Populismo, stampa e potere: un confronto tra Stati Uniti e Italia

Dal post di Donald J. Trump alle strategie mediatiche della destra italiana guidata da Giorgia Meloni

In breve
Il recente post del presidente Trump — in cui afferma di aver vinto “TRE elezioni, di gran lunga”, di avere le migliori rilevazioni di sempre e di essere attaccato da “ads falsi” del “Radical Left” — assume un valore esemplare per mettere a confronto modalità di comunicazione politica e rapporto con i media che appaiono sempre più simili, trasversalmente, tra Destra e Sinistra nei contesti occidentali. In Italia, la gestione della stampa e della comunicazione da parte di Giorgia Meloni e del suo governo mostra analogie con quello statunitense di Trump: la delegittimazione del giornalismo indipendente, l’appello al “popolo” contro élite e media, l’uso di narrazioni polarizzanti. Scavando nel parallelo emerge un fenomeno più generale: in diverse democrazie contemporanee, le distinzioni ideologiche tra destra e sinistra si appiattiscono quando si tratta di metodi politici e strategie comunicative.


1. Il post di Trump: un modello comunicativo ben definito

Nel messaggio pubblicato su un social media, Trump:

  • afferma di aver vinto tre elezioni “by a lot”;

  • dichiara di ricevere le migliori rilevazioni di consenso che abbia mai ottenuto;

  • elenca una serie di “successi”: economia forte, investimenti record, confine «record» dopo anni di «milioni di criminali», otto guerre finite in otto mesi, divieto o restrizione dei “men playing in women’s sports” e della “transgender for everyone”, prezzi energetici in rapida caduta;

  • accusa i suoi avversari politici di diffondere pubblicità fake, non reali sondaggi, e definisce questi ultimi “Radical Left Losers”;

  • proclama che tali ads non “should be allowed to run because they are FAKE”.

Questo è un messaggio tipico di un populismo mediatizzato: erige una figura forte al centro (il leader), costruisce una doppia narrazione di “noi vs i nemici” (i media, l’élite, la sinistra radicale), presenta risultati di governo in termini estremi e assoluti, e chiede implicitamente una sospensione della critica o almeno della legittimità della stessa (“non dovrebbero poter correre”).

Da questo piano possiamo estrarre alcune dinamiche chiave:

  • La delegittimazione del giornalismo e dei media come “nemici”, “fake”, “non veri rappresentanti del popolo”.

  • La presentazione del leader come espressione diretta del “popolo” e “veri risultati” che nessuno mostra.

  • L’uso di un linguaggio polarizzante, esagerato, che taglia fuori il compromesso o la mediazione.

  • La richiesta implicita o esplicita che il “popolo” riconosca il leader come unico portavoce o rappresentante, ignorando altri canali (“ads fake”, “media non veri”).

Queste caratteristiche non sono un’esclusiva degli Stati Uniti. Possiamo vederle anche in Italia, con alcune differenze di contesto.


2. Il modello italiano: Meloni e i media

La figura di Giorgia Meloni e il suo modo di operare in relazione alla stampa e ai mezzi di comunicazione presentano elementi che “risuonano” con le modalità descritte sopra.

2.1 Contesto

Giorgia Meloni è diventata Primo Ministro italiano nell’ottobre 2022, guidando il partito Fratelli d’Italia. Wikipedia+2Wikipedia+2 Il contesto italiano registra oggi preoccupazioni crescenti per la libertà di stampa:

  • L’organizzazione Reporters Without Borders segnala che l’Italia è scesa nella classifica mondiale della libertà di stampa.

  • Vi sono azioni legali, accuse di interferenza politica nei media pubblici, pressioni sul sistema dell’informazione.

  • Il tema della centralizzazione del controllo mediatico è ricorrente nei commenti critici.

2.2 Atteggiamenti e comunicazione

Nel rapporto con la stampa e i media, Meloni e la sua coalizione mostrano alcune tendenze analoghe a quelle del post di Trump:

  • C’è l’idea che i media siano parte di una “élite” distante, che non rappresenta il popolo, o che interpretino i fatti secondo una visione “contro” il governo.

  • Vi è la denuncia di “giornalisti” sospetti o “nemici” che danneggiano l’immagine del Paese, o che sarebbero collusi con l’opposizione o con interessi esterni. Ad esempio, Meloni ha dichiarato: «Non credo che ci sia una regola in Italia che dica che se hai il tesserino da giornalista puoi diffamare liberamente qualcuno». The Irish Times

  • Il controllo – o la forte influenza – sul servizio pubblico radiotelevisivo (RAI) viene indicato come uno degli strumenti strategici: la gestione delle nomine, il cambio di narrative, la rivendicazione di “il popolo viene prima” rispetto ai giornalisti “di mestiere”. jacobin.com+1


3. Convergenza e specularità: destra e sinistra nel modello comunicativo

Analizzando il post di Trump e la strategia mediatica della destra italiana, emergono parallelismi utili a riflettere su un fenomeno più ampio: quando i confini ideologici si dissolvono nella forma comunicativa.

3.1 Parallelismi

Elemento Esempio USA (Trump) Esempio Italia (Meloni)
Leader-popolo vs élite-media “After winning THREE Elections… I am now getting the best Polling Numbers… People see how strong the Economy is… the Radical Left Losers are taking fake ads.” Denuncia di giornalisti che “danneggiano la nazione”, controllo o influenza sui media pubblici, delegittimazione di stampa e opposizione.
Risultati assoluti e trionfalismo “Record Setting Strong Border … ending 8 wars in eight months … no men playing in women’s sports, no transgender for everyone, rapidly falling Energy prices” Comunicazione driven da “successi” nazional-conservatori, forte enfasi su valori tradizionali, sovranità, identità (anche se non parola per parola identica).
Media come nemici o “fake” “These are the people that I’ve been beating for years … those ads should not be allowed to run because they are FAKE!” Accusa implicita o esplicita di “giornalisti nemici”, di media che operano contro il Paese, che sono poco trasparenti, o che rappresentano interessi esterni.
Comunicazione polarizzante e semplificatrice “Radical Left Losers”, “fake ads” Descrizioni fortemente connotate di oppositori, media “schierati”, riduzione del pluralismo.

3.2 Le differenze e i limiti

Certo, ci sono differenze: il contesto istituzionale italiano è differente da quello statunitense, la storia dei partiti, del sistema mediatico, della libertà di stampa ha peculiarità locali. In Italia non c’è esattamente lo stesso linguaggio da campagna elettorale permanente come negli USA, né la stessa platea mediatica globale. Inoltre, Meloni non parla (almeno pubblicamente nella stessa misura) di vittorie elettorali “tre volte vinte” o di “fake polls” nello stile di Trump.

Tuttavia, la sostanza comunicativa — l’idea di leader che rivendica un rapporto diretto col “popolo”, che denuncia i media come parte dell’opposizione, che enfatizza successi propri con toni forti — è fortemente sovrapponibile.


4. Un fenomeno globale: Quando la sinistra e la destra sembrano adottare gli stessi metodi

Questa convergenza non significa che destra = sinistra né che le differenze ideologiche non contino. Significa piuttosto che nelle modalità di comunicazione politica, nel rapporto tra potere e informazione, e nella costruzione del consenso si stanno diffondendo approcci simili, indipendentemente dalla collocazione tradizionale.

Ecco alcuni punti che emergono:

  • Populismo trasversale: il “noi contro loro” (popolo vs media, popolo vs élite) è una struttura che troviamo anche a sinistra in molti paesi, e che qui vediamo applicata dalla destra. Il punto non è solo “destra vs sinistra”, ma “modello comunicativo vs modello istituzionale”.

  • Sospetto verso i media: la stampa indipendente, i giornalisti investigativi, i media pubblici — tutti diventano potenziali “nemici” del popolo o dello Stato, quando assumono un ruolo di controllo, di denuncia, di vigilanza. Anche movimenti di sinistra hanno in passato adottato questa postura verso i media “corporativi”.

  • Centralizzazione del potere informativo: controllo dei media pubblici, nomine strategiche, leggi sulla diffamazione, restrizioni sul giornalismo investigativo — questi strumenti sono utilizzati sempre più da governi populisti, ma anche da governi non prettamente “di destra”.

  • Erosione del pluralismo: la semplificazione dei messaggi, l’appello a un consenso silenzioso (“noi lo sappiamo, voi non lo sapete”), la costruzione di un’unica narrazione “vincente” rendono più fragile la distinzione tra ideologie diverse quando si tratta di metodo.


5. Perché è importante comprenderlo

Comprendere questo parallelismo è fondamentale perché:

  • La democrazia non dipende solo da “destra” o “sinistra”, ma anche da istruzioni d’uso: come i leader comunicano, come interagiscono coi media, come trattano il dissenso e la pluralità.

  • Quando le dinamiche metodologiche si avvicinano — ad esempio, delegittimazione del giornalismo, polarizzazione estrema, messaggi diretti al “popolo” bypassando i mediatori — allora i rischi per la libertà di stampa, per la rappresentazione corretta dei fatti, per la trasparenza aumentano, indipendentemente dalla bandiera ideologica.

  • Per i cittadini è importante saper riconoscere non solo ciò che si dice (“quali politiche”), ma come lo si dice, a chi lo si dice, e chi viene escluso dal discorso pubblico.


6. Conclusione

Il post di Trump offre un campione emblematico del modello comunicativo populista: vittoria sovrana, successo assoluto, nemici interni, media delegittimati. In Italia, la leadership di Giorgia Meloni e il modo in cui il governo interagisce con i media rivelano una forte somiglianza di metodo — pur con contesti, linguaggi e intensità differenti.

In ultima analisi, ciò che emerge è che oggi — tra destra e sinistra — non è più solo l’ideologia a determinare la natura del potere politico, ma il modello comunicativo, la relazione tra leader, popolo e media. Se questi modelli si ripetono, indipendentemente dal colore politico, ciò pone sfide significative alla pluralità, all’informazione libera e al funzionamento sano della democrazia.