Il piccolo palestinese unico superstite tra dieci fratelli arrivato in Italia per le cure tra speranza e dolore
Un volo di speranza ha attraversato il cielo notturno di mercoledì 11 giugno quando il piccolo Adam—undici anni, unico sopravvissuto di dieci figli di una famiglia distrutta da un raid israeliano a Khan Younis—è atterrato all’aeroporto di Linate, accolto tra lacrime e gesti di solidarietà. Insieme alla madre, la pediatra Alaa al‑Najjar, ha raggiunto l’ospedale Niguarda a Milano, punto di riferimento delle cure italiane per i piccoli feriti di Gaza.
Un bambino e un simbolo di resilienza
Il viaggio di Adam non è soltanto un trasferimento geografico, ma un passaggio dall’ inferno alla speranza, sotto gli occhi commossi dell’Europa. Questa tragica famiglia era stata decimata da un bombardamento lo scorso 24–23 maggio 2025, quando un attacco ha ucciso il padre e i nove fratellini del piccolo. Proprio da quel dramma ha avuto origine una catena di solidarietà che ha trovato la sua tappa più significativa nella città di Milano.
Accoglienza italiana: tra gesti concreti e umanità
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Ad accogliere Adam, insieme a coetanei gravemente feriti, c’erano il ministro degli Esteri Antonio Tajani e l’assessore regionale Guido Bertolaso. Un gesto di speranza, un pallone da calcio donato proprio da Tajani per ricordare a un bambino che l’infanzia, anche quando segnata dalla tragedia, può ritornare.
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A bordo del volo umanitario erano presenti venti pazienti, di cui 17 minori, accompagnati da 53 familiari. Tre di loro, tra cui Adam, sono stati condotti in Lombardia (Milano e Bergamo) mentre altri sono stati trasferiti in Piemonte.
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Nell’ambito di una delle più imponenti evacuazioni sanitarie internazionali promosse dall’Italia, sono stati evacuati e accolti finora 133 bambini e circa 300 pazienti con le loro famiglie grazie alle collaborazioni tra Difesa, Farnesina, Protezione Civile, Croce Rossa e le strutture sanitarie italiane.
Milano e la rete sanitaria al servizio dei bambini di Gaza
Milano e la Lombardia hanno messo a disposizione il Niguarda, il Policlinico, e il Papa Giovanni XXIII di Bergamo per prendersi cura di questi piccoli, vittime innocenti di una guerra senza quartiere. Altre strutture in Piemonte, Toscana, Emilia‑Romagna e Lazio sono pronte a intervenire caso per caso, garantendo cure specialistiche – ortopediche, toraciche, neurologiche – oltre al supporto psicologico per lenire, per quanto possibile, il trauma vissuto.
Le parole che scuotono: testimonianze dall’arrivo
La dottoressa Alaa ha accolto l’Italia con un semplice e profondo grazie: «un piacere enorme essere qui», ha detto, tra le lacrime. Antonio Tajani, visibilmente commosso, ha sottolineato la richiesta dei bambini di rimanere in Italia: «sono i benvenuti». Frasi che risuonano come un appello contro la guerra e l’emergenza umanitaria nella Striscia.
Tra speranza e mobilitazione diplomatica
L’operazione è frutto di un intenso impegno diplomatico sul campo: ambasciata italiana a Tel Aviv, consolato a Gerusalemme, coordinamento tra ministeri, Difesa e Protezione Civile. Un modello che dimostra come la cooperazione internazionale e la prontezza delle istituzioni possano salvare vite – almeno alcune – quando il resto del mondo sembra paralizzato.
Conclusione: un gesto di speranza in un contesto drammatico
L’arrivo di Adam e dei suoi coetanei non è solo un’emergenza sanitaria: è anche un segno della volontà italiana di non voltare lo sguardo, di restare dentro alla crisi di Gaza con interventi concreti. Per lui si apre una nuova fase fatta di cura, amicizia, scuola, forse una nuova infanzia. Ma resta impressa nella mente di chi assiste il domanda: in un mondo di conflitti, ogni gesto di cura diventa un atto di resistenza.
