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Carburanti in Europa, perché in molti paesi costano meno che in Italia: il peso di tasse, accise e politiche nazionali

Dalla Polonia alla Spagna, passando per Malta, Svezia e Lussemburgo, il confronto dei prezzi mostra differenze molto ampie. Il petrolio internazionale conta, ma a determinare il prezzo finale sono soprattutto fiscalità, interventi pubblici e struttura del mercato.

Fare benzina o gasolio in Italia continua a costare sensibilmente più che in numerosi altri Paesi europei. La fotografia dei prezzi aggiornata al 24 agosto 2026 mostra una benzina Euro 95 a 2,022 euro al litro e un gasolio a 2,145 euro al litro in Italia. In gran parte dell’Europa centrale e orientale, ma anche in Paesi come Spagna, Irlanda, Lussemburgo e Svezia, i prezzi risultano inferiori. La spiegazione non può essere ricondotta semplicemente al costo del petrolio: una parte decisiva del divario nasce dalle accise, dall’IVA, dagli interventi temporanei dei governi e dalle caratteristiche dei singoli mercati nazionali.

Il confronto dei prezzi dei carburanti in Europa

La tabella relativa al 24 agosto 2026 offre una fotografia particolarmente significativa. L’Italia si colloca a 2,022 euro al litro per la benzina, 2,145 euro per il gasolio e 0,757 euro per il GPL. Non è il Paese più caro in assoluto: benzina e diesel raggiungono livelli superiori, per esempio, in Danimarca, Finlandia, Germania, Paesi Bassi e Svizzera. Il dato italiano resta tuttavia elevato rispetto a una larga parte del continente.

Considerando i 40 Paesi della tabella per i quali è disponibile un prezzo della benzina oltre all’Italia, 31 registrano un prezzo inferiore a quello italiano. Per il gasolio il numero sale a 32 Paesi su 40. Si tratta quindi di una differenza strutturale e non di pochi casi isolati.

Paese Benzina Euro 95 €/l Gasolio €/l GPL €/l
Italia 2,022 2,145 0,757
Albania 2,044 2,228 0,746
Andorra 1,525 1,702 0,879
Austria 1,789 2,055
Bielorussia 0,769 0,769 0,379
Belgio 1,896 2,170 0,820
Bosnia ed Erzegovina 1,542 1,732 0,696
Bulgaria 1,559 1,812 0,644
Croazia 1,627 1,839 0,716
Cipro 1,600 1,839
Cechia 1,727 1,859 0,923
Danimarca 2,395 2,489
Estonia 1,717 1,772 0,971
Finlandia 2,162 2,318
Francia 2,023 2,237 1,033
Germania 2,177 2,270 1,115
Grecia 2,034 2,046 0,963
Ungheria 1,599 1,832 0,982
Islanda 1,564 1,770
Irlanda 1,844 1,906
Lettonia 1,843 1,969 0,977
Lituania 1,694 1,985 0,855
Lussemburgo 1,731 1,945 0,719
Macedonia del Nord
Malta 1,344 1,213
Moldavia 1,541 1,656 0,773
Paesi Bassi 2,333 2,369 0,941
Norvegia 2,083 2,058
Polonia 1,487 1,692 0,695
Portogallo 1,994 2,076 0,887
Romania 1,819 1,953 0,885
Russia 0,765 0,848 0,375
San Marino 1,722 2,035 0,677
Serbia 1,726 1,974 0,905
Slovacchia 1,700 1,837 0,807
Slovenia 1,612 1,908 0,979
Spagna 1,730 1,870 1,084
Svezia 1,458 1,817
Svizzera 2,175 2,443 1,271
Turchia 1,326 1,477 0,585
Ucraina 1,566 1,802 0,841
Regno Unito 1,894 2,143 1,125

I prezzi rappresentano una fotografia del 24 agosto 2026 e possono variare rapidamente in funzione delle quotazioni internazionali, dei cambi valutari, delle decisioni fiscali e degli aggiornamenti delle reti di distribuzione.

Perché il petrolio non basta a spiegare la differenza

Uno degli errori più frequenti nel confronto tra i prezzi europei è attribuire l’intero divario al costo della materia prima. In realtà il prezzo pagato dall’automobilista può essere schematicamente diviso in tre grandi componenti: prezzo industriale del carburante, fiscalità e margini della distribuzione.

Le quotazioni internazionali del petrolio e dei prodotti raffinati incidono su tutti i Paesi europei. Naturalmente esistono differenze nei costi di raffinazione, approvvigionamento, trasporto e stoccaggio, ma il mercato europeo dei prodotti petroliferi è fortemente interconnesso. Una variazione delle quotazioni internazionali tende quindi a propagarsi in più Paesi contemporaneamente.

La vera differenza strutturale emerge quando al prezzo industriale vengono aggiunte accise e IVA. Ed è proprio qui che le politiche nazionali possono allontanare in modo significativo i prezzi alla pompa.

Le accise europee non sono uguali in tutti i Paesi

L’Unione europea stabilisce delle aliquote minime di accisa, ma permette agli Stati membri di applicare livelli più elevati. La soglia minima prevista per la benzina senza piombo è pari a 359 euro ogni mille litri, cioè 0,359 euro al litro. Per il gasolio il minimo è 330 euro ogni mille litri, pari a 0,330 euro al litro.

L’Italia si colloca normalmente molto al di sopra di queste soglie. Dall’inizio del 2026 l’aliquota ordinaria italiana è stata riallineata a 672,90 euro ogni mille litri sia per la benzina sia per il gasolio. Ciò significa che, in assenza di misure temporanee, l’accisa italiana sulla benzina è circa l’87% superiore al minimo europeo, mentre quella ordinaria sul gasolio è poco più del doppio del livello minimo comunitario.

Nel corso del 2026 il Governo è intervenuto più volte con riduzioni temporanee delle accise per attenuare gli effetti dell’aumento dei prezzi energetici. Il 24 agosto, data della tabella, l’accisa sul gasolio era stata temporaneamente ridotta a 532,90 euro per mille litri. Anche con questo sconto, tuttavia, il livello restava superiore di oltre il 60% al minimo europeo previsto per il diesel.

La riduzione è stata poi prolungata anche nei giorni successivi e, dal 27 agosto al 5 settembre 2026, l’aliquota sul gasolio è stata nuovamente fissata a 532,90 euro ogni mille litri. Il fatto che il diesel italiano continui a essere caro anche durante una fase di riduzione dell’accisa mostra quanto pesino contemporaneamente le quotazioni dei prodotti petroliferi e la componente fiscale residua.

Anche l’IVA aumenta l’effetto delle accise

In Italia sui carburanti viene applicata l’IVA al 22%. Un aspetto importante è che l’IVA viene calcolata su una base imponibile che comprende anche l’accisa. Di conseguenza un’accisa elevata produce un effetto aggiuntivo sul prezzo finale.

In termini semplificati, 10 centesimi di maggiore accisa possono trasformarsi in circa 12,2 centesimi sul prezzo finale, perché ai 10 centesimi si aggiunge anche l’IVA del 22%, a parità delle altre condizioni. È uno dei motivi per cui piccoli scostamenti della fiscalità producono differenze visibili quando si moltiplicano per 40, 50 o 60 litri di carburante.

Le aliquote IVA standard, inoltre, non sono identiche nell’Unione europea. Il Lussemburgo, ad esempio, applica un’aliquota standard più bassa di quella italiana. In altri Paesi la differenza di IVA è invece minima o addirittura sfavorevole, e a fare la differenza diventano soprattutto accise, interventi temporanei e costi industriali. Non esiste quindi una singola tassa in grado di spiegare ogni divario: conta la somma complessiva della pressione fiscale.

Malta, il caso più evidente

Tra i Paesi dell’Unione europea presenti nella tabella, Malta rappresenta uno dei casi più sorprendenti: 1,344 euro al litro per la benzina e appena 1,213 euro per il diesel.

Il divario rispetto all’Italia è enorme. Su un pieno da 50 litri, ai prezzi indicati nella tabella, la differenza teorica raggiunge circa 33,90 euro per la benzina e addirittura 46,60 euro per il gasolio.

La situazione maltese non deriva semplicemente da una maggiore efficienza delle stazioni di servizio. Il Paese ha utilizzato sussidi pubblici e strategie di copertura finanziaria, o hedging, sugli acquisti energetici per stabilizzare il costo dei carburanti. Si tratta quindi di una precisa scelta di politica economica: una parte della volatilità internazionale viene assorbita attraverso strumenti pubblici anziché trasferita immediatamente sull’automobilista.

La Svezia e il taglio temporaneo delle imposte

Anche la Svezia costituisce un esempio interessante. Nella tabella la benzina costa 1,458 euro al litro e il gasolio 1,817 euro. Nel 2026 il governo svedese ha deciso di ridurre temporaneamente le imposte sui carburanti per contrastare l’aumento dei prezzi internazionali.

L’intervento è stato particolarmente significativo: dopo una prima riduzione, la Svezia ha ottenuto anche l’autorizzazione europea per scendere temporaneamente al di sotto dei normali livelli minimi comunitari entro limiti prestabiliti. La politica fiscale può quindi modificare in pochi mesi la posizione relativa di un Paese nella classifica europea dei prezzi alla pompa.

Lussemburgo, prezzi più bassi e un sistema particolare

Il Lussemburgo registra 1,731 euro al litro per la benzina e 1,945 euro per il diesel, con un risparmio rispetto all’Italia di circa 14,55 euro su 50 litri di benzina e 10 euro su 50 litri di gasolio.

Il Paese combina una fiscalità relativamente favorevole, compresa un’aliquota IVA standard inferiore a quella italiana, con un sistema nel quale vengono stabiliti prezzi massimi per i prodotti petroliferi attraverso accordi e procedure nazionali. Non significa che la regolamentazione, da sola, garantisca automaticamente carburanti economici, ma contribuisce a creare una struttura di mercato diversa da quella italiana.

Polonia, Bulgaria, Spagna e Slovenia: il pieno costa sensibilmente meno

La distanza dall’Italia è evidente anche in numerosi Paesi di dimensioni molto maggiori. In Polonia la benzina si trova a 1,487 euro e il diesel a 1,692 euro; in Bulgaria rispettivamente a 1,559 e 1,812 euro; in Spagna a 1,730 e 1,870 euro; in Slovenia a 1,612 e 1,908 euro.

In questi casi entrano in gioco combinazioni differenti di accise, aliquote fiscali, costi di approvvigionamento, concorrenza nella distribuzione e politiche nazionali. Alcuni governi europei hanno inoltre utilizzato nel corso del 2026 riduzioni fiscali temporanee per attenuare l’impatto della crisi energetica, mostrando come il prezzo finale possa essere influenzato rapidamente dalle decisioni pubbliche.

Paese Risparmio benzina su 50 litri rispetto all’Italia Risparmio diesel su 50 litri rispetto all’Italia
Malta 33,90 € 46,60 €
Svezia 28,20 € 16,40 €
Polonia 26,75 € 22,65 €
Bulgaria 23,15 € 16,65 €
Slovenia 20,50 € 11,85 €
Spagna 14,60 € 13,75 €
Lussemburgo 14,55 € 10,00 €
Austria 11,65 € 4,50 €

Perché Russia, Bielorussia e Turchia vanno confrontate con cautela

Nella tabella spiccano valori estremamente bassi in Russia e Bielorussia, mentre anche la Turchia presenta prezzi sensibilmente inferiori a quelli italiani. Questi dati, però, non sono direttamente sovrapponibili a quelli dei Paesi dell’Unione europea.

Russia, Bielorussia e Turchia operano infatti al di fuori del sistema armonizzato europeo delle accise e hanno strutture fiscali, valute, politiche energetiche e mercati domestici differenti. La conversione del prezzo in euro risente inoltre delle variazioni dei cambi. Un prezzo molto basso espresso in euro non implica necessariamente che il carburante sia altrettanto economico rispetto agli stipendi e al potere d’acquisto degli automobilisti locali.

Per questo motivo il confronto più significativo per l’Italia resta quello con gli altri Stati dell’Unione europea, sottoposti a un quadro regolatorio comune ma liberi di scegliere livelli fiscali diversi entro i limiti stabiliti.

Il prezzo industriale può comunque fare la differenza

Attribuire tutto alle tasse sarebbe però altrettanto semplicistico. Il prezzo al netto delle imposte può cambiare da un Paese all’altro per numerosi motivi. Tra questi:

  • costi di raffinazione e approvvigionamento dei prodotti petroliferi;
  • distanza dai porti, dalle raffinerie e dai principali hub logistici;
  • costi di stoccaggio e trasporto fino alle stazioni di servizio;
  • livello di concorrenza tra compagnie e distributori indipendenti;
  • dimensione e densità della rete di distribuzione;
  • obblighi nazionali relativi alla miscelazione di biocarburanti;
  • andamento delle valute locali nei Paesi che non utilizzano l’euro;
  • interventi governativi temporanei, come sussidi, riduzioni fiscali o meccanismi di stabilizzazione.

Per valutare correttamente quale parte del prezzo dipenda realmente dalle imprese e quale dal fisco è quindi necessario confrontare non soltanto il prezzo finale, ma anche il prezzo al netto delle imposte. È proprio la separazione tra prezzo con tasse e prezzo senza tasse che permette di distinguere il cosiddetto componente industriale dal carico fiscale.

L’Italia non è la più cara, ma resta nella fascia alta

La tabella mostra anche un elemento che spesso viene perso nel dibattito pubblico: l’Italia non è il Paese europeo con i carburanti più costosi in assoluto. La benzina costa di più, tra gli altri, in Danimarca, Finlandia, Germania, Paesi Bassi e Svizzera. Il gasolio supera il livello italiano in Albania, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svizzera.

Questo non riduce però il peso del problema italiano. Il vero dato significativo è che una larga maggioranza dei Paesi presenti nella rilevazione vende benzina e gasolio a prezzi inferiori. Per un automobilista che percorre molti chilometri all’anno, anche una differenza di 20 o 30 centesimi al litro può trasformarsi in centinaia di euro di maggiore spesa annuale.

Perché l’Italia non può semplicemente abbassare le accise

In teoria, una riduzione strutturale delle accise avrebbe un effetto immediato sul prezzo alla pompa se fosse interamente trasferita al consumatore. In pratica, il problema è principalmente di copertura finanziaria: le accise sui carburanti e l’IVA collegata generano entrate rilevanti per lo Stato.

Le misure adottate nel 2026 mostrano chiaramente questo meccanismo. Quando il Governo ha ridotto temporaneamente la tassazione sul gasolio, è stato necessario individuare risorse specifiche per compensare il minore gettito. Il costo di pochi centesimi al litro, moltiplicato per miliardi di litri consumati, diventa rapidamente molto elevato per i conti pubblici.

È quindi possibile ridurre il prezzo attraverso la leva fiscale, ma una riduzione permanente richiede una scelta su quali altre entrate aumentare o quali spese ridurre. È questo uno dei motivi per cui negli ultimi anni gli interventi sulle accise sono stati spesso temporanei e collegati a situazioni eccezionali del mercato energetico.

Un pieno più economico dipende soprattutto dalle scelte fiscali

Il confronto europeo porta quindi a una conclusione piuttosto chiara. Il petrolio è internazionale, ma il prezzo alla pompa resta fortemente nazionale. Tutti i Paesi subiscono le oscillazioni del greggio e dei prodotti raffinati, ma ciascun governo decide quanta tassazione aggiungere, se intervenire durante le crisi e quali strumenti utilizzare per proteggere consumatori e imprese.

Malta utilizza sussidi e coperture finanziarie; la Svezia ha scelto riduzioni fiscali straordinarie; il Lussemburgo combina una fiscalità diversa con un sistema di prezzi massimi; molti Paesi dell’Europa centrale e orientale mantengono una struttura dei prezzi complessivamente più bassa. L’Italia, al contrario, parte da accise strutturalmente elevate e da un’IVA del 22%, anche se nel 2026 sono stati introdotti ripetuti interventi temporanei sul gasolio.

Dire che i carburanti costano meno all’estero perché il petrolio viene pagato meno è quindi fuorviante. Le differenze più persistenti nascono soprattutto da fiscalità, politiche energetiche, struttura della distribuzione e interventi pubblici. Ed è proprio per questo che, a parità di tensioni internazionali sui mercati, un automobilista può pagare un pieno decine di euro in meno semplicemente attraversando un confine europeo.