Il diritto esiste, ma non funziona come un rimborso automatico: quali prescrizioni sono tutelate, a chi rivolgersi e come ottenere concretamente la prestazione
Quando il Servizio sanitario nazionale non riesce a garantire una visita o un esame entro il tempo previsto dalla classe di priorità indicata sulla ricetta, il cittadino ha diritto a una soluzione alternativa. L’azienda sanitaria può organizzare la prestazione presso un’altra struttura pubblica, ricorrere a un privato accreditato, attivare sedute aggiuntive oppure utilizzare l’attività libero-professionale dei medici del SSN. In questi casi l’assistito non deve sostenere costi ulteriori rispetto al ticket eventualmente dovuto.
Questo diritto, però, non equivale alla possibilità di scegliere autonomamente un medico privato, pagare la visita e chiedere successivamente il rimborso. La prestazione deve essere preventivamente presa in carico, autorizzata o organizzata dal Servizio sanitario secondo le procedure previste dalla Regione e dall’azienda sanitaria competente.
| La risposta in una frase: sì, la legge consente di arrivare a una visita o a un esame organizzati dal SSN al costo del solo ticket, ma il cittadino deve prima attivare il percorso di tutela. Non deve prenotare privatamente di propria iniziativa. |
Esiste davvero una legge sulla visita privata al costo del ticket
Sì, esiste una base normativa nazionale, anche se l’espressione “visita privata pagando solo il ticket” può essere fuorviante. Non si tratta di un bonus e non è un rimborso generalizzato per qualsiasi prestazione acquistata privatamente.
Il primo riferimento è il decreto legislativo 29 aprile 1998, numero 124. La norma affidava alle Regioni il compito di disciplinare i tempi massimi e gli strumenti necessari per garantirli, prevedendo anche il ricorso all’attività libero-professionale intramuraria quando il Servizio sanitario non fosse riuscito a erogare la prestazione nei termini previsti.
Il principio è stato rafforzato dal decreto-legge 7 giugno 2024, numero 73, convertito nella legge 29 luglio 2024, numero 107. Quando i tempi collegati alle classi di priorità non possono essere rispettati, le direzioni delle aziende sanitarie devono garantire la prestazione ricorrendo all’attività libero-professionale, alle prestazioni aggiuntive o alle strutture private accreditate.
Per il cittadino non devono esserci costi ulteriori rispetto al ticket eventualmente dovuto. Chi possiede un’esenzione valida per quella prestazione non dovrebbe sostenere neppure il ticket.
Le modalità concrete cambiano però da una Regione all’altra. Possono variare il nome del percorso, gli uffici da contattare, i moduli, l’ambito territoriale da verificare e la procedura con cui viene autorizzata la prestazione alternativa.
La risposta corretta alla domanda
Il cittadino può ottenere una visita o un esame presso un privato accreditato oppure attraverso un’agenda libero-professionale pagando soltanto il ticket, ma deve essere il Servizio sanitario a organizzare, acquistare o autorizzare la prestazione.
Non è invece corretto procedere autonomamente in questo modo:
- cercare un medico privato senza coinvolgere l’azienda sanitaria;
- prenotare una normale visita a pagamento;
- versare l’intera tariffa privata;
- presentare successivamente la fattura alla ASL;
- chiedere il rimborso della differenza rispetto al ticket.
Il rimborso a posteriori non è automatico e può essere negato. Prima di sostenere una spesa privata bisogna ricevere una prenotazione, un’autorizzazione o una comunicazione formale dell’azienda sanitaria.
Quali ricette sono tutelate
Il percorso ordinario di tutela riguarda soprattutto le prestazioni specialistiche ambulatoriali di primo accesso: prime visite e primi esami richiesti per valutare un nuovo problema clinico, un sospetto diagnostico o una situazione che richiede un nuovo inquadramento.
La prescrizione deve normalmente riportare:
- la prestazione richiesta e il relativo codice;
- la classe di priorità;
- il quesito diagnostico;
- l’indicazione di primo accesso oppure di accesso successivo.
I controlli e i follow-up seguono un percorso differente. In linea generale dovrebbero essere programmati dalla struttura o dallo specialista che ha già preso in carico il paziente.
Una ricetta indicata come controllo non deve essere trattata automaticamente come una nuova prescrizione di primo accesso. Se la ricetta è incompleta o compilata in modo non coerente con la situazione clinica, può essere necessario rivolgersi al medico prescrittore.
I tempi delle classi di priorità
Dire che una ricetta è “urgente a 30 giorni” non è tecnicamente corretto. La classe urgente è la U, con un termine massimo di 72 ore. Una visita da effettuare entro 30 giorni appartiene invece alla classe D, differibile.
| Classe | Definizione | Tempo massimo |
|---|---|---|
| U | Urgente | Entro 72 ore |
| B | Breve | Entro 10 giorni |
| D | Differibile | Entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli accertamenti diagnostici |
| P | Programmata | Entro 120 giorni |
Il termine non garantisce necessariamente l’appuntamento nell’ospedale o con il medico preferito. Il sistema deve trovare una disponibilità appropriata nell’ambito territoriale di garanzia individuato dalla Regione o dall’azienda sanitaria.
È importante tentare la prenotazione tempestivamente e conservare la data del primo contatto. Per le prescrizioni urgenti possono essere previste regole particolarmente stringenti.
Comune, Provincia o intera Regione: quale territorio conta
La prestazione non deve necessariamente essere trovata nel proprio Comune, nell’ospedale più vicino o nella Provincia di residenza. Il riferimento è l’ambito territoriale di garanzia, cioè l’insieme delle strutture pubbliche e private accreditate considerate adeguate per assicurare quella prestazione.
L’ampiezza dell’ambito può cambiare in base al tipo di visita o di esame:
- una visita specialistica comune può essere garantita in un territorio relativamente vicino;
- un accertamento diagnostico complesso può richiedere un bacino più ampio;
- una prestazione altamente specialistica può essere disponibile soltanto a livello regionale o sovraregionale.
La domanda utile da rivolgere al CUP è:
“Qual è la prima disponibilità attraverso il SSN nell’intero ambito territoriale di garanzia previsto per questa prestazione e per questa classe di priorità?”
Se il sistema propone un appuntamento appropriato entro i tempi in una struttura diversa da quella preferita, un rifiuto motivato soltanto da una preferenza personale può far perdere la garanzia collegata alla priorità.
Eventuali difficoltà oggettive di spostamento, condizioni di disabilità o particolari esigenze cliniche devono essere comunicate e, quando possibile, documentate.
Come ottenere concretamente la visita o l’esame
Il primo passaggio consiste nel tentare la prenotazione attraverso i canali ufficiali: CUP regionale o aziendale, portale sanitario, sportello ospedaliero, farmacia abilitata o applicazione del Fascicolo sanitario elettronico.
Se non viene proposta alcuna data entro il termine della ricetta, oppure se le agende non mostrano disponibilità, bisogna chiedere che la domanda venga registrata e presa in carico.
| Passaggio | Cosa fare | Cosa conservare |
|---|---|---|
| 1 | Verificare che la ricetta riporti priorità, quesito diagnostico e tipo di accesso. | Promemoria della ricetta e codice NRE. |
| 2 | Cercare la prima disponibilità tramite i canali CUP ufficiali. | Data e ora del contatto, schermate e date proposte. |
| 3 | Chiedere la verifica nell’intero ambito territoriale di garanzia. | Numero della pratica o riferimento dell’operatore. |
| 4 | Se il termine non è rispettato, chiedere l’attivazione del percorso di tutela. | Conferma della registrazione o della presa in carico. |
| 5 | Se il CUP non procede, inviare una richiesta scritta al protocollo dell’ente competente. | PEC, numero di protocollo o ricevuta di consegna. |
| 6 | Attendere la soluzione organizzata o autorizzata dall’azienda sanitaria. | Prenotazione, autorizzazione o comunicazione formale. |
| Attenzione: una schermata con la scritta “nessuna disponibilità” è una prova utile del tentativo, ma non costituisce da sola un’autorizzazione a prenotare privatamente. |
La frase da utilizzare con il CUP
Se l’operatore comunica che non esistono posti disponibili nei tempi, si può rispondere:
“Ho una prescrizione con classe di priorità e la prima data proposta supera il termine previsto, oppure non risulta alcuna disponibilità. Chiedo che venga verificata l’offerta nell’intero ambito territoriale di garanzia, che sia registrata la data del mio primo tentativo e che venga attivato il percorso di tutela.”
Se l’operatore non conosce la procedura o non è autorizzato ad attivarla:
“Può indicarmi l’ufficio aziendale competente per i tempi d’attesa, il responsabile del percorso di tutela, l’Ufficio Relazioni con il Pubblico o il protocollo al quale inviare formalmente la richiesta?”
L’obiettivo non è discutere con il singolo addetto sull’interpretazione della legge, ma ottenere una registrazione, un numero di pratica o il riferimento dell’ufficio competente.
Cosa può proporre l’azienda sanitaria
Il percorso di tutela non conduce necessariamente subito a una visita libero-professionale. L’azienda può:
- proporre un appuntamento in un’altra struttura pubblica;
- utilizzare una struttura privata accreditata con il SSN;
- aprire sedute o orari aggiuntivi;
- acquistare prestazioni aggiuntive dai professionisti;
- incrementare le ore della specialistica ambulatoriale;
- inserire il paziente in una lista dedicata prevista dall’organizzazione regionale;
- utilizzare, quando necessario, l’attività libero-professionale intramuraria.
La legge tutela il diritto alla prestazione nei tempi, non il diritto assoluto a scegliere sede, giorno, orario o professionista.
Privato accreditato, privato puro e attività libero-professionale
Un privato accreditato è autorizzato a erogare determinate prestazioni per conto del Servizio sanitario. Una stessa clinica può però avere agende SSN, agende libero-professionali e agende completamente private.
Un privato puro eroga invece la prestazione fuori dal circuito del SSN e applica la propria tariffa.
L’attività libero-professionale intramuraria, comunemente chiamata intramoenia, è svolta a pagamento dai medici dipendenti del SSN, normalmente al di fuori dell’orario istituzionale e utilizzando l’organizzazione dell’azienda pubblica.
Nel percorso di tutela non è il paziente a scegliere e acquistare liberamente quella visita: è l’azienda sanitaria a utilizzarla o autorizzarla per rispettare il termine.
È questa la situazione comunemente descritta come “visita privata pagando soltanto il ticket”.
La richiesta scritta all’azienda sanitaria
La procedura concreta varia tra le Regioni. In generale, la richiesta va inviata al protocollo dell’azienda sanitaria o della struttura erogatrice competente, chiedendo che venga trasmessa all’ufficio responsabile dei tempi d’attesa e al CUP aziendale.
L’Ufficio Relazioni con il Pubblico può essere messo per conoscenza o coinvolto quando non si ottiene risposta.
La domanda deve indicare almeno:
- prestazione e relativo codice;
- numero NRE;
- classe di priorità;
- indicazione di primo accesso;
- data della prescrizione;
- data e canale del primo tentativo di prenotazione;
- eventuale appuntamento proposto oltre il termine;
- richiesta espressa di presa in carico e di attivazione del percorso di tutela.
Facsimile di PEC per chiedere il percorso di tutela
Il modello seguente è predisposto per una prestazione di primo accesso. Controlli e follow-up possono seguire procedure diverse e dovrebbero normalmente essere programmati dalla struttura che ha già in carico il paziente.
|
A: PEC dell’ufficio protocollo dell’azienda sanitaria o della struttura competente Oggetto: Richiesta di attivazione del percorso di tutela per mancato rispetto della classe di priorità – ricetta NRE [numero]
Spett.le [denominazione dell’azienda sanitaria o della struttura] Il/La sottoscritto/a [nome e cognome], nato/a a [luogo] il [data], residente a [indirizzo], codice fiscale [codice fiscale], recapito telefonico [numero] e indirizzo e-mail o PEC [indirizzo], comunica di essere in possesso di una prescrizione del Servizio sanitario relativa alla seguente prestazione:
In data [data] ho tentato di prenotare la prestazione attraverso [CUP, portale regionale, Contact Center, sportello o altro canale], senza ottenere una disponibilità entro il termine previsto dalla classe di priorità. In particolare: [descrivere brevemente l’esito: nessuna disponibilità, agenda chiusa, prima data proposta oltre il termine o altra risposta ricevuta]. Con la presente chiedo:
Chiedo inoltre che mi vengano comunicati per iscritto:
Preciso di non avere prenotato autonomamente una prestazione privata e di richiedere che sia il Servizio sanitario a individuare, autorizzare o organizzare la soluzione. Allegati:
In attesa di un riscontro scritto, porgo cordiali saluti. [Luogo], [data]
[Nome e cognome] |
| Prima dell’invio: sostituire tutti i campi tra parentesi quadre, allegare almeno la ricetta, il documento di identità e le prove dei tentativi di prenotazione, quindi conservare le ricevute PEC e il numero di protocollo. |
Se il CUP dice che le agende sono chiuse
La sospensione delle attività di prenotazione, il fenomeno delle cosiddette agende chiuse, è vietata. La risposta “l’agenda non è ancora aperta” non dovrebbe impedire la registrazione della domanda.
In questo caso bisogna chiedere:
- la registrazione della richiesta;
- un numero di pratica o di segnalazione;
- l’eventuale inserimento nella lista di tutela prevista;
- il riferimento dell’ufficio che ricontatterà il paziente;
- l’attivazione della procedura per la mancata disponibilità.
“Non sappiamo quando aprirà l’agenda” non equivale a una prenotazione e non sospende il diritto collegato alla classe di priorità.
Cosa fare se l’azienda non risponde
Se il CUP o l’ufficio competente non prendono in carico la domanda, è opportuno presentare un reclamo documentato all’URP e alla Direzione sanitaria o generale dell’ente.
A seconda dell’organizzazione regionale, il cittadino può poi rivolgersi alla struttura regionale competente per le liste d’attesa, all’Ufficio di pubblica tutela, al Difensore civico regionale o a un’associazione di tutela dei pazienti.
Nei casi in cui il ritardo possa produrre un concreto rischio clinico si può valutare una diffida formale o l’assistenza di un professionista.
Se invece le condizioni peggiorano improvvisamente o diventano urgenti, non bisogna attendere la soluzione amministrativa: occorre ricontattare il medico o rivolgersi ai servizi di emergenza.
Focus sulla Lombardia: come funziona il percorso
In Lombardia la Regione descrive espressamente un percorso per le prestazioni ambulatoriali di primo accesso.
Se la struttura pubblica o privata accreditata alla quale si rivolge il cittadino non dispone di un appuntamento entro la priorità, il Responsabile Unico Aziendale per i tempi d’attesa, insieme al referente CUP, deve cercare un’altra struttura nel territorio di assistenza.
Se nell’ATS di riferimento non esiste una disponibilità adeguata, la struttura inizialmente interpellata deve inserire il cittadino in una lista d’attesa dedicata.
Se neppure queste azioni consentono di rispettare il termine, la stessa struttura deve erogare la prestazione in regime di libera professione, sostenendone il maggior costo e chiedendo al cittadino soltanto il ticket, se dovuto.
La Regione precisa inoltre che chi prenota autonomamente e volontariamente in regime privato o libero-professionale non può pretendere il rimborso dagli enti del Sistema sanitario regionale.
Per verificare le disponibilità si possono utilizzare il portale regionale PrenotaSalute e il Contact Center:
- 800 638 638 da rete fissa;
- 02 999 599 da cellulare o dall’estero.
Per formalizzare la richiesta è consigliabile inviare una PEC al protocollo della struttura inizialmente interpellata, chiedendo l’inoltro al Responsabile Unico Aziendale e al referente CUP. L’URP può essere messo per conoscenza o coinvolto in caso di mancata risposta.
Un esempio pratico
Un paziente vive a Merate, provincia di Lecco, ed è in possesso di una ricetta di primo accesso con priorità D. Cerca una visita attraverso il portale regionale e il Contact Center, ma non trova appuntamenti entro i 30 giorni.
Se sceglie come struttura iniziale l’ospedale San Leopoldo Mandic di Merate, il riferimento aziendale è l’ASST Lecco.
Può inviare la richiesta al protocollo aziendale, chiedendo che sia inoltrata al responsabile dei tempi d’attesa e al referente CUP:
- PEC generale ASST Lecco: [email protected];
- PEC del protocollo di Merate: [email protected];
- e-mail URP: [email protected];
- centralino: 0341 253000.
L’ambito territoriale dell’ATS Brianza comprende le strutture pubbliche e private accreditate a contratto presenti nelle province di Lecco e Monza.
La soluzione potrebbe quindi essere proposta anche in un’altra sede di questo territorio, non necessariamente all’ospedale Mandic.
Se ASST Lecco non risponde, non protocolla la richiesta o nega il percorso senza motivazione, il cittadino può inoltrare la documentazione anche ad ATS Brianza come segnalazione di secondo livello, precisando che si chiede una verifica sull’applicazione del percorso di tutela:
- e-mail URP ATS Brianza: [email protected];
- PEC ATS Brianza: [email protected].
Gli errori da evitare
- attendere troppo prima di tentare la prenotazione;
- cercare soltanto nell’ospedale preferito;
- rifiutare una sede alternativa senza una ragione oggettiva e documentata;
- non conservare la data del primo contatto e le risposte ricevute;
- accettare un semplice “non ci sono posti” senza chiedere la presa in carico;
- utilizzare una ricetta di controllo come se fosse un primo accesso;
- prenotare privatamente confidando in un rimborso successivo.
Conclusione
In Italia esiste un diritto a ottenere visite ed esami entro i tempi collegati alla priorità della ricetta. Quando il sistema ordinario non riesce a rispettarli, l’azienda sanitaria deve attivare una soluzione alternativa, che può coinvolgere un’altra struttura pubblica, un privato accreditato, prestazioni aggiuntive o l’attività libero-professionale.
Il cittadino può quindi arrivare a sostenere soltanto il ticket, se dovuto. Non esiste però un diritto automatico a scegliere un privato, pagare la tariffa completa e ottenere successivamente il rimborso.
La frase decisiva da ricordare è:
| “Chiedo che la mia richiesta venga registrata e che sia attivato il percorso di tutela per il mancato rispetto della classe di priorità indicata sulla ricetta.” |
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[1]: https://www.salute.gov.it/new/it/tema/liste-di-attesa/le-novita-introdotte-con-il-decreto-legge-n73-del-2024/?utm_source=chatgpt.com “Ministero della Salute – Le novità introdotte con il Decreto-legge n.73 del 2024”
