Altro stop per il Ponte sullo Stretto: la Corte dei Conti blocca la delibera Cipess

Meloni attacca i magistrati contabili, ma i rilievi sulla legittimità restano

 

In sintesi: La sezione centrale di legittimità della Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità alla delibera Cipess n. 41/2025, che prevedeva lo stanziamento di circa 13,5 miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto di Messina. Il governo reagisce con durezza, accusando l’organo contabile di “invasione di campo”, ma i giudici insistono: le regole e le procedure non sono state rispettate.


Il contesto

Il progetto del Ponte sullo Stretto è da decenni al centro del dibattito politico e tecnico. Dopo anni di stop, nel 2023 il governo aveva rilanciato l’opera con la legge 58/2023, dichiarandola di “interesse strategico nazionale”. Con la delibera Cipess del 6 agosto 2025, l’esecutivo intendeva rendere operativo il piano di finanziamento, affidando alla società Stretto di Messina S.p.A. il coordinamento dei lavori.

L’obiettivo: creare il più grande ponte sospeso al mondo, con 3,3 chilometri di campata centrale, capace di collegare Sicilia e Calabria in appena tre minuti di percorrenza ferroviaria. Tuttavia, il progetto continua a scontrarsi con ostacoli tecnici, ambientali e burocratici.


La decisione della Corte dei Conti

La Corte dei Conti ha respinto il visto di legittimità, atto necessario per l’efficacia della delibera Cipess. In pratica, senza il visto contabile, l’intero iter di finanziamento dell’opera resta sospeso.

Secondo quanto emerso, i magistrati contabili avrebbero riscontrato carenze procedurali, in particolare:

  • insufficiente documentazione sulla valutazione ambientale e sugli impatti territoriali;

  • difformità rispetto ai tempi e alle modalità di trasmissione degli atti;

  • incertezze sui costi reali e sulla sostenibilità economica dell’intervento.

Le motivazioni dettagliate saranno depositate nelle prossime settimane, ma la decisione appare come un nuovo colpo d’arresto per un’opera simbolo delle ambizioni infrastrutturali del governo.


La reazione del governo

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reagito con toni duri, parlando di “ennesimo atto di sabotaggio istituzionale” e di “interferenza sulle scelte politiche legittimate dal Parlamento”.

Secondo Palazzo Chigi, la delibera Cipess era pienamente conforme alla legge e la decisione della Corte rappresenterebbe un ostacolo politico più che tecnico. “Non ci fermeranno – avrebbe dichiarato la Premier – perché il Ponte è un simbolo dell’Italia che vuole crescere e unire il Paese”.

Dall’opposizione, però, arrivano commenti opposti. Le forze di centrosinistra parlano di “richiamo alla legalità” e ricordano che la Corte non ha il compito di fare politica, ma di verificare che ogni atto pubblico sia legittimo e corretto dal punto di vista contabile.


Perché la legge non basta

Molti commentatori hanno sottolineato che una legge che autorizza un’opera non la rende automaticamente eseguibile. Ogni atto amministrativo deve comunque superare il vaglio di legittimità formale, economica e ambientale.

Nel caso del Ponte sullo Stretto, la legge 58/2023 stabilisce che l’opera sia di interesse pubblico, ma non esonera il governo dal rispetto dei controlli della Corte dei Conti, che ha piena competenza nel valutare l’uso corretto delle risorse pubbliche.

Come ricordano alcuni costituzionalisti, “la legge è legge, ma anche la Costituzione è legge”. E in base a quest’ultima, i controlli di legittimità non sono un ostacolo politico, bensì una garanzia di correttezza amministrativa.


Gli scenari possibili

Dopo questa bocciatura, il governo può procedere in diverse direzioni:

  1. Correggere la delibera: modificare gli atti secondo le osservazioni della Corte e ripresentarli per un nuovo visto.

  2. Impugnare la decisione: chiedere un riesame o intervenire con una norma ad hoc per superare l’impasse.

  3. Rallentare o sospendere l’opera: scenario più temuto, che comporterebbe un nuovo stop al cronoprogramma dei lavori.

Secondo fonti interne, il Ministero delle Infrastrutture starebbe già preparando un nuovo dossier tecnico per affrontare i rilievi e non perdere i finanziamenti previsti.


Un progetto tra sogni e ostacoli

Il Ponte sullo Stretto rimane uno dei progetti più ambiziosi – e divisivi – della storia infrastrutturale italiana. Tra promesse politiche, ricorsi, studi di fattibilità e rilanci, ogni passo avanti sembra accompagnato da un passo indietro.

E mentre il governo accusa la burocrazia di frenare la crescita, molti osservatori ricordano che il vero nodo non è politico, ma tecnico e contabile: costruire un’opera così imponente richiede il rispetto rigoroso delle regole, proprio per evitare nuovi contenziosi e costi imprevisti.