Operazione della Guardia di Finanza all’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco”: dodici indagati, sequestri per quasi un milione di euro
Un nuovo scandalo colpisce la sanità calabrese. Il primario del reparto di Oculistica dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro è stato arrestato con l’accusa di aver gestito in modo illecito le liste d’attesa, favorendo pazienti a pagamento e mascherando prestazioni private come urgenze ospedaliere. L’operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Catanzaro, ha portato anche al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 985mila euro. Dodici in totale gli indagati, tra medici, infermieri e personale amministrativo.
La vicenda giudiziaria
L’arresto è stato eseguito il 1° luglio 2025 su ordine del GIP di Catanzaro, a seguito di una lunga indagine della Guardia di Finanza. A finire ai domiciliari sono stati il primario Vincenzo Scorcia, 48 anni, e la segretaria di uno studio privato, Maria Battaglia, 50 anni. Le accuse spaziano dalla corruzione alla concussione, passando per truffa aggravata, peculato, falsità ideologica e autoriciclaggio. L’inchiesta ha svelato un sistema articolato e ben collaudato, finalizzato a creare una sorta di “corsia preferenziale” per quei pazienti disposti a pagare pur di bypassare le lunghe liste d’attesa del servizio pubblico.
Le modalità operative contestate
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i pazienti venivano convinti a rivolgersi allo studio privato del primario per ottenere una visita o un consulto preliminare. Una volta effettuato il pagamento, il medico e i suoi collaboratori si sarebbero adoperati per garantire loro un accesso prioritario agli interventi chirurgici presso la struttura pubblica. Le prestazioni, ufficialmente inserite tra quelle urgenti o improcrastinabili, venivano in realtà programmate a favore di chi aveva versato somme in nero. Questo sistema avrebbe comportato un grave danno economico per l’Azienda ospedaliera, oltre a violare il principio di equità di accesso alle cure previsto dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Una rete di complicità interna
Oltre ai due arrestati, risultano indagate altre dieci persone, tra cui cinque medici che, pur avendo scelto il regime di lavoro esclusivo con la struttura pubblica, avrebbero comunque svolto attività extra-istituzionali in studi e cliniche private, in alcuni casi convenzionate con il SSN. Tra i coinvolti anche un’infermiera del reparto e personale amministrativo, sospettati di aver agevolato la gestione delle pratiche irregolari. Le indagini hanno documentato intercettazioni telefoniche, movimenti bancari sospetti e testimonianze di ex pazienti, che hanno contribuito a delineare il quadro accusatorio.
Le conseguenze sul servizio pubblico
Le irregolarità contestate hanno avuto ripercussioni dirette sull’organizzazione del reparto di Oculistica. Le liste d’attesa si sono ulteriormente allungate per i pazienti ordinari, costretti ad aspettare mesi per una visita o un intervento. La gestione privatistica degli slot disponibili ha compromesso il principio di parità di accesso alle cure, provocando un danno non solo economico ma anche sociale. Gli inquirenti parlano di una vera e propria interruzione di pubblico servizio, visto il numero di interventi rimandati o negati a favore dei paganti.
Le reazioni delle istituzioni e della comunità medica
La direzione della Dulbecco ha subito avviato un’indagine interna e disposto la sospensione cautelare dei dipendenti coinvolti. La Regione Calabria, attraverso l’assessore alla Sanità, ha definito l’accaduto “gravissimo e intollerabile”, annunciando un piano straordinario di controlli in tutte le strutture ospedaliere della regione. Anche i sindacati di categoria e l’Ordine dei Medici di Catanzaro hanno espresso preoccupazione, condannando senza riserve ogni forma di abuso e sottolineando come questi episodi danneggino l’immagine della sanità pubblica e dei tanti professionisti onesti che vi operano.
Le prospettive future e le indagini in corso
La Procura di Catanzaro sta valutando la posizione di ulteriori soggetti che potrebbero aver avuto un ruolo, diretto o indiretto, nella vicenda. Non si esclude che indagini analoghe possano essere estese ad altri reparti o ad altre strutture sanitarie della Calabria. Intanto, si discute su come riformare il sistema di controllo delle liste d’attesa, magari attraverso la creazione di registri digitali centralizzati e l’introduzione di sanzioni più severe per i dirigenti responsabili di comportamenti scorretti. Il caso di Catanzaro potrebbe quindi diventare un precedente giudiziario importante, destinato a influenzare anche il dibattito politico nazionale sul tema della gestione delle risorse sanitarie.
