Il video dell’arrivo in tram con Valentino Rossi e l’ovazione a San Siro durante la cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 raccontano un rapporto raro tra istituzioni e cittadini. Cosa dicono i sondaggi e perché il Quirinale resta centrale.
Un tram “storico”, un passeggero ripreso di spalle, l’attimo in cui si china per raccogliere un peluche caduto e lo stadio capisce: quell’uomo è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’ovazione di San Siro durante l’apertura di Milano Cortina 2026 non è stata solo una scena da cerimonia: è diventata l’istantanea di una popolarità trasversale che i sondaggi confermano e che dice molto sul bisogno di stabilità del Paese.
Il “passeggero misterioso” e l’applauso che supera le tifoserie
La sequenza che ha fatto il giro dei social e dei telegiornali funziona come un piccolo racconto: un tram d’epoca milanese avanza verso lo stadio; a bordo ci sono volti comuni, famiglie, bambini. Il passeggero principale resta inquadrato inizialmente di spalle, quasi a proteggere la sorpresa. Poi arriva il gesto semplice che cambia tutto: raccoglie un peluche e, in quel movimento, la sua figura diventa riconoscibile. È Sergio Mattarella.
L’elemento “pop” è dato dall’incontro di simboli: da un lato il Capo dello Stato, dall’altro Valentino Rossi, chiamato a interpretare la dimensione sportiva e popolare di una cerimonia olimpica pensata per parlare a un pubblico globale. È un incrocio di mondi che, per un attimo, riduce la distanza tra “alto” e “basso”: istituzione e quotidianità, protocollo e vita reale, rappresentanza e spettacolo.
Quando sugli spalti si è capito chi fosse davvero il “passeggero misterioso”, lo stadio ha reagito con una ovazione che non somiglia al consenso di parte. È un applauso diverso: più vicino a un riconoscimento collettivo, quasi a un sospiro di sollievo. In un tempo di polarizzazione, l’idea di una figura che “non fa campagna”, che non compete per un blocco elettorale, diventa di per sé un fattore di attrazione. E l’apertura dei Giochi, che per definizione mette in scena l’identità di un Paese, ha offerto un palcoscenico perfetto.
Perché questo video colpisce: la politica dei gesti e la forza della sobrietà
Il successo emotivo del video non dipende solo dalla sorpresa o dall’effetto “reveal”. Dipende dal linguaggio scelto: non l’auto blu, non un ingresso solenne, ma un tram, simbolo di città, mobilità quotidiana, normalità. In un Paese spesso abituato a leggere la politica come spettacolo o conflitto, quel tipo di entrata comunica l’opposto: misura, discrezione, vicinanza.

Qui entra in gioco una parola chiave: sobrietà. La sobrietà, nella comunicazione contemporanea, può diventare un messaggio potente proprio perché è controcorrente. Non è assenza di contenuti, ma scelta di tono:
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pochi gesti, ma leggibili;
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poche parole, ma pesate;
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poche forzature, ma continuità.
In questo senso, l’ovazione non è solo “applauso al Presidente”. È anche un applauso a un modo di interpretare le istituzioni che molte persone considerano rassicurante: non invadente, non aggressivo, non divisivo.
I numeri della fiducia: cosa dicono i sondaggi sulla popolarità di Mattarella
Dire che Mattarella è la figura politica più amata è una formula efficace, ma va precisata: la sua forza non è “piacere” come un leader di partito. È essere percepito come garante. Proprio per questo, gli indicatori più significativi non sono tanto le “intenzioni di voto” (che non lo riguardano), quanto le rilevazioni su fiducia e autorevolezza.
Negli ultimi anni, diverse indagini demoscopiche hanno mostrato per il Presidente livelli di fiducia molto alti rispetto alla media delle istituzioni e ai principali attori politici. In particolare, alcune rilevazioni recenti collocano la fiducia nel Capo dello Stato intorno o oltre i due terzi degli intervistati, con punte più elevate in alcuni momenti.
| Rilevazione | Periodo | Indicatore | Risultato |
|---|---|---|---|
| Ixè | 27 gennaio 2026 | Quota che dichiara fiducia nel Presidente | 76% |
| Eurispes | Rapporto Italia 2025 | Fiducia nel Capo dello Stato | 63,6% |
| Demos | 2023 (rilevazione pubblica) | Quota che esprime molta/moltissima fiducia | 73% |
Questi dati, letti insieme, suggeriscono due elementi centrali:
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La fiducia nel Capo dello Stato è spesso superiore a quella accordata ad altre istituzioni e attori politici.
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La fiducia sembra essere trasversale, cioè capace di attraversare età, territori e sensibilità politiche, perché legata più alla funzione che all’appartenenza.
In altre parole: Mattarella non “vince” perché polarizza, ma perché riduce la polarizzazione. E in una stagione in cui molte persone percepiscono il dibattito pubblico come rumoroso o inconcludente, questo diventa un vantaggio enorme.
Il Presidente della Repubblica: perché il suo ruolo pesa anche quando “non decide tutto”
Per capire la popolarità di Sergio Mattarella bisogna guardare al senso della carica: il Presidente della Repubblica è un organo di garanzia, non un capo del governo. Eppure, proprio perché non è immerso nella contesa quotidiana, può risultare decisivo nei passaggi più delicati.
Le sue funzioni, semplificando, si muovono su tre piani:
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Costituzionale: tutela l’equilibrio tra poteri, richiama al rispetto delle regole, esercita controlli formali e sostanziali nei limiti previsti.
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Istituzionale: interviene nei momenti di transizione, soprattutto quando si deve formare un governo o quando il quadro parlamentare è instabile.
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Simbolico-civile: rappresenta l’unità nazionale, dà voce a valori comuni, parla a tutto il Paese anche fuori dalle campagne elettorali.
Ecco alcune leve che spiegano perché il Quirinale viene percepito come “perno”:
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Nomina del Presidente del Consiglio: nelle fasi di crisi o dopo elezioni complesse, il Capo dello Stato gestisce le consultazioni e conferisce l’incarico, scegliendo la strada che ha più possibilità di reggere in Parlamento.
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Promulgazione delle leggi: il Presidente promulga, ma può anche rinviare alle Camere una legge con un messaggio motivato. È un potere raro e delicato, che segnala quando qualcosa appare problematico sul piano costituzionale o sistemico.
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Scioglimento delle Camere: è uno strumento estremo, ma proprio per questo potente. Il fatto che esista come possibilità condiziona le dinamiche politiche e impone prudenza nei passaggi di rottura.
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Messaggi al Parlamento e discorsi pubblici: qui si misura la dimensione “morale” del ruolo: non impone linee di governo, ma può orientare il clima culturale e istituzionale su temi come coesione sociale, legalità, memoria, diritti.
In questo quadro, la popolarità non nasce da promesse o programmi: nasce dall’idea che il Presidente sia un argine. Un argine non fa rumore, ma impedisce che la piena travolga tutto.
La fiducia come risposta a un bisogno: stabilità, credibilità, continuità

La scena olimpica è stata interpretata da molti come un momento di “spettacolo nazionale”. Ma l’ovazione dice qualcosa di più: racconta una domanda sociale di stabilità.
Negli ultimi anni l’Italia ha attraversato fasi complesse: crisi economiche, tensioni internazionali, trasformazioni del lavoro, cambiamenti demografici, fratture territoriali e culturali. In questo contesto, le persone tendono a distinguere tra:
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chi “fa politica” nel senso della competizione quotidiana;
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chi “fa istituzione” nel senso della continuità e della garanzia.
Mattarella viene percepito soprattutto nel secondo modo. E questa percezione è rafforzata da alcune caratteristiche del suo stile pubblico, spesso descritte con parole ricorrenti: misura, coerenza, riservatezza, rigore.
Il punto non è idealizzare: è osservare un meccanismo. Quando la fiducia in partiti e governo oscilla, cresce la ricerca di riferimenti considerati più solidi. È un fenomeno che riguarda molte democrazie: le figure di garanzia possono diventare “poli emotivi” nei momenti di disorientamento.
Milano Cortina 2026: lo sport come racconto nazionale e il Quirinale come casa comune
Le Olimpiadi sono un acceleratore di simboli: bandiere, inni, delegazioni, cerimonie. L’apertura è sempre un atto di narrazione: racconta “chi siamo” a noi stessi e al mondo. Inserire il Capo dello Stato in quel racconto con un mezzo quotidiano, anziché con un’immagine distaccata, significa dire: l’unità nazionale non è un palco separato, ma un elemento che attraversa la vita di tutti i giorni.
La presenza di Valentino Rossi accanto al Presidente ha aggiunto un secondo livello: lo sportivo popolare e il garante istituzionale, insieme, costruiscono una scena che mette d’accordo generazioni diverse. È anche un messaggio implicito: le Olimpiadi non sono solo medaglie, ma comunità. E l’idea di comunità, in politica, è precisamente ciò che spesso manca.
Perché definirlo “il più amato” ha senso (ma con una precisazione)
Se per “più amato” si intende “capace di raccogliere consenso trasversale e stabile”, allora la definizione regge, perché i sondaggi sulla fiducia lo collocano da tempo su livelli molto alti. Ma la precisazione è importante: la sua “popolarità” non è l’effetto di una campagna, bensì il risultato di un ruolo che funziona quando appare:
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super partes (non schierato),
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prevedibile (nel senso positivo di coerente),
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autorevole (senza bisogno di alzare la voce),
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vicino (senza diventare populista).
In questo senso, l’ovazione non è un voto. È un segnale culturale: l’Italia, quando si riconosce in un’istituzione, sa ancora applaudirla senza chiedere in cambio uno slogan.
Dopo l’applauso: cosa resta davvero di quella scena
Le ovazioni passano. I video diventano memoria di una sera. Ma alcune immagini restano perché condensano un clima. Il tram di Milano Cortina 2026 e il “passeggero misterioso” diventano una metafora: le istituzioni sono più forti quando sono visibili ma non invadenti, quando non cercano la teatralità ma si fanno riconoscere per credibilità.
E forse è questo il punto più importante: il consenso di Sergio Mattarella non sembra basarsi su una promessa di cambiamento immediato, ma su una promessa diversa e più rara: continuità costituzionale, rispetto delle regole, fiducia nella cornice democratica. In un’epoca di scosse continue, può bastare questo per generare un applauso che, per una volta, non divide.
