone sono rimaste ferite, cinque delle quali in condizioni critiche. Tra i feriti vi sarebbero anche minori e anziani, ma non sono stati ancora diffusi dettagli ufficiali sulle identità delle vittime.
I due attentatori sono stati neutralizzati sul posto da un agente di polizia fuori servizio e da un civile armato, entrambi presenti casualmente nella zona. Le forze dell’ordine hanno immediatamente isolato l’area e avviato perquisizioni nelle vicinanze.
Identità degli attentatori e prime indagini
Secondo fonti della sicurezza israeliana, i due responsabili dell’attacco sarebbero residenti palestinesi di Gerusalemme Est, con precedenti legami con gruppi estremisti. Non è ancora chiaro se l’attacco sia stato pianificato da un’organizzazione o se si tratti di un’azione autonoma.
Il governo israeliano ha parlato senza esitazioni di un “attentato terroristico”, ricollegandolo all’attuale clima di tensione legato al conflitto in corso nella Striscia di Gaza. Il primo ministro ha convocato d’urgenza il Consiglio di Sicurezza per valutare ulteriori misure da adottare a Gerusalemme e nei territori.
Escalation di violenze nel conflitto israelo-palestinese
L’attentato si inserisce in un contesto di crescente instabilità: nelle ultime settimane, l’offensiva israeliana a Gaza ha provocato centinaia di morti e migliaia di feriti tra i civili palestinesi. Le operazioni militari hanno colpito infrastrutture sanitarie, scuole e campi profughi, aggravando una crisi umanitaria già grave.
Hamas e altre fazioni armate palestinesi hanno lanciato numerosi razzi verso il territorio israeliano, in particolare nelle aree di Ashkelon e Sderot, senza però causare vittime. L’attentato a Gerusalemme potrebbe essere interpretato come un segno di apertura di un nuovo fronte interno nella capitale israeliana.
Le misure di sicurezza e le reazioni internazionali
A seguito dell’attacco, il ministero della Sicurezza Interna israeliano ha disposto un rafforzamento della presenza militare a Gerusalemme, soprattutto nei quartieri orientali e nei luoghi di preghiera. Previsti anche controlli più serrati nei pressi delle fermate di autobus e nei principali snodi urbani.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere: diverse ambasciate, tra cui quelle di Stati Uniti, Francia e Germania, hanno condannato l’attentato e ribadito il diritto di Israele alla difesa, pur rinnovando l’appello alla de-escalation e alla protezione dei civili in entrambe le aree coinvolte.
Clima di paura tra i civili
Molti cittadini israeliani hanno riferito alla stampa di un ritorno del clima di paura che aveva caratterizzato gli anni più bui dell’intifada. «Non si può vivere così, con il timore di salire su un autobus o di aspettarlo per strada», ha dichiarato un testimone oculare poco dopo l’attacco.
Nel frattempo, le scuole e gli uffici nella zona di Ramot sono rimasti chiusi per l’intera giornata, mentre le autorità sanitarie hanno lanciato un appello urgente per la donazione di sangue, vista la gravità delle condizioni di alcuni feriti.
Situazione in evoluzione
L’intera area è ancora presidiata dalle forze armate, e sono in corso perquisizioni e controlli a tappeto per escludere la presenza di ulteriori complici. Il timore, secondo gli analisti, è che l’attentato di Ramot Junction possa rappresentare l’inizio di una nuova ondata di violenze anche all’interno dei confini israeliani, e non solo lungo il fronte con Gaza.
Le autorità israeliane, pur mantenendo il riserbo sui dettagli dell’indagine, hanno confermato che l’allerta antiterrorismo resta al massimo livello in tutto il Paese.
