Nel 124º anniversario della sua nascita, il ricordo di un imprenditore visionario che ha ridefinito il ruolo dell’impresa nella società.
Le radici di un pensiero rivoluzionario
Adriano Olivetti nacque l’11 aprile 1901 a Ivrea, in Piemonte, da Camillo Olivetti, ingegnere elettrotecnico e fondatore della prima fabbrica italiana di macchine per scrivere, e da Luisa Revel, di fede valdese. Cresciuto in un ambiente intellettualmente stimolante, Adriano sviluppò fin da giovane una visione critica e innovativa del mondo industriale. Dopo aver conseguito la laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Torino nel 1924, decise di intraprendere un viaggio negli Stati Uniti per studiare le moderne tecniche di produzione. L’esperienza americana, in particolare la visita agli stabilimenti Ford, influenzò profondamente la sua concezione dell’organizzazione del lavoro e dell’efficienza produttiva.
L’ingresso in azienda e la trasformazione della Olivetti
Nel 1926, Adriano entrò nell’azienda di famiglia come operaio, desideroso di comprendere a fondo le dinamiche produttive. Questa scelta, insolita per un erede industriale, testimonia la sua volontà di instaurare un rapporto diretto con i lavoratori e di conoscere le loro esigenze. Nel 1932 fu nominato direttore generale e, nel 1938, presidente della Olivetti. Sotto la sua guida, l’azienda conobbe una profonda trasformazione, sia dal punto di vista tecnologico che organizzativo. Introdusse metodi scientifici di gestione, razionalizzò la produzione e sviluppò una rete commerciale internazionale, portando la Olivetti a diventare un simbolo di eccellenza e innovazione.
Un modello di impresa umanistica
Adriano Olivetti concepiva l’impresa non solo come un luogo di produzione, ma come una comunità in cui il benessere dei lavoratori era fondamentale. Implementò un sistema di welfare aziendale all’avanguardia, offrendo ai dipendenti servizi sociali, abitazioni, mense, asili nido e opportunità culturali. La “Città Olivetti” di Ivrea divenne un esempio concreto di questa visione, unendo efficienza produttiva e responsabilità sociale. Nel 1948, istituì il Consiglio di Gestione, un organo consultivo che coinvolgeva i lavoratori nelle decisioni aziendali, anticipando di anni le pratiche di partecipazione democratica in fabbrica.

Innovazione tecnologica e design
Sotto la guida di Adriano, la Olivetti si distinse per l’attenzione al design e all’innovazione tecnologica. Collaborò con architetti e designer di fama internazionale, come Marcello Nizzoli e Ettore Sottsass, per creare prodotti funzionali ed esteticamente raffinati. Nel 1959, lanciò l’Elea 9003, il primo computer elettronico italiano completamente a transistor, segnando l’ingresso dell’Italia nell’era dell’informatica. La Olivetti fu anche pioniera nel campo dei personal computer, con la creazione del Programma 101, utilizzato persino dalla NASA durante la missione Apollo 11.
Impegno culturale e politico
Oltre all’attività industriale, Adriano Olivetti fu un intellettuale e un editore impegnato. Nel 1946 fondò le Edizioni di Comunità, con l’obiettivo di promuovere una cultura umanistica e sociale. Pubblicò opere di filosofi e pensatori come Simone Weil, Søren Kierkegaard e Martin Buber, contribuendo al dibattito culturale del dopoguerra. Nel 1945, pubblicò “L’ordine politico delle Comunità”, in cui delineava una visione federalista e partecipativa dello Stato. Nel 1947, fondò il Movimento Comunità, un partito politico che mirava a coniugare sviluppo economico e giustizia sociale. Nel 1958, fu eletto deputato, portando le sue idee in Parlamento.
Un’eredità ancora viva
Adriano Olivetti morì improvvisamente il 27 febbraio 1960, durante un viaggio in treno da Milano a Losanna. La sua scomparsa lasciò un vuoto nel panorama industriale e culturale italiano. Tuttavia, la sua eredità continua a influenzare il dibattito su impresa, etica e società. Il suo modello di impresa umanistica, basato sulla centralità della persona e sulla responsabilità sociale, è oggi più che mai attuale, in un’epoca in cui si cerca di coniugare sviluppo economico e sostenibilità.

Adriano Olivetti ci ha insegnato che l’impresa può essere un motore di cambiamento sociale, un luogo in cui il lavoro non è solo produzione, ma anche crescita umana e culturale. Il suo esempio ci invita a ripensare il ruolo dell’economia nella costruzione di una società più giusta e solidale.

