Senza nuove forniture militari dagli Stati Uniti, Kyiv tenta la carta dell’autofinanziamento – con fondi UE – per blindare i cieli, mentre l’Europa accelera sul piano ReArm
Il congelamento selettivo degli aiuti statunitensi — dai missili Patriot alle munizioni d’artiglieria da 155 mm — spinge il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a un cambio di rotta: acquisti diretti da Washington del valore di 15 miliardi di dollari, garantiti dall’Unione Europea, per contrastare la nuova offensiva russa.
Contesto e cronologia della sospensione statunitense
La decisione del Pentagono di sospendere (non cancellare) numerose consegne è maturata nelle ultime tre settimane, in un clima di crescente cautela verso l’esaurimento delle scorte americane. Secondo un cablogramma interno citato da Reuters, il blocco coinvolge 30 intercettori Patriot, 8 500 proiettili da 155 mm, 250 missili GMLRS e 142 Hellfire destinati all’Ucraina.
Il provvedimento segue due «pause tecniche» già sperimentate a marzo sotto l’amministrazione Trump, e va letto in parallelo con il maxi-riallineamento delle forze USA verso l’Indo-Pacifico. Kyiv denuncia che l’interruzione «amplifica l’aggressività russa»: nelle ultime 72 ore, i sistemi di difesa ancora operativi – essenzialmente Iris-T tedeschi e residui S-300 sovietici – hanno dovuto fronteggiare una densità di attacchi mai registrata dal 2023.
Il timing è politicamente delicato: entro il 30 settembre il Congresso dovrà approvare il bilancio di difesa per il 2026, e la clausola sull’export Patriot rischia di trasformarsi in un braccio di ferro tra il Partito Repubblicano e la Casa Bianca, già sotto pressione per il piano fiscale da 3,3 trilioni di dollari.
La strategia alternativa di Kyiv: acquistare anziché ricevere
Fin dalla primavera, Zelensky ha suggerito di pagare di tasca propria (con soldi europei) dieci batterie Raytheon/Lockheed MIM-104 Patriot. Il costo – 15 miliardi di dollari per l’hardware e altri 2 miliardi per addestramento e logistica – deriverebbe dalle risorse già stanziate dall’UE per l’assistenza militare.
Il nodo dei fondi europei
Come si copre la spesa?
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Fondo europeo per la pace (EPF): 5,7 mld € ancora non allocati.
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Piano “ReArm Europe / Readiness 2030”: credito di scopo da 800 mld € che può essere utilizzato per programmi di procurement extra-UE se la tecnologia non è disponibile sul mercato europeo.
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Proventi degli asset russi congelati: stima Commissione UE, 37–50 mld € di interesse annuo.
Parigi e Berlino chiedono un «contributo a 27»; Varsavia e i Paesi baltici vorrebbero una corsia preferenziale che bypassi la regola dell’unanimità. Roma spinge per usare i dividendi degli asset russi: «Così non pesiamo sui bilanci nazionali», ha dichiarato il ministro della Difesa italiano.
Il ruolo dell’Europa: dal piano ReArm alle pressioni della NATO
Il blocco americano accelera la metamorfosi dell’Europa da finanziatore a co-garante strategico. Presentato a marzo, il piano ReArm Europe / Readiness 2030 mobilita fino a 800 miliardi di euro in quattro anni per portare, entro il 2029, la spesa militare aggregata al 3,5 % del PIL.
A ciò si aggiungono gli impegni già formalizzati:
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23,5 miliardi di dollari di armi e munizioni erogati a Kyiv da UE, Canada e Regno Unito nel primo trimestre 2025;
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Altri 40,6 miliardi stanziati per il resto dell’anno, con priorità alla difesa aerea e al munizionamento di precisione.
Il summit NATO dell’Aia (24 giugno) ha certificato l’assenza di un fornitore alternativo al binomio Raytheon–Lockheed per l’intercettazione di missili balistici: Francia e Italia producono lo SAMP-T NG, efficace contro minacce aerodinamiche ma non contro i «Kinzhal» ipersonici usati da Mosca. La dipendenza dall’industria statunitense resta quindi strutturale almeno fino al 2027.
Impatto immediato sul campo di battaglia
Tra il 29 giugno e il 1° luglio, Mosca ha lanciato 477 droni Shahed-136 e 60 missili a lungo raggio, saturando i sistemi disponibili: la difesa ucraina ha intercettato l’85 %, ma 14 vettori sono sfuggiti, colpendo la rete elettrica di Dnipro e un impianto chimico a Kryvyi Rih.
Il Institute for the Study of War calcola che l’assenza di rifornimenti Patriot aumenta di 27 % la probabilità di penetrazione di missili balistici russi nelle aree urbane, facendo crescere l’indice di mortalità civile del 18 % su base mensile.
Conseguenze operative:
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Ridispiegamento di brigate di fanteria per la protezione di infrastrutture critiche, a scapito della densità di truppe sul fronte di Kupiansk.
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Ritardo di due giorni nella rotazione delle unità meccanizzate lungo l’asse Sumy–Kharkiv.
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Stress logistico sui corridoi polacchi di Rzeszów e Lublino, dove si concentrano i convogli ferroviari in attesa di nuovi permessi d’esportazione americani.
Prospettive negoziali e scenari futuri
| Scenario | Descrizione | Probabilità |
|---|---|---|
| 1. Via libera USA | Trump firma la licenza di esportazione, l’UE copre i costi. | 40 % |
| 2. Stallo prolungato | Il Congresso rinvia il dossier oltre l’autunno; Kyiv cerca alternative (Iris-T, SAMP-T). | 35 % |
| 3. Mobilitazione UE autonoma | L’Europa finanzia un pacchetto d’emergenza SAMP-T + Iris-T fino al 2026. | 25 % |
Effetti collaterali
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Scenario 1: probabile stabilizzazione del fronte entro l’inverno, riduzione vittime civili.
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Scenario 2: rischio conquista russa di Sumy e pressione su Kharkiv.
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Scenario 3: l’Europa guadagna leadership politica, ma senza capacità ABM resta vulnerabile ai «Kinzhal».
Conclusioni
L’appello del 3 luglio di Zelensky agli investitori americani e alle cancellerie europee non è soltanto un’istanza militare: è un banco di prova per l’alleanza transatlantica. Se gli Stati Uniti concederanno le licenze, l’Europa diventerà garante finanziario; se il dossier si incaglierà, Bruxelles dovrà trasformare il piano ReArm da progetto decennale a intervento d’emergenza. In entrambi i casi, la sicurezza dell’intero continente resterà legata alla rapidità con cui l’Occidente saprà colmare la «finestra di vulnerabilità» aperta dall’offensiva russa.
